ROCCO ROSA

 

Non credo che sia stato Beppe Grillo a determinare questa svolta nel suo Movimento. Credo che intorno a questa sua collocazione, a padre nobile senza potere, si sia giocata una battaglia silenziosa e dura nella quale l’asse tra Casaleggio Junior e Di Maio abbia prevalso sulla posizione di Grillo determinando un vero e proprio passaggio di mano, avvenuto il quale nessuno ha interesse a fare chiasso, in nome forse di una comune convenienza. Sono supposizioni, anche illazioni se si vuole, ma che servono a dare l’idea di qualcosa che si è giocato al vertice di quella galassia di sigle societarier  e dalla quale la base è stata volutamente esclusa. E’ evidente che ,ad oggi, se solo Grillo facesse un fischio per dire che il Movimento l’ha fondato lui e lo comanda lui, avrebbe almeno l’80 per cento della base . Ma, non averlo fatto e aver anzi messo ,insieme all’investitura a candidato premier anche una delega piena e non revocabile a guidare in prima persona il Movimento in tutti i suoi aspetti, significa che o per stanchezza, o per necessità,  ha accettato di farsi da parte. Cosa che non è piaciuta agli iscritti che, per la velocità con cui si è determinata, non hanno avuto il tempo di accennare ad una reazione: Il che non significa che non ci sarà ma anzi che è probabile che ci sia e in forme anche roboanti. Perché qui in gioco non è la stanchezza di Grillo ma la mutazione genetica data al movimento: non più democrazia virtuale, non più un cranio un voto, non più la base che decide con il mouse. No, la base spazzata via da una piattaforma che quando doveva funzionare per davvero si è rotta in malo modo e oggi  tutto può chiamarsi fuorchè Rousseau, perché adesso essa simboleggia la negazione della democrazia. E al dunque resta un movimento leaderistico in tutto e per tutto uguale a quello di Salvini, con un giovane trentenne che ha saputo fare più di Salvini  e cioè liquidare un capopopolo per prenderne il posto. Dov’è dunque la rivoluzione introdotta dal vaffa day dieci anni fa?: che il potere corrompe le anime, che il desiderio di primeggiare viene prima rispetto a quello di fare squadra, che il fine giustifica i mezzi.  Se su una cosa così basilare come la democrazia dal basso si è avuto questo risultato, di trasformare l’energia di un movimento nel propellente per una persona che si allontana dal mondo dei cinque stelle, come si può pensare che non ci sarà una reazione! E mi fermo qui, non accodandomi a quelli che dicono che il Movimento cinque stelle si è partiticizzato. No, non potrà mai diventare un partito, e se lo diventa sarà ad una sola cifra. Qui il tale e quale show non funziona. Se si pensa che avere la maggioranza delle password significa avere la maggioranza del paese, si è proprio fuori di testa. Renzi, Salvini e Berlusconi hanno visto in faccia milioni di elettori. Ed è per questo che sono andati avanti. Questa è democrazia reale, non virtuale. Mi voglio sbagliare, ma il rospo è troppo grosso stavolta perchè la base grillina possa digerirlo. Se non vince le elezioni, potremmo dire che il tandem s’è sfasciato alla prima vera salita.