Qualche giorno fa il ministro dell’Economia Giorgetti stima che nel 2050 il Mezzogiorno d’Italia avrà il 30 % in meno di popolazione. Frase sicuramente confortata dal testo inserito dagli analisti nel Piano Strategico Nazionale della Aree Interne 2021- 2027 (P-SNAI) a pag. 45 obbiettivo 4-Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile” – che testualmente recita: Queste aree interne non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che li accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento. Quindi 4000 comuni, 13.000.000 di persone (circa il 23% della popolazione d’Italia) lontani dai centri dove risiedono i maggiori servizi saranno lentamente accompagnati a morire. Quando gridavamo nei convegni di essere considerati solo merce di scambio per “politicanti affamati di voti” questi ci tacciavano di vittimismo, abituati a lamentarci e senza iniziativa “imprenditoriale”. Nel frattempo mettevano al posto giusto le loro persone giuste, in modo da gestire il territorio e la loro clientela attraverso i fondi indirizzati alle comunità. Sempre peggio. Il messaggio che ci arriva dalla politica è oltraggioso, devastante, incapace di produrre idee e sviluppo vero e serio. Non siamo comunità da patibolo, ma risorsa da valorizzare. Iniziate a defiscalizzare per 10 anni questi 400 comuni che non vogliono sussidi ne incentivi, liberateli dalle tasse per 10 anni e vedrete un fiorire di artigiani nelle piccole comunità. Le comunità dell’entroterra non hanno bisogno di voi, di sicuro siete voi che avete bisogno della loro cultura, perché rappresentano l’ultimo avamposto di una civiltà che si sta cercando di distruggere, non quella dei borghi ma quella dei paesi dove ancora la parola sussidiarietà, solidarietà, appartenenza, significa tanto, non solo qualcosa. Nelle metropoli la gente si sente sola, non sa godere del tempo che ha, anche se è uguale a quello degli altri,- Con la narrazione subdola hanno trasformato gli abitanti in resilienti, i pastori in restanti, i contadini in paesologi. Ma per fortuna il territorio interno offre un concetto, un valore del tempo che il mondo “civile” non ha più. Anche se, devo riconoscere, che hanno avuto l’abilità di distruggere tutto quello che poteva trasformarsi in sviluppo, come se avessero rinchiusi in un recinto, in una riserva, la conoscenza dei luoghi, degli spazi senza tempo, in attesa di sterminare i paesi, farli diventare memoria e non piu cultura, trasformare la terra oramai incolta in hub energetico, senza anima ne futuro. E’ meglio vivere nel nostro mondo, fatto di sogni, di fiabe, di racconti almeno fino a quando l’erudizione dei “fattarielli” non la facciamo trasformare in storytelling.