Vorrei consigliare ai ‘ lettori curiosi’ di visitare e sfogliare questo prezioso sito: www.mariateresagreco.it(che si cerca nel link in alto e non dentro ‘google’) per una serie di motivi culturali e di utile apprendimento. Attraverso la visita al sito si potrà entrare in un mondo di parole, cariche di storia, entrando nei racconti dei vocabolari e nelle indicazioni territoriali, che variamente utilizziamo per muoverci e descrivere i nostri territori, urbani e rurali. Maria T. Greco, mentre insegnava a Napoli, fra 1975 e 2000, si collegò con università e centri di dialettologia, iniziando a produrre, dal 1982 al 2020, sulla base di quella preparazione contestuale, una serie di saggi, apprezzati quanto illuminanti, muovendosi con la forza dell’alpinista, che scala da sé, da solo, con la forza della picozza (come poetava Pascoli, esaltando il volontarismo individualista). Frequentandola, la si poteva sentir dire sempre che era stanca, che non ce la faceva e non era questione di esilità fisica ma di spessore della volontà e del lavoro immane programmato. Dal punto di vista delle tecniche di studio, la Greco è maturata nel passaggio del lavoro di schede alla compilazione attraverso il computer. Quando iniziai a visitare, sul finire degli anni Ottanta, il suo attico, per altri un suppigno, alle Cappuccinelle, con ampio terrazzo, che da sotto piazza Mazzini ti faceva sembrare di essere seduti nel golfo, lei mi suggeriva di portarle in regalo una balla di terreno per le fioriere (il quinto piano era senza ascensore), e lì incontravi Giulia e Nicola De Blasi o L. Chiappinelli o giovani studiose dotate di volontà e richiedenti consigli per tesi. La casa era disseminata di scatole di scarpe, in cui erano allocate le benedette schede, in ordine alfabetico. Tutta la casa era organizzata in funzione dei suoi studi; essenziale la cucina dove preparava i suoi thé; francescano il basso letto che l’accoglieva, con il cielo che entrava dalle finestre. Le notti delle “Estate a Napoli” veniva massacrata dai suoni dei concerti, di jazz e rock, che inondavano i crinali ad anfiteatro, sottomil Corso. Da quella formazione e reclusorio creativo uscì la ‘Toponomastica di Marsico’ (1992) che mi guidò a comporre sia riaccorpando le schede estratte dall’onciario e sia annotando le forme dialettali, che Lei ricavò da un viaggio a Marsico oltre che dalla mia voce ( es. , sia ‘masseria’ e sia ‘massaria’), forme che empiricamente accettava, nella apparente duplicità, perché così vivevano nel parlato, che si moltiplicava di varianti. Ma l’opera mirabile che lasciò ammirati di meraviglia fu il ‘Dizionario di Picerno e Tito’ (1990), fondamentale non solo per quei due (nativi e cari) paesi, in quanto oltre al lessico, come notò Alberto Varvaro, risultavano riportate le strutture sintattiche, intere forme espressive, che restano un modello per successive raccolte (ed infatti Rainer Bigalke, per la II ediz. del suo “Nuovo Vocaboraio”,2007, inserì 530 vocaboli ricavati da quello della Greco). Opera di più ampio successo fu il suo lavoro sulla ‘parlèsia’:”I vagabondi.Il Gergo. I posteggiatori”, che meritò premi e l’attenzione di P. Camporesi e G. B. Squarotti. Uno sguardo femminista le permise di illuminare la ‘Storia di Maria’, microstoria della centralità della donna nelle strutture sociali meridionali, protagonista del lavoro, dell’alimentazione e della trasmissione della cultura (come si evince dalle immagini che costellano quel sito, impreziosito anche da quadri). In amicizia con Mario Romeo, docente, politico e poeta, contribuì alla ripresa di Picerno, dopo il grande sisma. Passionaria in politica, dagli esperimenti d’educazione civile della plebe napoletana di Montesanto, la Greco verificò le proprie durezze con le corazze altrui, producendo scintille e sconfitte produttive. Fra 2001 e 2003 pubblica quindici volumi di toponomastica dei comuni della valle Marmo- Platano e Melandro, guidando e formando una schiera di giovani di quelle comunità. Notevoli i due lavori inediti che si possono leggere e scaricare da questo sito, riguardanti la toponomastica storica di Tito e di Picerno, elaborata dagli onciari del 1753 3 1772, valido modello per nuovi studi e repertori storico-linguistici di un Sud variegato e ricco, questo sì, di varianti lessicali e di stratigrafie culturali che si innestano alla Tradizione d’Europa.