Tutto fuorchè i concorsi. Mentre tutte le altre Regioni si cimentano finalmente con una prova concorsuale  aperta a tutti i fabbisogni delle Amministrazioni, in Basilicata si lavora sul consueto binario delle emergenze, con le modalità più varie che riguardano la proroga di alcuni cococo e , adesso, lo scorrimento di graduatorie di 9 anni fa. Premesso che un concorso pubblico avviato nove anni fa non è mai stato portato avanti e che si è fermato, chissà perchè, alla prima prova , adesso l’Amministrazione regionale ha adocchiato vecchie graduatorie di idonei  di concorsi fatti in seno al Consiglio regionale, anche qui avventurandosi in un terreno insidioso e  che rischia di impantanare l’amministrazione in vertenze. Ci sono due fatti immediatamente rilevabili. Il primo è che l’Amministrazione regionale aveva l’obbligo di predefinire il fabbisogno delle professionalità occorrenti, cosa che non è stata ancora fatta. Il secondo è che la graduatoria degli idonei non si può definire efficace dopo nove anni e in relazione a esigenze dell’amministrazione che non sono rispecchiabili nei bandi a suo tempo emanati.  Insomma , gira e rigira ,è sempre la stessa solfa: si pesca lì dove è più opportuno politicamente e la legge, dove non è interpretabile, diventa un optional. Un fatto è certo : quel segnale che la comunità regionale si aspettava dal Governo Bardi circa una Regione che apriva le porte ai più meritevoli, con concorso pubblico e con selezione rigorosa  non arriva. Si prendono concorsi fatti per un posto e si scorrono anche quindici idonei non vincitori, oppure si va a pescare qualche graduatoria qua e là dove ci sono cognomi da salvare. Un fatto è certo: la Basilicata ,per le assunzioni per vie traverse, è diventata un unicum, un caso da studio nelle scuole di amministrazione pubblica. Rocco Rosa