Un fatto è certo. Da questo Pd lucano non c’è da aspettarsi niente di nuovo . Ad onta del nuovo Amministratore delegato, l’azienda non cambia la sua offerta. Ha evitato il default, si è ridimensionata ,ma ha mantenuto ben saldo l’assetto societario e si muove nel segno delle continuità. L’assetto societario ha deciso di affiancare l’amministratore unico con due fedelissimi , uno per provincia , Lospinoso e Scarnato, due volti puliti che rappresentano il meglio che il passato ha prodotto in termini di onesta collaborazione. Che significa tutto questo? Semplicemente che chi si aspettava un ricambio generazionale, un rinnovamento profondo e un rivoluzionamento dei quadri, si deve presto ravvedere. Chi entra per portare l’aria nuova in questa società, o parla con I numeri di un consenso personale, oppure è destinato a chiedere al massimo un posto a tavola nel salotto che controlla il partito. E di questo stiamo parlando. Di un partito che si riorganizza ancora una volta intorno a quelli che contano e che si apprestano a giocare l’ennesima partita per rimanere al comando. La novità di questa volta è la consapevolezza che se si rompe l’assetto societario non ce n’è per nessuno , il gioco si è ristretto troppo e senza un accordo che tenga uniti chi tiene I voti, c’è il serio rischio di perdere il giro finale. Che dopo lo stravolgimento elettorale alla Regione , I dem potessero ritrovarsi ancora in piedi, in pochi l’avrebbero pensato. Il miracolo è tutto dovuto agli avversari che hanno fatto di tuto per far rimpiangere chi c’era prima, arrivando ad una situazione di degrado istituzionale che sta offendendo la democrazia rappresentativa, scambiando le istituzioni per tavoli dove si gioca d’azzardo. In questi tre anni ,l’acqua che è passata sotto i ponti ha reso più pulita l’immagine di chi ha governato prima e sono aumentate le possibilità di riportare il Pd come punto di aggregazione di una coalizione alternativa. Ma la condizione è che non ci sia una alterazione del quadro di comando e che un intervento romano non produca nuove divisioni e lacerazioni. Il rinnovamento è un processo che non è legato all’apparizione di un nuovo volto sulla scena, a meno che questi non lavori per cambiare dal basso la situazione, come sempre è avvenuto nel passato. E finora si è visto poco, anche perchè, onestamente il rinnovamento, vero richiede pazienza e tenacia, nonchè molta capacità di lavoro e altrettanto tempo a disposizione. Chi oggi pretende di rappresentare, semplicemente per intercessione romana, il nuovo senza contarsi sul piano del consenso di partito, non fa che preparare una nuova debacle. Basta perdere un pezzo di quelli che mantengono il consenso sul piano personale e il PD va verso l’insignificanza totale. Dispiace , ma è così: le leadership si costruiscono , non si cooptano. Rocco Rosa
L’ULTIMO POKER IN CASA PD
