F come FETICISMO – Dicesi feticismo la manifestazione inconsapevole di esagerato attaccamento a oggetti del tutto insignificanti, anzi spesso rivoltanti, che però hanno un legame di un qualche genere con l’oggetto del nostro amore, e quindi rappresentano ai nostri occhi amuleti magici che ci tengono in contatto con esso.
Per capire quanto fonda possa essere la perversione, tenete conto che mi è capitato di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di conservare le cicche delle sigarette fumate sul mio terrazzo, meditando brevemente, quando per caso le ho viste – non esco spesso, sul terrazzo – di metterle sotto vetro per conservarle. L’episodio assume una sfumatura CSI se considerate che siccome io non fumo, a casa non ho posacenere. E quindi ogni volta che egli ha fumato, è stato dotato di un bicchiere di plastica con un dito di acqua sul fondo per spegnere cenere e cicca. Ne deriva che le cicche in questione erano ammollate e semi disfatte da svariati giorni di permanenza nel fondo umido del bicchiere. Ma, appunto, trattasi di perversione, se no non staremmo qui a parlarne.
L’idea che qualche traccia di DNA dell’amato bene sia presente nella vostra casa quando lui ormai è svanito da un pezzo, dite la verità, vi tenta. Vale anche per le lenzuola e le coperte, per il copridivano sul quale si è steso, per le cose che ha toccato o per la vostra maglietta che ha per emergenza indossato. O – caso più comune – vale per un SUO capo di abbigliamento lasciato a prendere polvere nel vostro armadio. Ma anche per conti di ristorante e – sì, sempre io – scontrini di bar nei quali ho evidenziato data e ora.
(Poi li ho buttati. Tranquille.)
Così come si estende agli oggetti, in modo del tutto incongruo, l’amore, così può estendersi l’odio, in una spirale discendente al fondo della quale si fatica a distinguere il feticismo amoroso dalle pratiche vodoo. Una tarda sera di molti anni fa, nell’appartamento da studentesse che occupavamo, io ed altre due malcapitate siamo state svegliate da un rumore di cose che si spezzavano, un rumore di plastica in frantumi. Bastò seguire il rumore per verificare che si trattava della quarta di noi che in cucina faceva a pezzi una audiocassetta, usando le mani, i piedi, e vari corpi contundenti, e non contenta cercava di bruciare il nastro con un accendino, a rischio della sua e della nostra incolumità. L’audiocassetta, ovviamente, aveva rappresentato il momento più alto della sua storia con un uomo, malamente finita qualche giorno prima. Il tentativo di mandarla a fuoco, e con essa l’intero appartamento, era l’estremo sfregio per una sofferenza di cui comprendevo benissimo – già allora – la portata.
Rimedi – Per il feticismo esistono solo rimedi preventivi: nel corso della vostra storia d’amore, vera o presunta che sia, non conservate mai nulla. Restituite le magliette, lavate subito lenzuola e copridivani, non accettate regali di alcun genere, buttate conti e scontrini, dépliant e mappe, e non fategli toccare niente, anzi non fatelo mai venire a casa vostra. Troppo radicale? Può darsi. Ma un giorno mi ringrazierete.
O come ODORI (E PROFUMI) – Pare che gli odori abbiano un potere evocativo di gran lunga superiore a quello della vista o dell’udito, perché legati prevalentemente a comportamenti antichi e istintivi, quando non avevamo ancora acquisito la posizione eretta e viaggiavamo col naso quasi a livello del suolo, dove gli odori tendono ad essere più forti perché spesso più pesanti dell’aria.
Tanti anni fa tornavo a casa in motorino, facendo sempre la stessa strada per cercare di incontrare quel ragazzo che mi piaceva tanto e non mi degnava di uno guardo. Passavo vicino ad una lunga siepe di fiori bianchi, forse biancospino, che in tarda primavera, col caldo, tende ad assumere un odore dolciastro e un po’ marcio, decomposto, non gradevolissimo. Lo aspiravo a fondo, associandolo alla mia tristezza e sensazione di inadeguatezza. Da quei giorni, non riesco più a passare vicino ad una pianta di biancospino senza intristirmi all’istante, e senza alcun motivo, se non il riaffiorare di quel ricordo di blanda sofferenza.
E ancora, molti anni dopo, già adulta: andavo a correre per le vie del quartiere, dopo aver chiuso una lunga storia tormentata, nel corso della quale avevo sperimentato – ironia del destino – una gioiosa convivenza, fatta anche di piccole incombenze casalinghe. Lavare il bucato in lavatrice, e stendere i panni puliti al sole, ad esempio. Erano passati alcuni mesi, ero certa di stare bene, di averlo superato. Ma nel mio tragitto per il jogging c’erano balconi, dotati di fili e mollette. Quando sono passata davanti alle lenzuola lavate da una ignota ed incolpevole padrona di casa che usava – evidentemente – lo stesso detersivo che usavo io in quei mesi felici, quel particolare odore di bucato pulito mi ha colpita come una frustata. Mi sono fermata, ansimante per la corsa, mi sono piegata sulle ginocchia e senza sapere perché mi sono messa a piangere.
Ma anche prima di cominciare a sospirare per amori difficili, gli odori c’entrano.
“Nella mia vita, io incontro milioni di corpi; di questi milioni, io posso desiderarne delle centinaia; ma, di queste centinaia, io ne amo uno solo” (Roland Barthes, Frammenti di un discorso amoroso).
Pare che quello che fa la differenza fra i corpi incontrati e desiderati, e quelli amati, sia l’odore: un odore segreto, non percepibile dai sensi vigili, una chimica dei ferormoni. Messaggeri chimici che hanno lo scopo di trasmettere informazioni tra individui della stessa specie. Non è dato sapere per quale esatto motivo i ferormoni di un altro essere umano ci attraggano facendoci perdere completamente il senno, e quelli di altri ottengano effetti meno dirompenti, o non ne ottengano affatto. Ma insomma innamorarsi è questione di naso, e soprattutto è questione che non ha nulla a che vedere con la nostra volontà. I ferormoni arrivano alla parte più interna delle fosse nasali, senza che possiamo fermarli, e siamo fottute.
Rimedi – Mi spiace, non ne esistono, a meno che non soffriate di anosmia o non giriate con una molletta da nuoto sincronizzato sul naso, rassegnandovi a respirare con la bocca. Riconoscerete quell’odore fra mille e sempre vi farà sussultare. Potete solo esercitare la dissimulazione e la noncuranza, alzando e/o arricciando il naso in un gesto snob di schifato disinteresse, mentre dentro di voi Circe, Calypso e Medea urlano tutte insieme la loro impotenza.
