Dopo la rinuncia indotta dell’avvocato Santochirico, candidato in pectore del centrosinistra, parte la caccia al capro espiatorio. E il bersaglio preferito ha un nome e cognome: Giovanni Lettieri.
In premessa va detto con chiarezza: al segretario regionale del PD, Giovanni Lettieri, anche noi non abbiamo mai fatto sconti. Le critiche (quando necessarie )sono sempre arrivate, puntuali e motivate.
Ma oggi, al netto delle responsabilità politiche, è doveroso ristabilire un minimo di verità.
Con il passo indietro del candidato del centrosinistra, si è ufficialmente aperta la stagione del “tiro al piccione”.
Sui social e sulla stampa locale, Lettieri è finito nel mirino di molti, accusato di essere il principale responsabile del caos scoppiato all’interno del campo progressista.
Eppure, anche da parte di un politico di lungo corso che conosce la storia recente della politica lucana, si sottolinea come Lettieri, nel suo percorso, abbia ottenuto risultati che persino dirigenti di ben altra caratura (come il compianto Antonio Luongo )non riusci a conseguire.
Sotto la sua guida, il PD ha ricomposto non solo la direzione regionale ma anche la segreteria. Ha ottenuto la candidatura alla presidenza della Regione, l’elezione del sindaco di Potenza e quella del presidente della Provincia di Matera.
Tali risultati non erano in appannaggio del PD neppure quando quest’ultimo superava il 40% a livello nazionale.
E, se la situazione dovesse evolversi in una certa direzione, potrebbe verosimilmente aggiungere al suo palmarès anche il sindaco di Matera.
Ora, però, l’intera vicenda del simbolo negato al centrosinistra per le comunali di Matera ha scatenato un’ondata di accuse.
Ma la verità, come spesso accade, è più articolata: la responsabilità non può essere scaricata su un’unica persona.
La decisione di non concedere il simbolo del PD è stata presa a livello nazionale, dopo una situazione di tensione interna che ha visto contrapporsi, da un lato, la segreteria cittadina e il candidato Cifarelli, e dall’altro la direzione cittadina e una parte della Direzione regionale.
Una duplice richiesta (entrambe in contrasto )è arrivata a Roma, e il Nazareno ha deciso di fermare tutto.
Ma questo blocco, va detto, non è stato imposto da Lettieri, bensì è stato l’esito di uno stallo interno irrisolto, che il livello nazionale ha scelto di non avallare.
Le continue, irrispettose ingerenze contrastanti dei capoccia locali e i giochi all’ombra di qualche capoccia romano hanno destabilizzato ulteriormente il già flebile equilibrio, rendendo impossibile qualunque sintesi politica seria e condivisa.
La direzione nazionale del PD, ad oggi, esponendo al pubblico ludibrio il segretario regionale, non ha ancora preso una posizione pubblica ufficiale, forse proprio per evitare di alimentare ulteriormente le tensioni interne e il discredito verso la classe dirigente locale.
Nel frattempo, Lettieri continua ad essere l’obiettivo di una narrazione semplificata: è più facile colpire un volto che affrontare una responsabilità collettiva.
Ma chi conosce la macchina del partito sa bene che la crisi di Matera non nasce da un uomo solo, bensì da anni di fratture, personalismi e mancanza di sintesi.
La verità, come spesso accade, rischia di essere seppellita sotto il peso della propaganda.
E Lettieri, oggi, rischia di essere ricordato più per il simbolo negato che per i risultati raggiunti.
Ma la storia, prima o poi, rimette ordine nelle cose.
LETTIERI, L’AGNELLO SACRIFICALE PASQUALE DEL PD
