MICHELE PETRUZZO
Letta e Renzi si sono ritrovati, sette anni dopo. Strana cosa, il destino di chi fa politica!
Nessuno avrebbe mai immaginato che si sarebbero seduti di nuovo allo stesso tavolo, alla guida di due partiti diversi. Risulta altrettanto difficile pensare che il loro rapporto non risenta del burrascoso passato. Come dimenticare “Enrico stai sereno!” o il volto corrucciato del Premier uscente al passaggio della campanella?
Tuttavia l’incontro tra i due leader sembra essere stato cordiale, almeno da quello che si racconta. Il nuovo Segretario del PD, che dice di voler mettere da parte le considerazioni e le dinamiche personali, sta incontrando i suoi possibili alleati, con cui intende costruire una coalizione ampia, dal Movimento Cinque Stelle alla sinistra radicale.
Lo scenario politico italiano è inevitabilmente mutato negli ultimi mesi; non solo per il cambio di governo, ma anche per le nuove leadership dei principali partiti. Se da una parte Letta indica la necessità di un nuovo Partito Democratico, dall’altra l’ex Premier Giuseppe Conte prenderà le redini del Movimento fondato da Grillo, provando a ricostruirlo e rilanciarlo. Tuttavia per queste due forze politiche ci sono ancora diversi nodi da sciogliere e Renzi rappresenta sicuramente uno di questi, perché il governo giallo-rosso è venuto meno proprio per via del mancato appoggio di Italia Viva. Non a caso l’ex sindaco di Firenze sembra essere contrario all’alleanza con il Movimento Cinque Stelle di Conte, che Letta invece considera necessaria per sfidare la destra. Le prossime elezioni amministrative, che si terranno in autunno, costituiscono dunque un crocevia importante per capire cosa ne sarà del centrosinistra e dell’alleanza giallo-rossa, già confermata dalla creazione dell’integruppo parlamentare composto da PD, Movimento Cinque Stelle e LeU.
Il muro di diffidenza attorno alla costruzione di questa coalizione, che un tempo creò non pochi problemi a Nicola Zingaretti, sembra sgretolarsi anche nell’elettorato dei vari partiti coinvolti, soprattutto se si volge allo sguardo alle potenziali percentuali elettorali della destra.
Nel frattempo Enrico Letta, chiamato a ricostruire l’identità di una forza politica allontanatasi fin troppo dalla sua base elettorale, dovrà innanzitutto provare a smarcare il PD dalla scomoda definizione di “partito del potere”, cosa che dice di voler fare da quando si è candidato al ruolo di Segretario. Qualche primo passo in questa direzione è stato fatto con la consultazione degli iscritti e dei circoli, con la difesa del DDL Zan e con il rilancio dello Ius Soli. Tuttavia la strada da percorrere è ancora lunga, perché il vaso del centrosinistra è in frantumi da tempo e ci sono ancora molti cocci da raccogliere e rimettere insieme.
