ANGELA MARIA GUMA

Lo studio delle principali evidenze che dell’età del bronzo si hanno in Basilicata richiede innanzitutto la necessità di elaborare una suddivisione territoriale. A tale proposito, il presente lavoro ha scelto di soffermarsi ad analizzare, in modo particolare, le caratteristiche riscontrabili nella fascia interna della Basilicata. Pertanto, dopo un quadro introduttivo generale sulle caratteristiche territoriali e sulle diverse fasi dell’età del Bronzo, si è ritenuto opportuno schedare i dati più significativi dei siti della fascia interna della Basilicata partendo da Nord. Si è scelto pertanto di analizzare i siti del Vulture-Melfese,. Per ciascuno dei siti si è fornito una descrizione topografica delle principali evidenze archeologiche relative all’età del bronzo e si sono elaborati confronti tipologici e strutturali.
LAVELLO
Località: Lavello IGM F° 175 II SO
L’insediamento collinare di Lavello per la vicinanza a territori particolarmente fertili, assume particolare importanza grazie al surplus di prodotti agricoli. Situato nel punto di incontro di due importanti itinerari interni di collegamento tra costa orientale e occidentale dell’Italia meridionale (asse Ofanto-Sele, nella valle del Bradano), l’abitato interessa nel suo complesso un ampio pianoro di 160 ettari e si sviluppa secondo un modello comune agli insediamenti apuli ossia per nuclei sparsi con relative necropoli.
La presenza di un grande ipogeo a Lavello in contrada La Speranza denota l’esistenza di strutture funerarie monumentali che, al pari di quelle vicine di Toppo Daguzzo, furono utilizzate per più generazioni a partire dagli inizi della media Età del Bronzo. Il suddetto ipogeo ci documenta l’uso funerario ininterrotto di una struttura per un periodo molto lungo come comprova il materiale rinvenuto consistente di uno splendido insieme di vasi appenninici che sembrava indiziare un uso relativo alla fase terminale della media Età del bronzo. In verità la complessità della struttura ipogeica e evidenti tracce di frequenti rimaneggiamenti ha consentito di ipotizzare la presenza di una rete di contatti gestita dalle gerarchie e quindi dell’esistenza di una classe di potere in grado di  proporsi come valido interlocutore nei rapporti con le più avanzate comunità dell’Egeo. 1 (Cfr. Tav. II) 
Nel sito di Lavello, l’età del bronzo è rappresentata in tutta la sua estensione cronologica fino al momento finale, testimoniato dalla presenza della ceramica protogiometrica iapigia. Infatti ceramica inquadrabile all’arco cronologico del bronzo finale è venuta in luce a Masseria Leonessa. I termini di confronto più evidenti per i suddetti materiali si ritrovano con la ceramica dei livelli medi dello strato A di Porto Perone associata a quella Mic. III C2. La tipologia delle anse richiama quelle del tardo Bronzo. La cronologia assoluta è posta da Cipolloni Sampò entro la prima metà dell’XI sec. a.C. Di grande evidenza è il  rinvenimento di due tombe eneolitiche di contrada Casino. 2 
MELFI 
Località: Melfi IGM F°175 IV SO
Il sito di Melfi è parte integrante di un vasto territorio di circa 1600 km/q che corrisponde in gran parte al versante meridionale del bacino dell’Ofanto e a quasi tutta la valle superiore del Bradano: due fiumi dall’orientamento molto diverso: il primo adriatico con andamento prevalente sudovest-nord-ovest, il secondo ionico volto da nord-ovest a sudovest. Sotto il profilo altimetrico il territorio presenta una netta e fondamentale articolazione tra l’area appenninica e quella delle sottostanti colline e fondovalli. Quest’ultimo dato si considera il tratto caratteristico della facilità delle comunicazioni che caratterizza il sito di Melfi in particolare. Alla luce delle nuove acquisizioni archeologiche Melfi può essere considerato una sorta di sito cerniera fra le due principali aree culturali della zona centro settentrionale della Basilicata, della Daunia e delle genti, tuttora anonime, portatrici della ceramica a decorazione sub-geometrica bicroma della serie secondaria detta anche Nord lucana. Per l’arco cronologico considerato il sito di Melfi ha restituito, al disotto del Castello Medioevale, scarse tracce di insediamento riferibili al bronzo recente o finale. A quest’ultimo periodo si fa risalire una necropoli i cui materiali, attribuibili allo stesso orizzonte cronologico di quelli di Leonessa che dovevano trovarsi sulla sottostante collina dei Cappuccini.
RIPACANDIDA
Il sito è posto dalla parte opposta di Melfi, sulla dorsale che divide la valle dell’Atella nella zona Venusina e Lavellese, in un’altra area cerniera tra due diversi ambiti geografici e culturali. In esso si segnala il rinvenimento in due pozzi colmati in un unico momento di ceramiche databili tra l’Età del Bronzo Finale e il VII sec.
TOPPO D’AGUZZO
1 CIPOLLONI SAMPO’ M., 1999, p. 113 ss,
2 idem
Il sito si trova in una posizione topografica privilegiata poiché è collocato su di una collina allo snodo tra l’itinerario che risale, attraverso la valle del Bradano, dalla costa ionica, e l’altro, transappenninico, costituito dai corsi dei fiumi Ofanto e Sele. La strategica posizione geografica lo pone al centro di importanti vie di comunicazione e i fertili terreni della valle dell’Ofanto ne costituiscono la ricchezza del sito. Per tale favorevole posizione geografica il sito si configura già a partire dal III millennio come un centro base nell’ambito della formazione di una rete di scambi ad ampio raggio.
Le ricerche archeologiche che a partire dagli anni 80 hanno interessato un’ampia area di Toppo Daguzzo, hanno fornito dati significativi sia degli aspetti culturali che socio-economici delle comunità che vi dimorarono. Alla media età del Bronzo si fa risalire l’abitato sparso alle pendici le cui capanne a pianta rettangolare presentano un piccolo portico all’ingresso e la struttura formata da un’ intelaiatura di grandi pali raccordata da un graticcio e rivestita di intonaco. Una struttura circolare situata alla sommità della collina presenta caratteri particolari in rapporto al resto dell’insediamento. Si evidenzia in essa la presenza di un focolare centrale che doveva presumibilmente assumere la funzione di luogo di riunione. L’evidenza archeologica più significativa è offerta da una serie di tombe monumentali, disposte in posizione topografica emergente rispetto al centro abitato che si estende lungo le pendici della collina. Di questi complessi monumentali si distingue una prima sepoltura, costituita di una struttura ad ipogeo di due vani con lungo corridoio di accesso che, in base ai reperti individuati, sembra risalire al pro appenninico B (XVI-XV sec. a.C.). A poca distanza da quest’ultima è stata rinvenuta una seconda tomba a fossa che cronologicamente si inserisce in uno stesso orizzonte culturale. Un’ultima sepoltura appare costituita da una camera sotterranea scavata nel banco tufaceo, con lungo corridoio di ingresso (dromos). Tale sepoltura a camera che cronologicamente si inserisce nella media Età del Bronzo e precisamente tra la seconda metà del XV sec. e gli inizi del XIV sec. a. C. risulta particolarmente significativa per la comprensione sia delle strutture sociali della comunità e dei meccanismi commerciali e di scambio culturale che si vennero a stabilire tra tale comunità in particolare e le genti Italiche più in generale con quelle del Mediterraneo orientale. Infatti alcuni esemplari di armi ivi rinvenuti trovano precisi confronti con le produzioni metallurgiche dell’Egeo a conferma dell’esistenza di una fitta rete di contatti intrattenuti da quest’area con il mondo miceneo. Inoltre quest’ultimo complesso funerario monumentale nelle sue caratteristiche strutturali, il suo rigoroso rituale funerario e i suoi particolarissimi oggetti da corredo sembra voler esprimere una netta distinzione del gruppo familiare ivi inumato con il resto della comunità. Non è da escludere che l’emergere di tali gruppi dominanti avesse determinato mutamenti talmente forti e radicali nella struttura di tali comunità indigene.