Il fascino dell’esplorazione: La Grotta del Dragone
La Grotta del Dragone è la maggiore grotta della Basilicata ed una delle più belle. L’ingresso è ad 8 metri sul livello del mare a pochi passi dalla costa di Acquafredda. La sua prima esplorazione risale al 1956, ad opera di Pietro Parenzan che, successivamente, l’ha descritta, per il solo tratto iniziale, nel suo Libro Tenebre Luminose nel 1957.
L’esplorazione della grotta del Dragone è riservata a speleologi ricchi di esperienza in grado di valutare bene i rischi che può comportare una cavità che in poche ore va in piena. Persino i primi metri della grotta possono essere pericolosi per chi non ha dimestichezza con la speleologia. Dal canyon, lungo circa 400 metri, si giunge ad una nuova strettoia, allargata con tanto lavoro dagli speleologi, è uno dei passaggi più difficili della cavità. Alcuni metri che vanno superati facendo qualche contorsionismo. Questo passaggio è stato chiamato: “La vergine”. Superata la strettoia gli ambienti si allargano per qualche decina di metri per poi restringersi nuovamente. Una serie di cunicoli che si intersecano tra di loro creano il “Labirinto del Dragone”, procedendo sempre nel cunicolo più ampio si giunge, ribassandosi di quota, fino ad una ampia sala quasi interamente invasa dall’acqua. Su un lato un abbondante accumulo di sabbia ha creato una spiaggia che nulla ha da invidiare a quelle tipiche della costa marateota. Un solo particolare: non c’è il sole. Rimane, comunque, un ottimo punto per ritemprarsi e riposare prima di continuare l’esplorazione della cavità. Dal lago parte un piccolo cunicolo, che va attraversato quasi completamente immersi nell’acqua, pochi metri, ma difficoltosi. Superato questo tratto si giunge nella parte più bella della grotta: ambienti molto più ampi, scompare quasi del tutto l’acqua e le concrezioni abbelliscono con drappeggi e festoni ogni angolo della cavità. Cunicoli e gallerie sotterranee cominciano a rialzarsi in quota portandosi fino ad una area dove l’acqua non invade più gli ambienti. Si prosegue così per circa un chilometro e mezzo, superando nel contempo altre sale abbastanza ampie e riccamente concrezionate. Dall’ultima sala si dipartono altri cunicoli e gallerie non ancora esplorate perché non tutti gli anni l’acqua consente il passaggio oltre il lago. Alla fine del secolo scorso, per un probabile inquinamento ambientale, poi risoltosi, l’esplorazione è resa ancora più problematica. Un consiglio: Grotta esplorabile solo se accompagnati da esperti speleologi.
