Giuseppe Digilio

Il PD si è ristretto, la Falce e Martello è sparita e gli altri simboli non si vedono tanto bene.

Tra le tante liste presenti in questa tornata elettorale, per la prima volta da quando si ha diritto al voto, non c’è traccia dello storico simbolo del glorioso Partito Comunista Italiano. Quello con la Falce e il Martello, quel simbolo che la mia generazione ricorda sventolare sui palchi dei Festival dell’Unità, quello che rendeva gli attivisti orgogliosi della condizione operaia che, in giacche di velluto e fazzoletti rossi al collo, comiziava dai palchi dei comuni Lucani.

E’ la prima volta che in una competizione elettorale non c’è traccia di nessuno dei tanti Partiti Comunisti che solitamente affollavano l’area di sinistra, scissi, divisi e in ordine sparso, ma pur sempre presenti.

Manca anche quello dello Scudo Crociato che, in una regione come la Basilicata, storicamente democristiana, è come per gli spaghetti cacio e pepe, serviti in tavola senza pepe e senza cacio.

Non che democristiani e comunisti si siano estinti, si sono solo adeguati al nuovo linguaggio dei media. Meno passato, più presente; futuro incerto ed evoluzione prospettica.

Adottare nuovi simboli e nuovi colori, in fondo, è come ripulirsi. Una forma di rispetto per la nuova generazione di elettori cui offrire un’immagine più fresca, più pulita e rinnovata, sperando che la comunicazione, quella pensata dai pubblicitari ingaggiati da chi se lo può permettere, dedicata ai consumatori, possa incidere soprattutto sui giovani elettori.

L’imperativo categorico è correre per recuperare preferenze. I simboli, la storia, le tradizioni, ecc. meglio lasciarle ai racconti da camino, in buona compagnia dei programmi e degli impegni politici.

Per cosa ci si candida e con quali obiettivi, non c’è dato sapere. Al centro della campagna elettorale, non più gli impegni per cittadini e il territorio, ma più concretamente i nomi dei candidati da eleggere.

Candidati da scegliere non tanto per il vissuto personale, politico, sociale e culturale, quanto per come riusciranno a convincere gli elettori in queste poche settimane dal voto. Ovviamente, il lavoro sui social media, è consigliato più dei comizi, sempre meno frequentati, giacché la maggior parte degli elettori è sui social. Raccomandiamo messaggi brevi, coincisi e sintetici. Una bella foto per assicurarsi tanti like.

In assenza di programmi scritti, gli argomenti trattati sono variegati, dal lavoro alla chiusura dei pozzi di petrolio, passando per le infrastrutture e l’edilizia popolare, sessantamila posti di lavoro e un massiccio rientro dei cervelli in fuga. Tutto fa brodo per una preferenza in più. E’ quello che conta.

Del resto, anche nella legge elettorale regionale, quella licenziata dalla consiliatura uscente, è prevista la possibilità di errore. Tutto previsto. In caso la comunicazione dei loghi non dovesse essere sufficiente a ricordare il simbolo sotto il quale si è candidati, si può anche sbagliare.

Un’innovazione che permette agli elettori di scrivere il nome del candidato scelto, in uno qualsiasi degli spazi riservati alla preferenza di qualsivoglia partito, purché della stessa coalizione, perché il voto sia ritenuto valido e assegnato al medesimo candidato.

Insomma un’anticipazione di quello che sarà il prossimo consiglio regionale, composto da 20 nomi, pochi dei quali riconducibili ad un partito politico, ma ognuno libero di scegliere gli apparentamenti e le cose da fare, secondo un personale interesse.

Interesse che difficilmente coincide con quello dei cittadini, non fosse altro perché ogni cittadino ha un interesse personale e il più delle volte non coincide con quello della collettività figurarsi con quello dei politici.

Ci fossero stati ancora i partiti a garanzia…

Giuseppe Digilio