ANGELA MARIA GUMA
Principali contesti Enotri in Basilicata nel VI secolo a.C.
Nelle vallate interne dell’Agri-Sinni e dei relativi affluenti la ricchezza dei centri del Primo Ferro, che sembrava interrompersi bruscamente sullo scorcio dell’VIII secolo a.C., trova, invece, una significativa continuità di vita con l’età successiva, evidenziandosi un legame sempre più stretto con la Fossakultur tirrenica.
Pur continuando a basare la propria ricchezza su attività economiche primarie, le popolazioni locali traggono ora maggiore benessere dal controllo delle vie carovaniere interne agrina e sinnica.[1]
In tutte le necropoli di quest’area è possibile coglierne la manifestazione attraverso la coesistenza di un costume funerario tradizionale accanto a comportamenti inediti con l’affermazione di beni di prestigio importati dal mondo tirrenico etrusco-campano e dal mondo greco-ionico.
Le sepolture di pieno VII secolo sembrano costituire un cospicuo numero, anche quelle distinte da corredo accompagnante di tipo “principesco”.
I tanti corredi emergenti sembrano legarsi, più che a singole figure, a un gruppo familiare aristocratico, espressione dei primi segni di strutturazione sociale, al cui vertice si pongono i detentori del potere economico.
Le sepolture maschili sono improntate all’austerità tradizionale con armi in posizione enfatica (T.264 di Alianello e T.9 di Guardia Perticara); al contrario emerge lo status sociale della donna che esprime, attraverso sontuosi vestiti o acconciature, la posizione centrale dell’oikos nella società enotria (T. 126, 286, 316, 324 di Alianello e T. 129, 140, 167 di Chiaromonte).[2]
Bacile su sostegno tripode,Chiaromonte (PZ), località Sotto La Croce
Anche da Armento, Noepoli e Latronico provengono sontuosi corredi funerari che sottolineano l’alto rango degli individui sepolti.
Pur non potendo paragonarsi alla ricchezza delle sepolture principesche dell’orientalizzante campano-laziale, esse si attengono tuttavia al prestigioso modello di quell’area per esprimere le nuove esigenze e i nuovi livelli economici.
Pochi dati si hanno per il periodo orientalizzante nell’area calabrese, che risulta fortemente condizionata dalle vicende coloniali, che interessano in particolare l’arco ionico. La maggior parte delle necropoli risalgono, infatti, al primo Ferro (Torre Galli, Calanna, Canale-Janchina, Castiglione di Paludi, Torre Mordillo, Torano), presentano, in alcuni casi, ricchi corredi con oggetti di provenienza esterna diffusi dal commercio “pre-coloniale” e subiscono brusche interruzioni alla fine dell’VIII sec. a.C.
La difficoltà nel reperire i dati relativi al periodo in esame ha condizionato l’analisi permettendo di ricavare elementi interpretativi essenzialmente in negativo.
Pochi dati in relazione al milieu indigeno ci vengono forniti dalle poche necropoli che presentano una continuità nel corso del VII e VI secolo (Amendolara, Francavilla Marittima, Murge di Strongoli,).
Si tratta di centri assorbiti nell’orbita delle colonie greche: è il caso di Amendolara, in cui la composizione dei corredi indica un’omogeneità sociale e la presenza di prodotti ceramici, analoghi a quelli rinvenuti a Sibari, rimanda a rapporti di dipendenza politica con la colonia achea.
A Matauros la popolazione indigena presenta stretti rapporti con le città calcidesi dello Stretto, la successiva presenza dei Locresi comporta la modificazione del rituale sepolcrale. In area calabrese, in sostanza, la diffusione dei prodotti orientali per il tramite di vettori fenici, prima, ed euboici, poi, è interrotto dall’arrivo dei coloni achei e con esso il processo di strutturazione sociale che si era andato delineando in ambito indigeno nell’età del Ferro.
Solo in un secondo momento l’interesse per il commercio porterà i coloni a creare stanziamenti sub-coloniali sull’opposto versante della Calabria.
Il vuoto do documentazione fra Bronzo medio e primo Ferro sul versante tirrenico settentrionale sarà colmato, invece, dai numerosi centri indigeni costieri impiantati da popolazioni “interne”, emigrate nel corso del VII secolo a. C. attraverso il Vallo di Diano, per partecipare anch’esse ai traffici marittimi tirreni in età arcaica.
| BIANCO 1988 | S. Bianco, Le valli dell’Agri e del Sinni, in Archeologia Arte e Storia alle sorgenti del Lao, (a cura di) P. Bottini, Matera 1988, pp. 79- 92.
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| BIANCO 1990 | S. Bianco, Le necropoli enotrie della Basilicata meridionale, in BA 1-2, 1990, pp. 7-16.
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[1] Bianco 1990, pp. 8-9.
[2] Bianco 1988, p. 81.
IN COPERTINA Principali contesti Enotri in Basilicata nel VI secolo a.C.
