“Il bando Leader, nato per selezionare le migliori SSL (Strategie di Sviluppo Locale) si è di fatto arenato sulla prima fase di elaborazione delle prime graduatorie provvisorie che non hanno indicato chiaramente quali fossero le migliori, adombrando, da più versanti, seri dubbi sulla legittimità di una sorta di cartello di sigle organizzato per agire su tutti i territori, in modo da limitare il principio della libera concorrenza. A tale riguardo va sottolineata la grave responsabilità e la sospetta decisione degli uffici amministrativi della Regione che, caso unico e senza precedente in Italia su tale materia, hanno di negare l’accesso agli atti del bando precludendo la possibilità di agire in un quadro di chiara trasparenza, che deve essere sempre garantito.” L’UCI di Basilicata non va per il sottile nel denunciare una gestione “ interessata e clientelare” delle azioni del Dipartimento regionale Agricoltura nei programmi di sviluppo rurale ed adombra il sospetto che se è vero che la spesa dell’agricoltura sta correndo, essa corre in direzione di “alcuni specifici soggetti.” Se spendere a tutti i costi significa spendere secondo “ gli opportunismi o i condizionamenti politici”, è meglio andare più piano ed assicurare trasparenza.

A far reagire così duramente l’UCI ci sarebbe  il bando leader per il territorio Vulture-Alto Bradano e soprattutto la mancata selezione del partner, con una decisione del Dipartimento interlocutoria in cui non viene fatta una scelta precisa, creando da un lato una situazione di stallo circa la utilizzazione dei 40 milioni di euro per il sessenni, dall’altro determinando una situazione non trasparente, in cui la discrezionalità rischia di annidarsi.

Poi l’UCI si lancia ad un invito che merita anche esso un doveroso chiarimento dicendo che  “ad evitare il rischio di determinare una situazione di stallo o di carte bollate e contenziosi con inevitabili ricadute negative sui vari territori, è indispensabile che la Regione si adoperi con urgenza, con tutte le parti, per guidare, nei limiti previsti dalle procedure del Bando, una seria azione di confronto, di concertazione e di sintesi, utile anche per fugare la grave eventualità, che su un programma di fondamentale importanza per lo sviluppo dei territori, l’azione amministrativa debba sottostare ed essere modulata secondo gli interessi di chi, sul versante dei fondi in agricoltura, ha non di rado annunciato di voler “andare a comandare”

Una chiosa che va chiarita, come va chiarita la proposta “conciliativa” che l’Unione dei Coltivatori porta avanti: “mettiamoci d’accordo”  ed evitiamo il contenzioso. Come dire: la spartonza prima di tutto. No, mia cara Associazione: se ci sono abusi o interessi privati o interessi politici questi vanno evidenziati senza se e senza ma. Non si può da un lato dire che si privilegiano gli amici e poi chiedere di allargare agli altri ” pro bono pacis”.Non funziona così. r.r