Sulla individuazione dei siti per lo stoccaggio di rifiuti nucleari, il governo italiano ha collezionato gravi ritardi, tant’è che solo adesso, a seguito di una direttiva della Ue che prescriveva la presentazione di un Programma nazionale per i rifiuti radioattivi, ha avviato la fase di consultazione pubblica per la Vas. I tempi sono stati affrettati, in quanto a metà luglio scorso la Commissione europea, avendo aperto due procedure di infrazione contro l’Italia, ha inviato un richiamo formale a Roma che dovrà essere rispettato entro 60 giorni, per evitare il rischio deferimento alla Corte di giustizia Ue. La riflessione è del deputato europarlamentare Piernicola Pedicini, il quale mette in risalto gli effetti che questa procedura avranno per la Basilicata.
L’Itrec di Rotondella dice – è uno degli otto siti italiani, tra centrali dismesse e depositi, dove sono stoccati rifiuti radioattivi. La fase che si è aperta con la Vas, che porterà alla definizione del Programma nazionale per le scorie radioattive, deve essere colta in
Ci sono da stoccare circa 150 mila metri cubi di rifiuti radioattivi: 75mila derivanti dagli otto siti nucleari; 15mila dalle attività industriali, mediche e di ricerca e 60mila metri cubi di rifiuti provenienti da attività di bonifica di installazioni industriali contaminate. Come M5S continueremo a sollecitare soluzioni e a fare la nostra parte come opposizione. A livello europeo abbiamo presentato varie interrogazioni e abbiamo posto il problema in tutti gli organismi competenti.
In questa fase, – osserva l’eurodeputato – è comunque importante presentare le osservazioni per la Vas (Valutazione ambientale strategica). Per questo, nell’ottica della massima trasparenza, è necessario che tutte le Regioni, ed in particolare la Basilicata, aprano tavoli di confronto, insieme a Comuni, associazioni, comitati e cittadini.
Va detto, tuttavia, che attenendosi alle promesse del ministro dello Sviluppo Calenda, – precisa Pedicini – entro i primi mesi del 2018, tutto l’iter dovrebbe essere completato e dovrebbe anche essere resa nota la Cnapi, la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee che dovrà annunciare i luoghi selezionati dove si potrebbero localizzare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi e il parco tecnologico che entro il 2025 dovrebbero entrare in attività (l’investimento complessivo è di 2,5 miliardi di euro). Dopo la presentazione della Cnapi, dovrebbe esserci una fase di consultazione pubblica di quattro mesi con i territori interessati e un seminario nazionale. Solo a quel punto le amministrazioni locali potranno presentare una manifestazione di interesse per ospitare deposito e parco tecnologico.
