Le cooperative tra medici possono essere uno strumento che consente di migliorare la sanità territoriale e contemporaneamente di preservare l’autonomia dei medici di famiglia . Ci sono esprienze in alcune regioni che hanno dato risultati brillanti e la stessa Federazione nazionale si sta orientando a prendere una posizione in tal senso. Di questa possibilità si è parlato ampiamento in un convegno a Bari,nel corso del quale si sono messe a confronto alcune esperienze maturate in Toscana e in Puglia con altre iniziative di aggregazione di medicina territoriale – come i CReG in Lombardia e le Medicine di Gruppo Integrate in Veneto – ponendo al centro il ruolo del medico di famiglia in un’ottica di autonomia professionale e organizzativa. “Particolarmente importanti sono, i successi registrati in Toscana: “In provincia di Siena 161 medici di medicina generale, 25 pediatri di libera scelta, 50 dipendenti e 52 infermieri professionisti sono riuniti in una cooperativa a supporto della medicina generale per la presa in carico globale di oltre 220.000 pazienti. Attività principale della cooperativa è offrire i fattori di produzione necessari al medico di famiglia, dalle sedi al personale, dall’aggiornamento professionale all’informatica, dalla telecomunicazione alla strumentazione diagnostica”. ,In Basilicata l’aggregazione tra medici ha un passo più incerto, sopratutto dovuto al fatto che nessuna iniziativa è stata presa dalla Regione per discutere su forme associative, su come incentivarle e come collegarle al sistema territoriuale nascente, nonostante le richieste dalla FIMMG lucana. Ed è una grave lacuna sopratutto in un momento nel quale la mancanza dei medici, la corsa di molti verso il privato, sta indebolendo il sistema pubblico e minando la stessa strategia nazionale tendente a portare sul territorio tasselli importanti della cura alla persona. Ma parlare di questi problemi oggi è come affidare i pensieri al vento. R.R.