BY ROCCO SABATELLA

Mentre a Torino e in tutta Italia si continua a festeggiare per gli irraggiungibili records della Juventus con la dirigenza bianconera che è già operativa per programmare la prossima stagione, a Milano si guarda con molto pessimismo al futuro. Sia per quanto attiene ai risultati sportivi che a quelli economici. I rossoneri non sono nemmeno sicuri di partecipare all’Europa League dopo la clamorosa sconfitta subita sul campo, sempre più stregato, del retrocesso  Verona. Adesso si devono guardare dall’insidia rappresentata dal Sassuolo che, considerando lo stato del Milan e l’entusiasmo che permea l’ambiente neroverde, ha aumentato notevolmente le sue chances di fregare il posto in Europa alla mal messa compagine cara a Berlusconi. Che anche nella vicenda Mihailovic-Brocchi ha preso di sicuro un altro clamoroso abbaglio. Perché i risultati hanno dimostrato che il cambio dell’allenatore non ha portato i frutti sperati dal Cavaliere. Senza avere la minima intenzione di buttare la croce addosso all’esordiente allenatore del Milan, abbiamo l’impressione che si stia ripetendo l’esperienza dello scorso anno quando il Milan esonerò Seedorf per dare la guida a Inzaghi. Che come Brocchi proveniva dalla squadra Primavera e non aveva la necessaria esperienza per cimentarsi subito con un torneo così impegnativo come la serie A. Lo abbiamo già detto in precedenza  che in così poco tempo Brocchi non avrebbe avuto la possibilità di cambiare il corso di questo campionato del Milan. E sarebbe stato meglio, se si voleva almeno puntare all’Europa League, di tenere, fino alla conclusione della stagione, Mihailovic. Ma evidentemente Berlusconi non ha mai avuto e non ha  proprio simpatia per il tecnico serbo se, contrariamente a quanto pensavano i giocatori, i suoi consiglieri e Galliani, ha imposto di fatto la sua decisione di cambiare la guida tecnica. Probabilmente il problema di scegliere il nuovo tecnico per la prossima stagione non sarà più il suo visto che ormai il Cavaliere è entrato nell’ordine di idee di cedere la proprietà del Milan e farsi da parte. Con piena soddisfazione dei tifosi del diavolo che già da diverso tempo tifavano per questa soluzione. Sembra davvero la volta buona che si arrivi alla cessione. Anche perché il Milan  ha certificato nell’assemblea dei soci una perdita di esercizio di oltre 89 milioni che assommati ai quattro esercizi precedenti fanno salire il buco ed oltre 250 milioni di euro. E se si considera la fallimentare, anche a livello economico, stagione che si sta per concludere, si capisce bene come la Fininvest e in particolare Marina Berlusconi, stanchi di ripianare solo debiti, spingano forte per la cessione del Milan. Che sta trattando con la società cinese Alibaba, leader mondiale del commercio on line, sulla base di una quotazione che si aggira intorno ai 700 milioni d euro. E, interessato al Milan, c’è anche tale Li Ka Shing, proprietario della Hutchinson Whampoa che opera con successo nelle telecomunicazioni. Come al solito l’ultima parola spetterà al presidente Berlusconi che pare stia frenando in attesa di capire come andranno a finire le prossime elezioni amministrative. Volendo fare un pronostico sulle trattative, possiamo dire  che forse finalmente siamo davvero alla svolta e al passaggio di mano. Se Atene piange, Sparta  e nella fattispecie l’Inter non ride. Perché anche sulla sponda nerazzurra non mancano i problemi sia sportivi che economici. Pochissime e vicino allo zero le possibilità di arrivare alla Champions, la preoccupazione maggiore del presidente Thoir è trovare soci che portino soldi freschi nelle casse vuote dell’Inter. E anche qui pare che il soccorso arrivi dalla Cina dove l’emergente gruppo industriale Suning, operante nel Web, nei videogiochi e nell’elettronica stia pensando di entrare nel calcio europeo acquisendo una quota di minoranza nell’Inter. Insomma un derby della Madonnina con gli occhi a mandorla. Di sicuro, se le trattative dovessero andare in porto, linfa vitale per cercare di riportare in alto Milan e Inter che non se la passano ora per niente bene.