LUIGI GILIO
L’amor che canto
L’amor che canto,
non trattiene mai il fiato.
Lungo gli argini del cuore,
si fa grande,
inonda l’aria la sua melodia.
L’amor che canto,
spegne l’ansia
di un altro incontro.
Libera si sente, come un’immagine felice
sferza il vento.
L’amor che canto,
è un sottile dolore.
Una ferita mai guarita, in fondo al petto.
Per l’amor smarrito,
l’amor troppo distante.
L’amor che canto,
trattengo a me,.
Negli occhi persi
il fatal sospiro ancor canto.
Nel firmamento, simile fa mille volatili.
Peraltro mai
il canto finisce.
Perché d’amore il mondo
ancora è gravido;
Neve in primavera
(ora legale)
Son tegole bianche i nostri giorni
di primavera.
Che canti il gallo?
Oh che pungente nell’aria è solo il silenzio?
Lo sgomento e l’illusione!
Fanno cadere la sua leggenda.
Da Venosa giunge l’urlo,
mentre si scioglie al sole
l’ultima neve.
Sono facce chiuse
di anime perse
che diffondono al mondo il proprio delirio.
Son fiero di essere stato eroe di quel Paradiso.
Dove ho trovato amore,
ho dato amore, e, nelle mie giovani leve,
son cresciuto tra la sofferenza e la speranza.
Oggi, mi coglie lo sgomento,
e, null’altro ho da fare, che
cantare più forte il dolore, di quei giovani ragazzi,
a cui, oltre al cuore,
hanno oltraggiato l’anima,
facendo rossa di vergogna,
la candida neve.
