pietro simonetti
Nel corso dell’inaugurazione , in Basilicata,dell’anno giudiziario il Procurare Generale ha ricordato che nell’ultimo periodo i reati di frode nella gestione della pubblica amministrazione sono raddoppiati.
Si tratta di una notizia importante che misura il grado di aggressione delle organizzazioni criminali, dei gruppi della speculazione ecomomica, del comparto politica- affari nel drenaggio e accaparramento delle risorse pubbliche regionali, statali e comunitarie.
Occorre ricordare che il bilancio pubblico allargato della pubblica amministrazione supera i 15 miliardi,di cui 3,5 della Regione. Per quanto riguarda la spesa privata è difficile effettuare una stima in considerazione della mancanza di dati sicuri.
In ogni caso la posta finaziaria è senz’altro di pari valore anche in presenza di multinazionali e di un forte risparmio bancario e postale riutilizzato all’esterno della regione e del Paese.
Spesso, in questi ultimi anni, si è discusso della resa della spesa pubblica e dell’uso distorto degli incentivi pubblici allocati nel sistema delle imprese e nel variegato pianeta della incentivazione alle attività imprenditoriali, comprese quello del terzo settore.
Effettivamente la resa produttiva, occupazionale, di reddito pro capite non è affatto proporzionata alla spesa.
Il ragionamento attorno alla necessità di una diversa gestione di appalti, forniture, a partire dalla spesa sanitaria che si attesta attorno a 1,5 miliardi, e degli investimenti per infrastrutture, servizi e attività manifatturiere, si è’ smarrito nello sterile richiamo ad una nuova programmazione.
Progetti, linee di intervento, che hanno trovato nuova ospitalità nei tentativi di messa punto del ritardato documento pomposamente chiamato Piano strategico, una specie di elenco di cose da fare, senza date e risorse indicate, che è riuscito finanche a superare l’esperienza dei piani quinquennali sperimentati nei paesi del patto di Varsavia.
In Basilicata è stato approvato da qualche giorno un documento decennale farcito di termini come transizione, industria verde, innovazione, e via elencando, con il richiamo al Pnrr. .Il tutto mentre si è in esercizio provvisorio mentre proprio il PNRR reclama il massimo di attività gestionale..
E’abbastanza singolare che pochi ricordino l’esperienza della produzione massiccia di piani degli ultimi venti anni, che si possono rintracciare negli archivi regionali e che sono stati bellamente ignorati dai Piano Operativi conseguenti.
Eppure sarebbe stato utile che i governanti attuali, protagonisti di un cambiamento annunciato ma assolutamente non praticato, avessero ricucito su pochi punti strategici e concreti il rapporto sfasato tra risorse disponibili e cronoprogramma attuativo .
Non è accaduto e non succederà niente di nuovo sul terreno dei comportamenti idonei ad una inversione di tendenza.
Lo stesso potrebbe anche verificarsi sul terreno della lotta per la legalità e l’uso ottimale delle risorse.
E’ senzaltro positivo la prossima istituzione della DIA, uno strumento in più per reprimemere la pervasiva presenza mafiosa nel territorio.
Il punto di domanda è :”chi previene con atti e politiche l’assalto alle risorse pubbliche ?
La recente relazione della sezione della Corte dei Conti e i documenti presentati ieri ad inizio dell’anno giudiziario raccontano, con dati incontestabili, la situazione in atto, all’esame della quale il futuro che si preannuncia appare difficile ed a tratti senza sbocco.
