Mentre Ragno e la sua truppa stanno preparando al meglio la trasferta di Apricena contro il San Severo, la settimana post derby con il Francavilla è stata vissuta all’insegna dell’esaltazione mediatica dei numeri impressionanti che il Potenza ha fatto nelle prime 11 giornate del campionato. E si sono sprecati aggettivi e paragoni con realtà molto ma molto distanti dalla realtà della serie D per arrivare alla conclusione che la squadra del presidente Caiata è la migliore d’Italia. Per i numeri che è stata capace di inanellare fino a questo momento. Che sicuramente sono molto esplicativi dell’elevato rendimento che Franca e compagni stanno offrendo ogni domenica. Ma il vero record che il Potenza insegue è semplicemente uno solo: quello di arrivare il 6 maggio del prossimo anno, data in cui si gioca l’ultima partita del campionato, al primo posto della classifica. Indipendentemente se ciò sarà stato conseguito con il miglior attacco o la migliore difesa, se il Potenza avrà fatto meglio del Barcellona o del Napoli. Perché determinati record, se non portano al raggiungimento dell’obiettivo finale della vittoria del campionato, saranno stati semplicemente inutili ed effimeri. E che passano inevitabilmente in secondo piano, com’è giusto che sia, quando i tifosi hanno la possibilità di festeggiare l’obiettivo prefissato. Per rendere ancora meglio l’idea basta prendere come esempio gli ultimi due campionati che hanno visto le squadre rossoblù protagoniste assolute. Il torneo di serie D disputato dall’Asc di Mimmo Giacomarro e quello che vide il Potenza di Pasquale Arleo conquistare la promozione in serie C/1. E tra queste due annate le differenze sono state davvero nette. Nel senso che l’Asc si fregiò di tantissimi record, come l’impressionante numero di reti segnate, oltre un centinaio, il maggior numero di vittorie in trasferta, la striscia più lunga di vittorie consecutive, i quattro giocatori di attacco Nolè, Garofalo, Criniti e Zotti con un bottino complessivo di una sessantina di marcature. E anche allora si sprecavano i paragoni e le esaltazioni delle prestazioni della squadra costruita da Donofrio e affidata all’attuale tecnico del San Severo. Ma poi il risultato finale non premiò, anche per altre ragioni extra calcio, l’Asc che arrivò al secondo posto della classifica dietro la Juve Stabia. Al contrario di quello che fu il cammino del Potenza di Arleo che non si distinse per grandi numeri statistici nella stagione regolare, ma che arrivò, dopo la finale play off con il Benevento, alla promozione in C/1. Questo per dire che non è assolutamente il caso di farsi fuorviare o sperticarsi per numeri che potrebbero anche non essere decisivi per l’esito finale del campionato. Quello che conta è arrivare al primo posto, lasciare finalmente la serie D e non importa se questo traguardo arriverà senza avere il miglior attacco o la difesa meno battuta oppure senza poter gioire per avere il capocannoniere. L’obiettivo va inseguito con grande concretezza e razionale pragmatismo. Se poi dovessero arrivare anche record statistici tanto meglio, ma bisogna sempre ricordarsi che la serie D è il campionato più difficile che ci sia in Italia perché alla fine vince solo una squadra e le altre, dalla seconda in poi, possono avere i complimenti, ma poi devono ricominciare sempre dalla stessa realtà. Le cose cambiano radicalmente in serie C dove anche una formazione che arriva decima nella stagione regolare si può giocare le chances di promozione in serie B.
L’ESALTAZION E FA MALE! IL POTENZA HA UN SOLO RISULTATO: LA “C”
