Gianni Perrino, consigliere regionale del M5S ha in mano la diffida che la Regione ha fatto al Cova di Viggiano e, leggendo le carte, scopre che le perdite ai serbatoi sono databili dal 2008 e che si è sempre proceduto con piccole riparazioni senza affrontare il tema della costruzione del doppio fondo, il solo capace di evitare la corrosione dei metalli e la fuoriuscita del greggio. E’ nel 2012, come abbiamo scritto in un recente articolo, che il Dipartimento Ambiente si è svegliato e si è messo a fare la voce grossa, e questo è già una notizia, nel senso che è da allora che si è interrotta la lunga prassi di chiedere a Tizio quello che vuole Caio e di mandare le carte a Sempronio ,che risponde dicendo di non saperne niente. Questo per dire che gli atti contano più delle parole e che c’è una coscienza civica che si è risvegliata e che ha alzato il livello di attenzione su queste cose. Ben vengano tutte le iniziative atte a tenere i fari accesi ogni giorno sulle questioni ambientali, ma bisogna dire che oggi non c’è chi frena e chi accelera, perchè non c’è più l’interesse a difendere l’indifendibile. L’estrazione petrolifera è considerata nociva e pericolosa , sopratutto per la presenza della risorsa più cara che ci sia ed è quella idrica. Di questo siamo tutti convinti e non ci sarà nessun Governo o nessuna multinazionale o nessun Tar che possa fermare una opinione pubblica che è determinata a farsi valere in ogni maniera.Anche perchè si è visto, conti alla mano, che le royalties , anche se venissero raddoppiate, sarebbero sempre moneta del diavolo, per il semplice fatto che incidono negativamente su tutti gli altri settori dell’economia regionale e ne tolgono potenzialità e prospettive. Danno uno e sottraggono due. Quando il governatore Pittella si fa fotografare mentre assaggia il biscotto dei Di Leo, una azienda di eccellenza materana-altamurana che ha investito nei prodotti da forno ed è diventata una realtà italiana, questa fotografia ha un significato preciso, che non è quello solo di una visita ad una azienda che funziona. Ecco perchè insisto nella mia tesi che su queste cose c’è da realizzare, nella trasparenza, nel colloquio e nell’azione, il massimo di convergenza, mettendo al lavoro gli scienziati, i cattedratici, i migliori professionisti, di qualsiasi credo politico e da qualsiasi parte del mondo vengano. La battaglia sui santuari dell’acqua è una battaglia sacrosanta e deve essere fatta da tutti. A questa bisogna aggiungere il nuovo fronte che si è aperto e che riguarda l’incidenza che la reiniezione di gas può avere sulla sismicità della zona. E anche questo è un argomento che fa tremare i polsi e sul quale anzichè giocare a drammatizzare o a minimizzare, occorre che si prenda una operazione di comune interesse che metta a fuoco la questione. Voler riportare oggi, con soggetti diversi,comportamenti diversi, condizioni economiche diverse, le stesse polemiche che avevano ragione di essere anni fa, significa tenere posizioni strumentali e obsolete . (R.R.)
Ma leggiamo adesso la cronistoria, così’ come risulta dalla nota stampa del consigliere Perrino.
Nella diffida – fa notare il consigliere – vi è una cronologia degli eventi che hanno interessato i 4 serbatoi di stoccaggio (V220-TB-001A/B/C/D). Si tratta di una sorta di escalation del degrado e dell’usura dei serbatoi: nel 2008 il serbatoio V220-TB-001D risultava degradato per il 70 per cento della superficie e risultavano alcuni interventi di riparazione. Solo lo scorso gennaio ha avuto inizio l’attività di installazione del doppio fondo. Nel 2009 la sigillatura dei giunti della pavimentazione del bacino di contenimento del serbatoio V220-TB-001A risultava già usurata; nel 2010 il rivestimento interno del fondo del serbatoio V220-TB-001B risultava degradato per il 50 per cento della superficie; nel 2012-2013 vi è stato un peggioramento della situazione del serbatoio V220-TB-001A che, a seguito di verifiche, presentava una quasi totale assenza del rivestimento con corrosioni estese al trincarino, sul fondo e ai pozzetti di drenaggio. Vengono segnalati anche 2 fori del diametro di 25 mm. Alcune lamiere avrebbero tamponato la situazione”.
Nel 2013 – prosegue Perrino – sul serbatoio V220-TB-001C si effettuavano vari lavori di ripristino, tra cui quelli sul doppio fondo e nel 2014 venivano evidenziate ulteriori usure al trincarino del serbatoio V220-TB-001B. Quindi, sono quasi 10 anni che Eni cerca di fronteggiare l’usura e il degrado dei serbatoi di stoccaggio e per di più, gli interventi messi in atto per risolvere il problema, sembrano essere superficiali e poco risolutivi. Solo il 14 marzo scorso la Regione ha diffidato l’Eni (questa è la data riportata sul documento trasferitoci dal dipartimento) dall’utilizzare i serbatoi A/B/D ed imposto al colosso aggiornamenti e controlli periodici da parte di Arpab su quanto disposto”.
“Ora – precisa il consigliere – si tratta di conoscere l’entità dello sversamento di petrolio avvenuto nel sottosuolo e, a giudicare dagli eventi riportati, non ci aspettiamo nulla di positivo. Siamo davanti all’ennesimo danno causato dallo scellerato esperimento petrolifero a scapito di una delle regioni che aveva nelle bellezze paesaggistiche e ambientali la sua vera ricchezza. Tutto è stato sacrificato in nome dell’oro nero e lo stupro sembra proseguire senza fine”.
“Non sono ancora pervenuti i documenti del piano di caratterizzazione predisposti da Eni – conclude Perrino – documenti per i quali abbiamo già inviato un altro sollecito. Nelle prossime settimane vigileremo attentamente su tutte le prescrizioni riportate all’interno della diffida”.
