teresa-lettieriTERESA LETTIERI

L’otto marzo è ormai trascorso da una settimana così come lo sono i commenti, le critiche, le iniziative, le lotte, spesso tra donne. Ognuno ha ritenuto di attraversarlo come meglio ha creduto in nome di un ideale, di una mission, di un obiettivo seppure piccolo destreggiandosi tra scioperi, convegni ed incontri su tematismi diversi, dal lavoro alla violenza. Una iniziativa tracciata dalla stampa nazionale e realizzata a Lecce ha riguardato le malate oncologiche che, presso l’ospedale Fazzi, hanno trascorso una giornata a “farsi belle” tra trucchi, capelli, meches e turbanti, smalto rosso e french. “Io M’Arzo e l’Otto ogni giorno” il titolo di questa giornata promossa dalla Asl e dall’Associazione “Cuore e mani aperte verso chi soffre” che hanno realizzato nel polo oncologico una mini-SPA “A sua immagine” per consentire alle donne in percorso chemioterapico di prendersi cura del proprio corpo dall’esterno. In realtà, la giornata è rientrata nell’ambito di una serie di attività estetiche che, da dicembre 2016 in circa 100 ore di attività, hanno collezionato pressappoco 67 trattamenti.  Occuparsi del proprio aspetto durante la malattia oncologica diventa per una donna davveroimpensabile, soprattutto per quelle patologie che, oltre alla chirurgia spesso invasiva, sono accompagnate da cure anti-tumorali a volte ancora più devastanti della malattia stessa. La perdita dei capelli, ad esempio, a seguito della chemio è il primo e forse vero contatto reale con la patologia. E’ il primo “confronto” che, purtroppo, si consuma su uno degli elementi estetici più cari ad una donna. Munirsi di parrucca, di cappelli o foulards non è operazione semplice, soprattutto dal punto di vista psicologico come è facile immaginarsi. Ci si confronta con una immagine lontana da quella alla quale si è abituati e si subiscono gli  occhi inquisitori di chi osserva( e a volte anche le domande indiscrete). L’accettazione del sé è complicata dai numerosi quesiti che sorgono spontanei lungo il decorso,incerto e spesso inficiato da recidive, delle cure e da altre difficoltà che continuano a minare la già fragile stabilità emotiva e fisica.  Prendersi cura di sé, quindi, pur essendo una delle opzioni difficilmente contemplate da una donna che ha obiettivamente altro a cui pensare può diventare, al contrario, uno dei “ganci” verso una graduale risalita dell’umore e dello stato psicologico generale. Guardarsi allo specchio  e rivedere una donna che, seppure in trattamento terapeutico, continua a “conservare” i requisiti estetici che le appartengonopuò diventare una terapia di sostegno, importante quanto quelle previste dal protocollo medico. La sperimentazione, già avviata in altre regioni italiane, rappresenterebbe quindi una best practice da divulgare in tutti gli ospedali attrezzati per le cure oncologiche dove ogni malata può sentirsi “riconosciuta” non solo sotto l’aspetto terapeutico tradizionale ma anche e soprattutto da quello estetico che rappresenta il “gap” tra paziente e patologia. Colmare questo vuoto significa garantire uno stato di “benessere” tanto importante quanto indispensabile a sostenere una lotta impari dove il coraggio e l’autostima diventano fondamentali quanto i terribili infusi che a scadenza vengono somministrati. L’auspicio che questa pratica diventi prassi è evidentemente ciò ognuna di noi si augura per il beneficio di chi già sta attraversando una terapia anti-cancro e per chi condivide a vario titolo lo stesso percorso. Pensare che ci sia un posto che possa “coccolarci” in un momento drammatico e dedicarsi esattamente come lo si farebbe in unanormale giornata di vita quotidiana è un’ottima panacea per il fisico e la mente. Ben sistemate e con un filo di rossetto non peserà sui risultati medici ma almeno servirà ad esclamare “oggi non ti temo! …e non è proprio una sciocchezza!L’Otto ogni giorno!