Nell’area stagnante di una politica cittadina che non riesce ad alzarsi da terra, rotolando tra una certificata incapacità amministrativa della giunta comunale e un gattopardesco silenzio dell’opposizione, cinicamente attaccata all’assunto “tanto peggio tanto meglio” , si registra un intervento del coordinatore regionale dei Popolari Uniti, Sergio Potenza che ha il merito di aprire gli occhi su questa “non politica” che perdura da mesi e che non alimenta alcuna speranza circa un possibile vento nuovo. L’analisi di Sergio Potenza si è imposta all’attenzione dei media per il realismo con cui giudica la situazione: “ vedo un capoluogo in affanno, con una guida altalenante, priva di programmazione. Si rincorrono solo piccole necessità. Ogni opportunità sciupata è una sconfitta per la comunità”. E di una amministrazione che non tocca palla ci sono esempi a non finire, a cominciare dall’assenza di protagonismo nella candidatura dei progetti PNRR, al completo disinteresse verso le grandi questioni che pure dovrebbero riguardare il capoluogo, come la politica industriale , oppure la situazione dell’alta velocità. E’ una amministrazione con la testa all’indietro, tutta concentrata su chi e come deve spendere i soldi lasciati dai grandi progetti delle Giunte precedenti, prima di tutte quella di De Luca. Gli ascensori di via Cavour, il parco dei cento comuni, Torre Guevara, ecc. Non una parola su quello che dovrebbe essere la città da consegnare ai figli. Silenzio sull’Università, silenzio sul centro storico, silenzio su come riempire i contenitori della parte alta della città, silenzio imbarazzato sui passi indietro che ha fatto il servizio dei rifiuti, silenzio su quel catafalco impacchettato da vent’anni che risponde al nome di biblioteca nazionale a via diciotto agosto. Insomma la gestione come amministrazione condominiale: una volta era un insulto politico, adesso è una mera constatazione . Le uniche chiacchiere che si riesce a percepire riguardano gli organigrammi futuri : chi farà che cosa, chi andrà alla Regione, che cosa farà tizio o caio. Insomma, di tutto si parla fuorchè di un minimo di cose che interessano la gente, a dimostrazione di una politica che non è più al servizio della comunità ma è solo funzionale alla carriera politica dei singoli. E dalla presa d’atto di questo scadimento bisognerà partire, o meglio dovrà partire chi ha ancora un minimo di amore per la città e vuole impegnarsi per cambiare le cose. L’appello è di aprire una sede di discussione, aperta, senza strutture precostituite, senza simboli, senza riserve mentali, senza tentativi di strumentalizzare le iniziative, da qualsiasi parte provengano. Un luogo dove raccogliere le idee, indicare obiettivi nuovi, proporre soluzioni intelligenti, fissare le stazioni di un percorso che per chiunque vada al governo della città, di qualunque colore , sia da considerare come punto di riferimento obbligato, perché frutto di vera partecipazione di popolo. Si prenda atto di questo sasso lanciato nello stagno e ci si metta insieme a lavorare ad una piattaforma comune. E’ solo partendo dai fatti, dai progetti, dalle idee che si può ribaltare questa situazione di sconfortante piattume che la nostra città sta subendo. rocco rosa