Nel romanzo di Murrali parlano di lei diciannove coetanei
di Antonio Lotierzo
Seguire il narratore Eugenio Murrali procura una doppia felicità: consente di entrare nella accattivante biografia di Margherite Yourcenar ed immette in un metodo di lavoro ricostruttivo che inventa i linguaggi di circa una ventina di personaggi dalle cui diverse ma convergenti specole si irradia luce sulla vita di Marguerite. L’autore Murrali, poi, si alterna a queste voci e dice la sua, portandoci in giro nei posti della scrittrice che insegue con sconfinata ammirazione ed ecco le minute notazioni su Belgio e Francia, sul Mont-Noir, su Lille, sull’Olanda, su Parigi, sulla Svizzera, su Tivoli, su paesi mediterranei, sull’America ( dove emigra nel 1939 sfuggendo alla guerra nazista) e specie sul Maine e la villa detta Petite Plaisance. Murrali racconta delle proprie spese di viaggio e fa rivivere, con leggerezza e partecipazione emotiva, quei luoghi perché Lei ‘ è stata qui’. Il racconto inizia dal medico che, facendo partorire Margherite, quel’8 giugno 1903, si rende conto della fragilità dei lacerati tessuti ed infettati del ventre della madre Fernande, che morirà, non senza aver scritto al marito una lunga lettera, inventata da Murrali, in cui sostiene che “volevo soltanto essere felice.(…)La felicità è consistita in una serie discontinua di parabole fulminee.(…)La tua affabilità e la tua cortesia non mi hanno fatto innamorare, ma mi hanno accolta, perché nella realtà le relazioni sono più questione di spazio e di ascolto che di passione struggente.(…) La Riviera, la Svizzera, i laghi italiani, la laguna di Venezia, l’Austria, la Boemia, Parigi, Lourdes sono stati luoghi di passaggi e a volte di ritorni, spazi di sensi e di libertà, palestre per esercitarsi a limiti dell’essere felici.(Ma un) giorno d’autunno Marguerite ha iniziato a farsi largo dentro di me, i viaggi sono finiti(…).Avrei tanto da dirti ancora, ma mi prende il torpore(…) Io volevo soltanto essere felice, Michel, ma non si possono mettere le redini al destino.(p.30) Michel René è il padre cinquantenne di Margherite che, dopo la morte di Fernande, si sposterà nella casa delle Fiandre, nel Mont-Noir, della nonna, della ‘cattiva’ ‘ la castellana’ Noémi perché controlla che il patrimonio non venga sciupato dal figlio cicala con manovre finanziarie imprudenti e coltiva il buon gusto di conservare i beni. Noémi, dopo l’estate, prende con sé Michel e Margherite nella casa di Lille, la brumosa, ordinandone la vita con severità ed evitando sperperi. Poco tempo dopo padre e figlia saranno ospitati da una compagna di collegio della mamma, Jeanne, in Olanda, una donna intelligente e piena di bontà, che eserciterà una notevole influenza su Margherite, che le dedicherà sette sonetti, scrivendole grata che ‘la bellezza del mondo ha il vostro volto’.
Eugenio Murrali
L’infanzia della Yourcenar è narrata attraverso la voce di Barbe, che l’accudisce. ‘Margurite è buona, i suoi abbracci fanno volare via i brutti pensieri. Un dono magico delle sue pupille legge dentro la pelle, quando ci scorre dentro qualche tristezza’(p.77) I giochi sull’erba nei parchi, sotto gli alberi, le abetaie, i pic-nic, la conoscenza dei fiori, il vento, una capretta e i conigli, un pony: ‘ tutto quello che abita la natura è prezioso’. E’ la sua prima famiglia. La religione ha un ruolo importante; a s. Giovanni ci si traveste in una processione; lei crede negli angeli e prega con concentrazione. Nelle conversazioni il padre si rivolge a lei come fosse un compagno di antica data, come se volesse allattare questa figlia con le sue parole. E lei recita le poesie che lui le insegna, suscitando tenerezza e divertimento. Ma, alla morte della nonna, il castello di Mont-Noir è venduto e ci si trasferisce a Parigi prima e, poi, con la prima guerra mondiale, si passa a Londra. E la guerra non dura pochi mesi, come era convinzione, inoltre cambia tutto, termina una condizione di vita, crolla una cultura sociale. A ventuno anni lei vive con il padre Michel in Svizzera e per il compleanno visitano Villa Adriana a Tivoli, è il 1924 e la Yourcenar contesta il fascismo, esalta l’oppositore Matteotti e, nel contempo, inizia a meditare o sognare il testo e la ‘voce’(punto di vista geniale, che ripercorre la sua vita, in una lunga lettera all’erede Marco Aurelio) che confluirà in ‘Le memorie di Adriano’, aggirandosi “leggèra tra le rovine come una divinità dal sorriso arcaico”. Ritornandovi nel 1952, si indignerà contro la ‘desacralizzazione della villa’, contro gli speculatori edilizi, perché “ non vi è nulla di più fragile dell’equilibrio dei bei luoghi” ed oggi, a Murrali la “ campagna tiburtina (appare) invasa di case inutili in un Paese sempre più spopolato”. Fra quell’aria ‘mitissima e salutare’, frizzante, fra gli ulivi e i vigneti, che rinviano ai disegni del Piranesi, Murrali riporta un pensiero di Adriano(-Yourcenar):”Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire. Ho ricostruito molto: e ricostruire significa collaborare con il tempo nel suo aspetto di ‘passato’, coglierne lo spirito o modificarlo, protenderlo, quasi, verso un più lungo avvenire; significa scoprire sotto le pietre il segreto delle sorgenti”(p.104) Nel gennaio1929 muore il padre Michel, esce dal ‘labirinto del mondo’, sapendo che ‘non siamo di qui’ e che la ‘vita è qualcosa di più della poesia; è qualcosa di più della fisiologia e persino della morale’. Murrali si diffonde sui rapporti con André Fraigneau e il poeta greco Andreas Embricos; tratteggia le controverse ereditarie; ci fa presenta Grace Frick che, dal 1937 in poi, entra nella vita, poi americana, della Yourcenar: la ‘buona sorte di incontrarsi, la terapia del comprendersi, l’allegria del condividere (…) i giorni dell’amore’.
L’amore omosessuale è sempre nella Yourcenar narrato come amore e basta, sempre è un legame lucente, sempre si accompagna alla seduzione dell’intelligenza, alla forza della parola, alla cultura profonda. In Fuochi scrive questo messaggio:’ Ho toccato il fondo.
