MICHELE PETRUZZO
Il 2020 si è confermato un anno drammatico per l’editoria italiana. Se da una parte il lockdown ha spinto le persone a leggere di più, dall’altro la pandemia ha innescato conseguenze disastrose per l’attività editoriale, soprattutto per i micro-editori.
Il rapporto ISTAT “Produzione e lettura di libri in Italia / Anno 2019” ha fatto luce su alcuni aspetti che meritano un’attenta riflessione. Innanzitutto balza all’occhio il dato relativo all’intensa attività di pubblicazione del 2019, anno in cui sono stati pubblicati mediamente 237 libri al giorno, circa 1,3 libri per ogni mille abitanti. Altro aspetto rilevante, che emerge dal report ISTAT, riguarda il numero dei lettori: il 40,0% della popolazione di sei anni e più, legge almeno un libro all’anno. Degno di nota il fatto che il 77,2% dei lettori legga soltanto libri cartacei, mentre il 7,9% solo e-book o libri on line. La nota dolente riguarda, invece, gli editori: ben nove su dieci avevano previsto per il 2020 una consistente perdita del proprio fatturato rispetto all’anno precedente.
Ovviamente la scure della pandemia ha colpito diversi momenti e aspetti dell’attività editoriale: sono stati cancellati o sospesi manifestazioni ed eventi finalizzati alla presentazione delle nuove proposte editoriali, non ci sono stati festival e saloni letterari e sono stati sospesi o sono cessati i contratti con clienti e fornitori.
Dinnanzi a questo scenario, molteplici le iniziative e le strategie messe in campo dagli operatori del settore: rinvio delle nuove uscite editoriali, potenziamento dei canali di vendita on line, smartworking per il personale interno, ampliamento dell’offerta di titoli in formato digitale, attivazione di reti con le librerie indipendenti per vendita e consegna a domicilio, interazione con i lettori attraverso canali social e siti internet.
Sempre nello stesso rapporto ISTAT si apprende, inoltre, che la lettura, durante la Fase 1 della pandemia, è risultata essere la terza attività del tempo libero, facendo seguito soltanto alla TV/radio e ai contatti telefonici e alle videochiamate con parenti ed amici. Più di sei persone su dieci hanno letto durante la giornata. La lettura di libri durante la “fase 1” ha riguardato soprattutto le fasce più giovani e le persone con titolo di studio più elevato.
Andando oltre i dati e i numeri, si può sicuramente constatare che in una società ipertecnologica, in cui l’on line ha letteralmente sbaragliato la concorrenza, la pandemia abbia inflitto un ulteriore colpo alle librerie indipendenti e al mercato del libro, un settore già in difficoltà, costretto ad ingegnarsi e ad inventare nuove tipologie e formule di vendita per sopravvivere.
