Sull’allocazione dell’ospedale da campo donato dal Qatar si sono consumati un provincialismo sfrenato e una strumentalizzazione politica vestita da un falso atteggiamento propositivo, di chi dice si…ma, con il che facendo finta di essere d’accordo ma sostenendo il contrario. E’ il vecchio vizio meridionale di gente che ha interesse e che ,non potendolo ammettere direttamente, né volendosi esprimere personalmente, aizza popolo facendogli dire le cose che vuole: che è un lazzaretto per l’Italia meridionale, che è una operazione mirata a depotenziare questo o quell’ospedale, che va messo dovunque fuorchè sul proprio territorio. E via col concerto di trombe e tamburi per coprire i fatti con menzogne preparate. Ben altro atteggiamento ha tenuto il Veneto che ha saputo pesare il dono fatto dal paese arabo, aprire il pacco e constatare che qui non si tratta solo di tende di accampamento ma di un ospedale ben attrezzato e di tutto rilievo dal punto di vista dell’emergenza sanitaria. Tutti a passarsi la palla, fino al consueto epilogo di un Presidente che annuncia di volerla prendere lui , accollandosi ancora una volta un onere che sarebbe dovuto spettare al suo collaboratore politico o al più alla sua squadra di esperti tecnici. Ora due cose vanno dette con chiarezza. L’una che l’emergenza non è finita e che, secondo molti scienziati, tornerà a ripresentarsi in autunno.inverno, insieme alla consueta influenza stagionale, con la possibilità, affatto remota, di un ricorso massiccio ai pronto soccorsi ospedalieri, nella impossibilità di determinare una corretta diagnosi preliminare . La seconda che bisogna comunque uscire subito dal blocco delle attività ospedaliere, causato da una difficile ripartizione tra circuito covid e circuito sanitario normale , con la paralisi dell’80 per cento delle attività cosidette normali, dagli interventi di elezioni, alle cure contro il cancro, all’emergenza cardiologica, alle patologie geriatriche . Non solo bisogna tornare a riaprire gli ospedali, ma riaprirli con la sicurezza che chi vi opera e chi vi entra da paziente sia certificato immune dal virus, attraverso quella attività di screening di massa che pure ci si è impegnati a fare con strumenti vari, dai tamponi ai kit ematologici. Far lavorare in sicurezza che lavora sulla sicurezza della comunità, dagli operatori sanitari, ai medici, al pronto soccorso 118, alla protezione civile , ai volontari, alle forze dell’ordine, dovrebbe essere un motivo sufficiente perchè la gente che ha cervello debba accettare con favore l’allocazione di una struttura che serve a migliorare la qualità della vita in un periodo in cui essa è fortemente condizionata. Quindi per almeno un anno, la soluzione giusta è mi sembra quella che il presidente bardi voglia prendere: mezzo ospedale a Matera e mezzo a potenza, possibilmente e al supporto dei due4 grandi nosocomi che oggi supportano il peso di tutta la operazione emergenziale. Con il prossimo anno , se le cose si aggiustano, si può pensare ad una utilizzazione diversa di quella struttura, magari facendone un prototipo operativo di quella che deve essere il supporto logistico della prima linea territoriale, quella dell’affiancamento diagnostico e strumentale, alle equipe territoriali dei medici di famiglia e di quelli della continuità assistenziale, quello della offerta di prestazioni mediche di massa ( vaccinazioni influenzali, con il che sgombrando gli uffici di igiene da quella ignobile calca di utenti in cerca di prestazioni varie, nelle quali un bambino che va a vaccinarsi se ne torna probabilmente già pieno di virus di varia estrazione) . Insomma si può lavorare per utilizzare una struttura in molte direzioni, atteso ilf atto che comunque bisognerà, alla luce di quello che è successo, ridefinire compiti e prestazioni sul territorio e negli ospedali. Quindi calma : non è tempo né di smantellare, né di cambiare funzione a questa o a quella strutura. Ci vuole un progetto complessivo e ci vuole gente che sappia predisporlo, nelle condivisione, nella partecipazione e nell’esame meritocratico delle convenienze, non andando né appresso ai campanili né appresso agli interessi di questo o quel personaggetto locale. Rocco Rosa
L’OSPEDALE DA CAMPO E IL PROVINCIALISMO ORGANIZZATO
