La classe politica lucana non ha mai messo sotto i riflettori la manutenzione delle opere , forse considerandola un costo che non produce consensi o semplicemente considerandola una spesa poco produttiva in generale. E questo disinteresse si riverbera nelle amministrazioni sub regionali o nelle aziende di servizio, a parte l’Anas che ,nel contratto di programma con la regione, si è preoccupata di rivedere l’intero tracciato della Basentana vecchio di cinquantanni. Non l’ha Fatto l’Ente irrigazione, ora Eipli, per le dighe, non la Provincia , rimasta a corto di soldi, per le strade interne e per gli edifici scolastici. L’esempio più eclatante è però dato dall’Acquedotto lucano che da anni sopporta una perdita idrica di quasi il sessanta per cento per le sue conduttore obsolete , la sua rete fatiscente e il ritardo con cui si interviene nelle riparazioni. La stessa prassi riguarda i depuratori , passati alla gestione dell’Ente, per i quali ci sono pochi soldi per la manutenzione ordinaria e straordinaria.
Il problema, drammaticamente evidenziato dalla vicenda di Maratea, obbliga il vertice istituzionale regionale a tracciare una linea nuova rispetto al passato. Ed a farlo con atti precisi, che individuino correttivi nel perseguimento degli obiettivi aziendali, definiscano le responsabilità individuali nel caso di inosservanza e sopratutto investano nella buona tenuta delle opere esistente almeno in misura analoga alle opere nuove da fare.
La programmazione triennale degli interventi degli enti operativi deve costituire il punto di riferimento per tutti : deve passare per il Consiglio regionale in maniera da rendere chiara a tutti la individuazione delle priorità , sottraendole finalmente ad una gestione discrezionale e padronale, e deve corredarsi di strumenti nuovi che riguardano gli appalti, le imprese di fiducia, la gestione territoriale delle manutenzioni.
Ben venga l’accertamento delle responsabilità per quanto riguarda Maratea, perchè il danno d’immagine è stato enorme e ha, in un solo colpo, annullato gli sforzi che nell’intera legislatura passata sono stati fatti per porre questa bella località sotto gli occhi del Mondo. Ma il fatto non può risolversi con un’altra toppa provvisoria, o affidandosi alla Provvidenza, ma deve obbligare a guardare al problema da tutti i lati, per evitare che un amministratore possa dire alla politica: mi avete dato i compiti ma non mi avete i soldi per realizzarli.
Ultima annotazione riguarda la particolare attenzione da dare ai territori e alle città che producono turismo e che non si possono permettere il lusso di disservizi e di carenze: le bandiere blu non escono da un gioco ai bussolotti,ma da una pianificazione attenta scrupolosa di quello che rende un mare pulito e una località vivibile. Per queste località ci vuole un piano specifico di intervento e sorveglianza, da costruire insieme ai Sindaci, alle associazioni ambientaliste ,ai responsabili degli uffici e delle aziende interessate ai servizi. Visto che è successo un disastro, cerchiamo almeno di reagire con serietà Rocco Rosa
