LUCANI E TOSCANI NELLO STATO DI BAHIA. LA STORIA DI JEQUIE’

1874 – 2025 – 151 anni di Emigrazione Italiana in Brasile

 di Martina Marotta

Quest’anno si celebrano i 151 anni dell’immigrazione italiana in Brasile, un evento che segna la storia e la cultura di entrambi i Paesi. Era il 21 febbraio 1874 quando arrivò in Brasile il primo gruppo di immigrati italiani, a bordo del vapore “Sofia”, dando inizio a un flusso migratorio che avrebbe profondamente trasformato la società brasiliana. Arrivarono 386 lavoratori italiani con le loro famiglie, giunsero a Vitória, nello Stato Espírito Santo. Questo evento segna l’inizio di un’emigrazione italiana massiccia verso il Brasile, che durò fino agli anni ’60 del XX secolo. Oggi, si stima che in Brasile vivano circa 32 milioni di persone di origine italiana, la più grande comunità italo-discendente al mondo. Da quel primo sbarco il flusso migratorio verso il Sud America (Brasile ed Argentina) è cresciuto a dismisura fino agli anni ’60, quando il boom economico delle industrie italiane diede nuove prospettive di lavoro a chi doveva lasciare i luoghi natii per una vita migliore. A partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale i grandi flussi migratori verso il Sud America erano ormai in calo mentre Belgio, Germania, Svizzera, Francia erano diventate la meta di arrivo per i nuovi migranti italiani. Successivamente, con lo sviluppo delle grandi aziende italiane (a cominciare da quelle automobilistiche e degli elettrodomestici), i grandi spostamenti migratori furono limitati al territorio italiano.

Trecchinesi in Jequiè. Il secondo da sinistra Carlos Marotta e suo figlio Filippo (primo da sinistra)

La Toscana ha avuto due momenti distinti, inizialmente un forte flusso migratorio verso il Brasile e successivamente, quando agli inizi degli anni sessanta l’industria italiana vede accrescere notevolmente il volume di lavoro, città come Prato, Lucca, Arezzo, diventano meta ambita dai migranti che dal sud si spostavano in cerca di lavoro. Le migrazioni dalla Toscana verso il Brasile, concentrate principalmente tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, hanno visto un numero significativo di toscani stabilirsi in diversi Stati brasiliani, soprattutto nelle aree urbane o in quelle adibite a piantagioni di caffè. La Toscana, pur non essendo la regione italiana con il maggior numero di emigrati in Brasile, ha comunque contribuito in modo rilevante a questo fenomeno migratorio. Il periodo tra il 1880 e il 1920 è caratterizzato dalla “grande emigrazione” italiana e il Brasile fu una delle principali destinazioni, insieme a Stati Uniti e Argentina. Le ragioni che spingevano i toscani ed i lucani a emigrare erano la ricerca di migliori condizioni economiche e la fuga dalla povertà e dalla disoccupazione. L’emigrazione toscana verso il Brasile si concentrò soprattutto in alcune aree specifiche, con un’attenzione particolare alle città e alle zone rurali con attività agricole. Il flusso migratorio dalla Basilicata e da altre regioni limitrofe verso il Brasile e l’Argentina iniziò appena poco dopo l’Unità d’Italia. Vuoi per le guerre fratricide del periodo, vuoi per la mancanza di lavoro conseguente a tali guerre, molte persone si imbarcarono verso il Brasile ed in particolare verso lo Stato di Bahia. Infatti, un recente studio condotto dalle università Brasiliane ha messo in luce come i flussi migratori dall’Italia vedevano i cittadini del nord Italia orientarsi verso San Paolo e le grandi aree di piantagioni del caffè. I migranti meridionali italiani si diressero verso il NordEste Brasiliano privilegiando Bahia (Salvador) e Pernabucco (Recife).

Momenti di festa in Jequiè

Molti degli italiani sbarcati in Brasile non si fermarono sulla costa ma si diressero verso l’interno iniziando a coltivare caffè, cacao, tabacco. Gli spazi non mancavano per cui c’era la possibilità di lavoro per tutti coloro che arrivavano dall’Italia. A Bahia arrivarono anche molti Toscani, principalmente da Lucca e dalla Garfagnana. Spesso nei nuovi centri che nascevano, Toscani e Lucani lavoravano in maniera autonoma, sotto una sola bandiera: quella Italiana. Contrariamente a quanto avveniva nel sud del Brasile dove gli italiani spesso erano operai delle grandi aziende di produzione di caffè, nel nord est gli italiani (lucani e toscani) erano imprenditori agricoli. Con il crescere dei luoghi di aggregazione divennero anche imprenditori di altri settori. Di proprietà italiana fabbriche di bibite, di birra, importatori di materiale, ma anche allevamenti quasi industriali di mucche dalla carne pregiata o di pecore di razze importanti fatte arrivare dall’Italia, e poi ristoranti, bar, ma anche aziende di autotrasporti, fabbriche di scarpe, pelletterie varie, abbigliamento e per finire, di proprietà lucana anche diversi cinema. Con il passare dei decenni si modificavano anche le famiglie degli emigranti. Dai primi emigranti, i pionieri, del 1875 a tutto il 1920 /1925 erano soliti partire per il Brasile e l’Argentina i soli mariti, i figli, i fratelli. Il loro lavoro all’estero serviva poi per sostenere economicamente la famiglia (donne e bambini rimasti in Italia). Lunghissimi periodi senza tornare a casa e quando si tornava erano solo pochi mesi. Ma dal 1930 in poi le cose cambiano, spesso chi parte per il Brasile si imbarca con la famiglia al seguito, moglie e figli oppure fratelli e sorelle dello stesso nucleo familiare. In questo modo però spesso i ponti con i luoghi di origine si spezzano definitivamente. Al rientro a casa per far visita alla moglie ed ai figli adesso si sostituisce la lettera ai parenti (molte volte ai genitori) rimasti in Italia. Non si torna più in Italia ed allora l’emigrante italiano si “brasilianizza” perché chiede la naturalizzazione ed entra a far parte anche politicamente della vita sociale delle comunità locali, cosa che difficilmente avveniva prima. Una delle città nate grazie al pionierismo italiano in Brasile, ed in questo caso è il pionierismo lucano, è Jequiè, nello Stato di Bahia. Un primo gruppo di tre persone arrivate dall’Italia dal 1875 si è unito e dal 1885 ha dato vita ad una prima casa commerciale chiamata Casa Confiança.

Carlos Marotta e la sua famiglia nel 1922 (Carlos in Italia per alcuni mesi in visita a moglie e figli)

Attorno a questa azienda si aggrega una moltitudine di persone arrivate dall’Italia su invito dei pionieri Italiani in terra Brasiliana. Molti di loro arrivano da Trecchina, un paese di poco più di tremila abitanti del sud della Basilicata, a pochi chilometri dalla rinomata Maratea. Dopo qualche anno sono più di mille gli uomini arrivati da Trecchina, quasi tutti senza famiglia al seguito. Ognuno di loro ha la disponibilità di un pezzo di terra da coltivare, anche esteso, e, con l’aiuto di operai locali, produce per l’azienda principale, Casa Confiança. Tutti insieme vendono, in quantità elevate, caffè, cacao e tabacco all’Europa e al Nord America facendo partire numerose navi ogni mese alla volta del porto di Genova e di New York. In realtà avevano costruito, senza volerlo, inizialmente, una struttura cooperativistica che ha portato così tanti benefici ed in poco tempo ha dato risultati di indubbio valore tanto che nelle università Brasiliane parlano del “metodo Trecchina” per identificare quanto i trecchinesi sono riusciti a fare in Jequié. Attualmente Jequiè conta circa 200.000 abitanti. Molti cognomi di residenti in Jequiè sono italiani, sono i nipoti o i pronipoti di quei pionieri che a fine del 1800 giunsero in Bahia e che poi da Jequiè si estesero, a macchia d’olio, in gran parte della fascia costiera dello stato di Bahia. Fera de Santana, Jacobina, Miguel Calmon, Salvador, ecc. ecc. hanno ancora oggi fra i propri abitanti gente di origine italiana, giunti dalla Basilicata (Lagonegrese) e dalla Toscana (Garfagnana) che continuano a sentirsi italiani e che sono orgogliosi delle proprie origini. Molti Comuni Brasiliani sono gemellati con Comuni italiani. Ad esempio Trecchina e Jequiè sono gemellate sin dal 1962. A Trecchina c’è via Jequiè come in Jequiè c’è via Trecchina. Ma a Jequiè ci sono anche Via Rotondano, Via Niella, Via Marotta (i nomi dei tre pionieri giunti da Trecchina dal 1875). Negli anni varie manifestazioni si sono svolte in Italia ed in Brasile per parlare di questo ponte che accomuna la Basilicata con lo Stato di Bahia e lo si sta facendo anche adesso per mettere in luce il legame sociale e culturale che esiste anche fra la Garfagnana e lo Stato bahiano.

Casa Confiança negli anni in cui erano soci Marotta, Rotondano e C. che succedeva a Marotta, Pignataro, Grisi e C. – Casa Confiança era stata fondata nel 1881 e negli anni i soci si sono alternati alla sua guida.

L’Amministrazione Comunale di Jequiè da anni si sta adoperando per non perdere la memoria di quanto fatto dagli italiani. Un museo storico della città ripercorre con fotografie e con molto altro le “imprese degli Italiani” per ricordare a tutti che se Jequiè esiste lo deve agli italiani. Due archivi storici di notevole importanza (uno a Salvador di proprietà dello storico dell’emigrazione Eduardo Sarno) ed uno a Trecchina (intestato a Carlos Marotta perché da lui creato e voluto e gestito dalla famiglia Marotta) sono la testimonianza documentale della storia della emigrazione lucana in Brasile. Lettere, rogiti notarili, fotografie, progetti stradali e ferroviari, disegni e piante della città, e persino ricette dolciarie arricchiscono questo archivio. Quest’anno, in ottobre, a Jequié ci sarà Felisquié, festival della letteratura brasiliana che richiama visitatori da tutto il Sud America. Quest’anno una sezione della manifestazione è dedicata alla letteratura dell’emigrazione e saranno presenti, provenienti dall’Italia, quattro nomi noti della letteratura della emigrazione Italo-Brasiliana. La manifestazione è organizzata dal Comune di Jequiè e oltre che dal Sindaco della città, Zenildo Brandão Santana, anche e principalmente dall’ Assessore al Turismo ed alla Cultura di Jequié Domingos Ailton Ribeiro de Carvalho.

Via Carlos Marotta a Jequié

Domingos Ailton Ribeiro de Carvalho oltre che essere un uomo politico di Jequiè, recentemente rieletto per la seconda volta e rinominato Assessore, è giornalista e scrittore, organizzatore di eventi e cultore della storiografia della emigrazione italiana in Bahia. In settembre, precisamente il 28 settembre, l’Assessore Ailton sarà a Trecchina per rinnovare il gemellaggio tra Trecchina e Jequié e ci sarà un incontro virtuale fra i due Consigli Comunali che rinnoveranno i principi di quel gemellaggio che fu celebrato Trecchina grazie a Carlos Marotta, rientrato dal Brasile dopo quasi 70 anni di permanenza in terra Bahiana. Per l’occasione, giunse a Trecchina il governatore dello stato di Bahia, Antonio Lomanto Junior, nipote di Antonio Lomanto, pioniere trecchinese in terra Bahiana. In sole due generazioni Trecchina aveva dato a Bahia il primo governatore di origini Italiane. Come pure sono trecchinesi le origini (il nonno era nato a Trecchina) del pilota, campione di Formula Uno, Emerson Fittipaldi. L’Assessore Ailton sarà in Toscana, a Firenze, in settembre, per un interessante incontro sulla emigrazione Italiana in Bahia, ma si parlerà anche di Jequiè e delle sue bellezze storiche e naturalistiche. Saranno presenti anche cittadini lucani che conoscono molto bene il fenomeno migratorio in Bahia, fra questi lo storiografo dell’emigrazione pioneristica in Brasile, Carmine Marotta, curatore dell’archivio storico Carlos Marotta, ed alcuni cittadini Italo-Brasiliani, nipoti di toscani della Lunigiana e della Garfagnana, che oltre un secolo fa emigrarono in Brasile e che adesso, loro, pronipoti, hanno deciso di trasferirsi in Toscana emigrando dal Brasile verso l’Italia, tornando nei luoghi e nei paesi dei loro avi per continuare a costruire un ponte di amore che ormai da oltre 150 anni unisce l’Italia al Brasile ed in particolare la Basilicata e la Toscana con lo Stato di Bahia.

Foto di copertina: Sede dell’azienda Marotta , Pignataro, Grisi nel 1895. “Casa Confiança” fondata nel 1881.

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