Io che ho vissuto ai tempi delle due Chiese politiche, quella di Roma e quella di Mosca, appartenendo per vocazione alla prima ( a 14 anni volevo andare in seminario, ma mi hanno chiuso il portone in faccia sul sospetto che ci andassi solo per studiare gratis) ho il ricordo di una competizione dura , sentita e fortemente dialettica non solo nelle campagne elettorali ma tutti i giorni e tutto l’anno, nei colloquio, nelle discussioni di gruppo, al lavoro. C’erano allora due visioni del mondo: l’una che difendeva l’individualismo, l’impresa , il capitalismo, l’altra che difendeva il lavoro e l’uguaglianza, fino ad arrivare  al collettivismo. Oggi, in parte del Mondo, i modelli occidentali che si rifanno alla libera economia di mercato si sono ingigantiti e distorti, fino ad assumere una connotazione di super potere, capace di sovvertire le regole sulle quali quei modelli sono cresciuti.  C’è una economia basata sulla finanza, sulle transazioni, sull’aumento di valore attraverso gli scambi, gli accorpamenti, le speculazioni tra Stati. E quella economia diventa ogni giorno più oscura, più incomprensibile, meno individuabile fino a prendere una connotazione da Spectre. Questa  economia ha un punto fermo, riscontrabile ovunque: l’abbassamento del costo del lavoro, la riduzione dei diritti dei lavoratori, la precarizzazione delle prestazioni, la compressione del sistema di welfare: cioè un mondo nel quale i ricchi diventano sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Questa precarietà generale , questo non sentirsi più sicuro e tutelato, questo non poter più trovare un giudice che difende il tuo posto di lavoro, ha creato un modo di vivere alla giornata, senza prospettiva di mettere su famiglia, senza figli e senza progetti.  E a questa conversione del capitalismo senza produzione, senza fabbriche, stanno giungendo in aiuto i robot che sostituiranno la forza lavoro lasciandola ancora più debole, più assoggettabile ai sorprusi, più pronta ad arrendersi al più forte.  Come la politica possa contrastare questo processo è il tema che dovrebbe interrogare ciascuno di noi, se non fossimo bersagliati da una propaganda da grande fratello che si fa suadente, persuasiva, ossessiva fino al punto da mettere in crisi le  capacità percettive di ciascuno.  Tornando alle due Chiese, i fatti hanno dimostrato che entrambe avevano ragione e torto insieme, nel senso che l’economia non può farsi Stato e lo Stato non può farsi economia, ma che c’è una terza via fatta da un capitalismo che può essere temperato da uno Stato che ha una visione più generale delle forze in movimento e le mantiene in equilibrio . Oggi a ben vedere queste cose le dice Papa Francesco e le dicono i giovani. In mezzo, una folla di protagonisti che  hanno perso il senso di una battaglia, che negano di averla condotta male e che ostinatamente continuano a perseverare negli errori ( vedi Renzi alla riunione di Bildemberg).  C’è bisogno in Italia ancora di un mondo cattolico impegnato e di una sinistra che torni a svolgere il suo ruolo di sentinella dei ceti deboli. Una elaborazione nuova e condivisa dei temi fondanti che sono stati tradotti in un gioiello tutto italiano che si chiama Costituzione.  E questo è il senso anche di vicende politiche a noi vicine che si snodano tra il potere del petrolio, la subalternità ad una imprenditoria da rapina, la disuguaglianza dei diritti, la precarizzazione del lavoro, la speculazione urbanistica, lo sfruttamento del territorio, la corruzione.  Sono alcuni dei temi che debbono interessare l’opinione pubblica spingendola, se possibile, a distinguere ogni giorno tra chi è al servizio dei poteri forti e chi è a sostegno dei cittadini e della collettività. Rocco Rosa.