Mentre per la Magistratura inquirente si deve aspettare l’esito delle indagini sulla presunta condotta illecita dell’avv.De Bonis e sulle ipotesi di reato a lui ascritte per capire se ci sono fondati motivi per gli inquirenti di agire come stanno agendo, chiarendo il dubbio che non si sono semplicemente scordati la chiave del cancello di casa dell’indagato, per l’Ordine degli Avvocati e per la adozione della sospensione dall’esercizio della professione si può già trarre un giudizio sulla congruità, sulla pertinenza e sulla tempestività della decisione. E il giudizio che come persona ricavo è che siamo quasi vicini ad una carognata, tipica dell’ambiente di provincia dove una persona potente quando cade diventa bersaglio preferito da prendere a calci. Formalmente l’inchiesta è ancora in corso e non conoscendone l’esito, un Ordine pur dovendo notificare all’indagato l’apertura del procedimento sospensivo, si ripiega ad approfondire la questione, sentendo la persona, prendendo visione delle memoria difensiva, e valutando il caso con estremo rigore , perchè se è vero che è in discussione la dignità di un Ordine è anche in discussione la dignità di un iscritto all’Ordine, soprattutto quando questi non è un quisque de populo ma un avvocato di chiara fama e di indiscusso valore professionale, oltre che di una età che merita cautela e rispetto. Non ho competenza giuridica tale da poter eccepire rilievi alla decisione assunta dal Consiglio di disciplina, ma mi colpisce la inconsistenza, fragilità e la pochezza, ai limiti dell’assenza, di una motivazione adeguata, che vada al di là dei concetti di tutela dell’azione ordinistica e di una presunta gravità sociale dei comportamenti. Si può discutere sul fatto che in presenza di una misura cautelare detentiva, confermata in sede di riesame, c’è la possibilità ( non l’obbligo) di adottare la sospensione. Qui siamo in presenza di un ricorso in Cassazione che potrebbe semplicemente rivedere o confermare le misure. Quindi l’intempestività è evidente, atteso il fatto che la Corte potrebbe teoricamente annullare la custodia cautelare rendendo stridente il paradosso di una sospensione per sei mesi frettolosamente comminata dall’Ordine. In sostanza c’è nella questione il sospetto di un procedimento affatto imparziale, che potrebbe trovare spiegazioni in motivazioni di ordine sociologico più che giuridico-comportamentali, un ennesimo episodio del racconto di una provincia dove quelli più inclini a sorridere ai potenti di turno , quando sono in piedi, sono i primi ad avventarsi non appena li vedono cadere. Sono tra coloro che il sistema di collusione tra affari e politica lo ha denunciato da anni, sapendo che in questa regione, come in altre, ci sono persone che, per prestigio, professionalità, abilità e relazioni, hanno fatto il bello e cattivo tempo, concentrando il potere discrezionale in ristrette cerchie elitarie. Ma, al di là di alcune specifiche denunce di singoli avvocati, non ho visto l’Ordine prendere posizione negli anni passati su certe relazioni , certe commistioni e presunte collusioni di sistema, forse perchè era più conveniente non vedere. Rocco Rosa
L’AVV. DE BONIS, OVVERO QUANDO CADE UN POTENTE
