“Il no non può vincere, in Lombardia vincerà sicuramente il sì, i lombardi sono gente concreta””. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, ai microfoni di Radio 24. Quanto all’ipotesi di sue dimissioni di fronte all’eventuale vittoria del no, ha aggiunto: “”No, non lo dico, perché questo non è il referendum di Roberto Maroni, non è una questione personale, è il referendum dei lombardi, per cui io non lego il referendum a quello che succederà a Roberto Maroni, lego il referendum a quello che succede alle imprese e ai cittadini lombardi, di questo mi preoccupo”” ha concluso.

Ogni tanto basta un’inezia per capire una persona. Ad un giornalista che gli chiedeva se dovesse dimettersi in caso di vittoria del no, il Governatore della lombardia ha detto che lui non c’entra. E lo ha detto a) senza capire che per come è impostato il referendum è impossibile che c he vinca no ; b) senza vergognarsi di apparire come uno che getta il sasso e nasconde la mano. Si perché questo referendum è una iniziativa strampalata , demagogica e per fini elettoralistici e potrebbe addirittura configurarsi come un colossale danno erariale. Roba di milioni e milioni, a cominciare dall’acquisto di 24 mila tablet per un voto elettronico che vuole dare il segno della modernità e che invece è solo un tentativo ultimo di portare l’esito nel retrocucina per adornare il piatto in caso di necessità.

Che la corte dei Conti lombarda debba intervenire, lo dice ogni passaggio dell’iter di questo referendum. Vediamone alcuni :

  • il referendum, per la richiesta di maggiore autonomia nelle materie è uno strumento inutile: bastava che cinque regioni avessero prodotto una proposta di legge per obbligare il Parlamento a decidere in un senso o nell’altro. Perché ufficialmente non è una legge di riforma costituzionale ma di regolazione di pezzi di materie in comune ( l’ambiente ecc.). Se non fosse così, sarebbe un referendum anticostituzionale perché, come in Catalogna, chiedono di cancellare l’unità del Paese.
  • Che sia un fatto personale e di vantaggio politico lo dimostra il fatto che un presidente della regione non lascia i cittadini liberi di scegliere, ma li bombarda di propaganda e di pubblicità per il Si, pubblicità, si badi bene, non fatta con i soldi del comitato promotore, ma con i soldi della regione, al punto che anche un cittadino che vuole votare no contribuisce di fatto alle spese per il si. Un Presidente che copre il Pirellone di striscioni e cartelloni per l’autonomia , non solo non è imparziale ma si mette a capo di una tesi coinvolgendo l’intera istituzione regionale
  • E’ un referendum che gioca sull’equivoco: formalmente chiede più autonomia in alcune materie, ma sostanzialmente chiede che le entrate fiscali rimangano sul territorio. Lo testimoniano centinaia di interviste nelle quali parla di Lombardia che da sola sarebbe la quinta potenzxa economica del continente, il Sud che , “se vinciamo, non lo lasceremo solo, ma lo aiuteremo …ecc.. Insomma , se ci fosse una magistratura penale ed una contabile che prestasse attenzione a questa vergognosa faccenda ci sarebbero : a) rilievi penali per un voto di scambio ( promettere una convenienza successiva: i soldi a casa nostra) , b) il rilievo contabile di danno erariale, per tutto lo sperpero in pubblicità, propaganda, libretti, televisioni private, grafici, tipografie , uffici stampa per una consultazione che non ha il crisma dei referendum costituzionalmente legittimi. Rocco Rosa