Leonardo Pisani

DI LEONARDO PISANI

Su Talenti Lucani pubblicheremo un interessante lavoro del dottor Michele Strazza Giurista e storico e docente di Diritto. Da sottolineare che la sua produzione ha ricevuto vari riconoscimenti tra cui il Premio Internazionale UCSA per la saggistica storica e la segnalazione speciale al Premio Basilicata nel 2007. Suoi lavori sono apparsi su prestigiose riviste nazionali e internazionali. Ricordiamo ai lettori che il professor Strazza, è spesso intervenuti  sulle nostra pagine con i suoi interessanti contributi storici e di attualità e continueremo questa preziosa collaborazione con gli interventi sui Padri Costituenti originari della Basilicata. Di questo progetto ne discutiamo direttamente con il dottor Strazza.

Michele Strazza

Dottor Strazza, anche se sembra scontata come domanda, ma cosa l’ha spinto ad affrontare il lavoro sui costituenti lucani. Mi spiego meglio: le motivazioni principali, oltre alla ricerca storica.

La motivazione principale è stata sicuramente quella di accendere un faro su una tematica storica poco approfondita dalla storiografia lucana. La pubblicazione della mia ricerca è del 2008. Prima di allora non vi era stato nessun approfondimento sul lavoro svolto dai costituenti lucani per la redazione della carta fondamentale della Repubblica. Soprattutto, mancava un lavoro con una impostazione non solo storica, ma anche giuridica, sul contributo ai singoli articoli della Costituzione. Proprio per questo sono partito dall’analisi dettagliata dei verbali delle sedute dell’Assemblea costituente, in modo da esaminare i diversi interventi, le varie proposte, per ricostruire anche la cultura politica e giuridica dei protagonisti lucani di quella importantissima stagione, sfatando narrazioni politiche che, erroneamente, sono ancora presenti nella memoria collettiva lucana.

Quando si parla di Costituenti e di Basilicata, si parla sempre o quasi solo di Nitti e Colombo. Invece, la presenza degli altri lucani fu significativa.

Questa è proprio una delle false narrazioni presenti. I costituenti lucani furono cinque. Sei se si conta anche Nitti. Emilio Colombo e Mario Zotta per la Democrazia Cristiana, il comunista Luigi De Filpo, il socialista Aldo Enzo Pignatari, Vito Reale per l’Unione Democratica Nazionale (U.D.N.), cui si aggiunse Francesco Saverio Nitti, sempre dell’U.D.N., il quale, però, optò per il collegio napoletano dove risultava pure vincitore, insieme alla circoscrizione romana. I cinque rappresentanti lucani, insieme all’ex presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti, diedero il loro fattivo contributo ai lavori dell’Assemblea costituente, sia in quelli attinenti alla redazione della Carta costituzionale che in quelli riguardanti l’attività più strettamente politica nei confronti dei vari governi repubblicani. Ai sensi del D.Lgs. Luogotenenziale n. 98/1946, infatti, la Costituente assunse anche le funzioni di organo legislativo, stabilendo nel proprio regolamento interno che tutti i disegni di legge provenienti dal Governo dovessero, salvo casi di estrema urgenza, esserle trasmessi. L’Assemblea avrebbe, poi, deciso di volta in volta quali di tali disegni dovessero essere deferiti alla propria deliberazione. L’Assemblea costituente deliberò anche la nomina di una commissione ristretta, composta da 75 membri scelti dal Presidente sulla base delle designazioni dei gruppi parlamentari, con il compito di predisporre, senza una preventiva indicazione di criteri e principi direttivi, il progetto di Costituzione da sottoporre all’approvazione dell’intera Assemblea. La c.d. Commissione dei 75 (della quale faceva parte il deputato lucano Vito Reale) venne nominata il 19 luglio 1946 e iniziò i suoi lavori il giorno successivo. Presieduta da Meuccio Ruini, si divise in tre sottocommissioni: la prima (nella quale entrò il Reale) sui diritti e doveri dei cittadini, presieduta dal democristiano Umberto Tupini; la seconda sull’organizzazione costituzionale dello Stato, presieduta dal comunista Umberto Terracini; la terza “Lineamenti economici e sociali”, presieduta dal socialista Gustavo Ghidini. Concluso il lavoro delle sottocommissioni, la parola passò ad un Comitato di redazione, composto di 18 membri, vero e proprio organo di raccordo tra le sottocommissioni stesse e la Commissione dei 75. La discussione del testo in Assemblea iniziò il 4 marzo e si concluse il 22 dicembre 1947. Ci vollero 170 sedute in 270 giornate di lavoro per approvare il testo definitivo. Fu nella seduta pomeridiana del 22 dicembre 1947 che si giunse, da parte dell’Assemblea costituente, all’approvazione definitiva della nuova Carta costituzionale con 453 voti favorevoli e 62 contrari su 515 presenti e votanti. Nitti fu colui che più di tutti i parlamentari lucani intervenne in Assemblea costituente, criticando aspramente alcuni punti importanti dell’impianto normativo costituzionale, dalle Regioni alla stessa Corte costituzionale. Pur portando avanti spesso una battaglia di retroguardia, non si può non riconoscere a Nitti la sincera e strenua difesa delle idee di una borghesia liberale destinata al tramonto. Del resto, qualche sua intuizione è stata confermata dalla storia successiva, come il pericolo di un potere partitocratico senza limiti che avrebbe avvolto tutta la vita italiana. L’altro grande protagonista del dibattito in Assemblea fu Mario Zotta. Fine giurista cattolico e Consigliere di Stato, intervenne molte volte sulle problematiche della famiglia, riguardanti gli artt. 23, 24 e 25 del progetto iniziale di Costituzione. In tutti i suoi interventi il costituente lucano portò sempre il contributo della sua competenza giuridica, nonché una forte attenzione alla forma, espressione di una grande sensibilità verso la sostanza stessa delle norme. Di qui le sue richieste continue di maggiori precisioni nei testi e di evitare inutili ripetizioni, spesso premessa per interpretazioni non corrette delle disposizioni costituzionali. Anche Aldo Enzo Pignatari portò nel dibattito in Assemblea il bagaglio giuridico della sua formazione. Brillante avvocato potentino, diede un importante contributo sia sul versante squisitamente costituzionale che su quello ordinario di controllo dell’attività di governo, con la difesa specialmente degli interessi delle classi meno abbienti. Per quanto riguarda Vito Reale, proveniente dall’esperienza parlamentare già prima del fascismo, durante i lavori della Costituente appoggiò la proposta nittiana del collegio uninominale per il Senato e si oppose fermamente alla possibilità che 1/3 dei senatori fosse eletto dai Consigli regionali. Il giovane Emilio Colombo, invece, diversamente dalla narrazione dominante, diede un limitato apporto ai lavori della Costituente sugli articoli della Carta, occupandosi prevalentemente dell’attività ordinaria di controllo del Governo nella sua qualità di segretario della quarta commissione per l’esame dei disegni di legge, nonché della proposizione, insieme a Mario Zotta, di alcune interrogazioni. Anche Luigi De Filpo partecipò pochissimo ai lavori dell’Assemblea costituente, poiché l’attività politica lo portò ad essere sottosegretario alle Poste e Telecomunicazione dal 19 luglio 1946 al 2 febbraio 1947 nel II Governo De Gasperi, mentre dal 6 febbraio al 31 maggio 1947 ricoprì l’incarico di sottosegretario all’Agricoltura e Foreste nel III Gabinetto De Gasperi.

 

Mi dica Strazza, lei, oltre a essere uno storico è anche uno giurista, un docente di diritto. La Costituzione italiana ancora affascina gli studenti oppure è considerata un vessillo del passato?

Io penso che tutto dipenda da come la Costituzione viene insegnata alle giovani generazioni. Oggi si continua a celebrare la Carta costituzionale, impedendo un vero dibattito su di essa, come se fosse un simulacro da conservare invece di renderla, viva, palpitante, vicina alla gente. Da un lato la si celebra, dall’altro la classe politica, specialmente quella di governo, fa di tutto per contraddirla. Quello che si dimentica è che la nostra Costituzione non è semplicemente un insieme di norme, seppure alla sommità della piramide dell’ordinamento giuridico, ma è espressione di una filosofia politica e giuridica, nata dalla lotta per la libertà contro tutti i totalitarismi, da un profondo amore per una democrazia fondata su valori di solidarietà civili e sociali. Le norme vanno interpretate alla luce di tutto questo. È lo spirito della Costituzione che deve essere innanzitutto insegnato ai giovani. Ma questo richiede coerenza e non falsa adesione ai valori che ne sono alla base. Ai giovani si insegna con l’esempio non con le parole. Perché essi sono molto bravi a smascherare le falsità.