Con tutto il rispetto per le persone, ho l’impressione che questo Governo regionale non tocchi palla alcuna sui grandi problemi. Non lo ha fatto con la risorsa acqua, non l’ha fatto con la rivisitazione del PNRR da parte del Ministro Fitto, non l’ha fatto con l’autonomia differenziata e non l’ha fatto contro questa maldestra riforma della ZES unica di cui stiamo per parlare. Su tutti questi temi, di importanza vitale per la sopravvivenza di una regione interna e scarsamente popolata, il Governo regionale si è limitato a dare il proprio assenso alle decisioni nazionali, neanche tentando di alzare la mano per esprimere qualche dubbio, ma con lo spirito di obbedienza che caratterizza un fedele soldato della maggioranza. Veniamo alla Zes. Come si ricorderà le otto Zes esistenti ruotavano intorno ad altrettanti porti, secondo un ragionamento economico logico e razionale, e cioè che quei territori avevano delle chances da giocare per quanto riguarda i trasporti marittimi, un vantaggio competitivo per aziende dalle grandi dimensioni che esportano prodotti nel mondo. La Basilicata era stata aggregata al porto di Taranto e si poneva come il retroterra logistico di questa operazione, attraverso lo sviluppo dell’agroindustria , con la grande piattaforma logistica di Ferrandina, attraverso il polo del salotto, la stessa siderurgia che si muove lungo l’asse Taranto-Potenza, l’automotive di Melfi. Su questo obiettivo, il commissartio della Zes jonica, Floriana Gallucci, si era messa al lavoro per redigere il primo piano strategico, ma non c’è stato il tempo di predisporlo che il Governo ha cambiato le carte in tavola, accorpando le otto Zes in una e creando una sorta di Cassa per il Mezzogiorno senza soldi. Una centralizzazione che non ha né capo né coda, perché non va a fortificare le aree già attrezzate ma consente ad eventuali investitori di allocare la propria azienda in un luogo qualsiasi, nè tantomento risponde alla logica della semplificazione amministrativa perchè viene creato un unico sportello digitale per le attività produttive, con tutti i problemi che verranno al pettine quando si tratterà di rispettare la pianificazione urbanistica dei Comuni ( una cosa sono le aree industriali che godono di una specifica disciplina urbanistica , altra è fare i conti con i singoli Comuni per le licenze a costruire) . Illustri economisti si sono espressi negativamente su questa riforma Meloni e l’argomento maggiormente evidenziato è che l’esperienza internazionale delle Zes ha dimostrato che hanno maggiore probabilità di successo quelle che sorgono su aree limitate e dalle caratteristiche ben definite, strettamente collegate a nodi di interscambio. Inutile dire che questa rivoluzione ha un solo obiettivo vero: quello di centralizzare tutte le decisioni circa le varie allocazioni industriali, come dimostrano i tet a tet della Meloni con il miliardario Musk e con i dirigenti del plurimiliardario fondo di investimento americano di cui parlano le cronache. Non è un caso che il piano strategico affidatp alla cosidetta struttura di missione ancora non c’è e quindi non sono indicati i settori, non sono indicati gli interventi prioritari, non è abbozzata nemmeno quella politica industriale che dovrebbe sottendere allo stesso piano strategico. Due sono le cose che sappiamo: a) che le scelte le farà il Governo e b) che la struttura di missione sarà stazione appaltante di tutti gli investimenti del PNRR. Ecco dunque, se si vuole capire il perché di tutta questa rivoluzione, basta fare due più due. Quanto poi alla cosidetta Zes Cultura, bisognerà capire quale progetto potrà essere in grado di portare un investimento produttivo di una certa portata. Una nuova cinecittà? Una grande azienda per la digitalizzazione delle opere d’arte nel mondo.? Nessuno ne parla, nessun posto dove si possa fare una discussione su quello che conviene. Si finirà con un progetto che sarà un obolo per questa povera regione finita in disgrazia. Continuate a battere le mani ai vincitori, vedrete il regalo che vi faranno! Rocco Rosa
L’ULTIMA FREGATURA CHIAMATA ZES UNICA
