Chi segue il dibattito nazionale ha difficoltà a calarlo , a scala proporzionalmente ridotta, sul territorio lucano. Non perchè siamo fuori dal mondo, ma perchè, in un ambiente piccolo come il nostro, un quartiere di Napoli, le relazioni sono più ravvicinate, e, in esse, la conoscenza personale gioca un ruolo importante. In queste elezioni, i candidati calati dall’alto si accorgono di essere pesci fuor d’acqua. Non esiste più una base di partito capace di fare quadrato intorno alle scelte romane, e , quando anche esistesse, il personalismo che si è instaurato all’interno di ciascuna forza è tale da impedire che si possa contare su una compattezza elettorale. A destra la Casellati si è rifugiata nelle processioni o nelle visite guidate nei paesi dove c’è un sindaco di schieramento. Ma è come un’aliena in una elezione dove il gioco di squadra non esiste, ognuno fa la sua partita anche accordandosi sotto banco con personaggi dello schieramento alternativo. E l’essere cittadino lucano fà la differenza, che lo si voglia o no. E il campanile risorge, si tratti di Avigliano o di Tolve, di questo o quell’altro “feudo”. Nel Pd ,poi, quella famosa base elettorale, un tempo chiamato zoccolo duro, si è ridotta tantissimo  per cui fare affidamento su un voto compatto della coalizione è quasi un azzardo. Giocano le relazioni personali di un candidato come De Filippo che in tanti anni ha macinato milioni di chilometri sul territorio lucano e di ogni contrada conosce storie ed uomini. Ma su questo terreno  si pone anche il suo avversario, fino ad ieri dello stesso partito, e anche Pittella macina chilometri sulle strade lucane da almeno dieci anni. Il tentativo di evitare un antagonismo diretto non supera la manifestazione di buona volontà, I fatti dicono che lavorano sovente sugli stessi ambienti e spesso sulle stesse persone. Aggrava questa situazione di confusione il fatto che i discorsi elettorali viaggiano lungo spartiti nazionali , in cui la Basilicata entra come titolo di coda. Renzi si chiede perchè mai con una regione piena di metano come la Basilicata non si debba procedere ad intensificare le trivellazioni, ma dalla Basilicata nessuno gli risponde, troppo presi a ripetere le litanie stampate a Roma.  Cinquestelle e Verdi sono i soli a muoversi inquadrando con i fari le questioni lucane , quelle sociali attinenti allo spopolamento del territorio e alla povertà che cresce, quelle di una alternativa energetica che ci viene negata da una Giunta che cammina con la testa all’indietro.  E così, con la frantumazione dei partiti, si disperde  anche il dibattito elettorale che parla di tutto e di tutti senza minimamente suscitare l’interesse dei cittadini lucani. Sono le elezioni delle occasioni perse. Di fronte ad una coalizione semiscollata di destra che parla di nucleare, di autonomia diffrenziata, di cessazione del reddito di cittadinanza, di nuove trivellazioni, di revisione del PNRR in senso nordista, ci poteva essere uno schieramento di sinistra che avrebbe potuto fare  del Sud la bandiera di una Italia più equilibrata ,più giusta e con maggiori chances di crescita . Ma la miopia di chi, come Letta, che proprio ieri a Potenza ha parlato del Mezzogiorno che deve essere protagonista, ha in realtà creato le premesse perchè il Sud sia ,alla fine della storia, la vera vittima di queste elezioni. In questo bailamme, chi dice di votare lucano, forse non offre una soluzione ma certamente evita il rischio di far sparire dal Parlamento la rappresentanza vera di questa regione. Per tutte queste cose, il voto lucano del 25 settembre rischia di  porsi nei  sondaggi come un “outlier “, una anomalia statistica. Rocco Rosa