Sbaglia chi pensa che le relazioni riservate tra politica e magistratura siano di oggi. La storia recente di questo Paese ha messo in vetrina tanti e tanti episodi che hanno segnato la cosidetta prima Repubblica , vale per tutti il rapporto tra Andreotti e quel giudice romano definito l’ammazzasentenze. Le nomine dei procuratori nelle diverse sedi giudiziarie hanno sempre destato l’interesse e l’intervento dei politici, ma solo nel senso di portare in posti delicati persone equilibrate, perchè il potere di un magistrato inquirente  in particolari condizioni poteva diventare strapotere. Chi ha una memoria che abbraccia gli ultimi sessant’anni sa che ,grosso modo,  Magistratura, Università e Giornalismo erano l’oggetto del desiderio di tanta gente di sinistra fino a diventare via via i luoghi in cui si esercitava un contropotere. Con il degrado morale che ha interessato tutta la società italiana, quella che prima era dettato da una necessità di stare nei ruoli che la Costituzione assegnava , poi è diventata convenienza a confondere i ruoli in nome di reciproci vantaggi, chi di protezione, chi di carriera, chi di impunità a delinquere. Le relazioni riservate si sono trasformate, in moltisimi casi, in collusione, cioè un modo per andare d’accordo sotto il tavolo , mantenendo la facciata della divisione dei poteri. Lo scandalo Lotti , nella sua straordinaria potenza esplosiva, ha avuto il merito di polverizzare l’ultima vera roccaforte di potere, togliendole tutta l’aura di severità, giustizia e imparzialità e condannandola ad essere esattamente come la politica, con i suoi peccati, i suoi misfatti, le sue povertà morali, i suoi buoni ( pochi) e cattivi (molti). Sentenze comprate, sentenze aggiustate, faldoni spariti,  inchieste spiate, carriere stroncate, persone delegittimate. Improvvisamente la Giustizia è apparsa non al di sopra, ma dentro, in mezzo e finanche un gradino sotto la politica  perchè rispetto ad essa aveva un obbligo di controllo e invece si è lasciata controllare. Alla luce di questo mercimonio, chi si fida più di un Giudice ? Chi non si pone l’interrogativo se rispetto ad una decisione  il giudice non si sia fatto condizionare o comprare, con soldi all’estero, viaggi spesati, o semplicemente percorsi di carriera accelerati e facilitati? E questa improvvisa debolezza di un organo costituzionale interviene in un momento storico nel quale forti sono le spinte a cambiare i cardini del sistema democratico, con il recondito pensiero di privilegiare un solo potere su tutti e cioè quello esecutivo. Se i pesi e i contrappesi non funzionano, togliamoli, sarà questo il prossimo passaggio dialettico di chi mira a combattere il degrado delle istituzioni semplicemente tornando all’uomo forte. E’ da questa consapevolezza che deve nascere un nuovo fronte di risposta democratica:  riportare il tutto dentro le regole. Che debbono riguardare il divieto dei magistrati da operare nei luoghi di nascita, la rotazione triennale degli incarichi, la trasparenza nelle promozioni su basi curriculari, l’intensificazione dell’attività ispettiva. Una proposta coraggiosa che venga dalla stessa MAGISTRATURA COME ATTO DI CORAGGIO E DI ONESTA’.  Se non ci sono queste regole, vuol dire si vuole ancora una volta nascondere la testa sotto la sabbia. Rocco Rosa