IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE
Muro Lucano
Il toponimo potrebbe derivare dall’antica Numistro o Numistrone o dall’enorme muraglia normanna che circondava l’abitato, di cui restano poche tracce intorno al castello. In Contrada Torrano sono state rinvenute tracce di un abitato romano del II secolo a.C. e in Contrada Caselle resti di un edificio sacro della tarda età imperiale. A San Basilio sono visibili tracce di mura e di abitazioni che attestano l’esistenza di Numistrone, città romana nei cui pressi si sarebbe svolto lo scontro tra il cartaginese Annibale e il console romano Marcello nel 210 a.C. Dopo la distruzione del sito romano da parte dei Saraceni (IX secolo) gli abitanti si distribuirono in più casali, ma per le continue incursioni di popoli invasori furono costretti ad abbandonare le frazioni e trasferirsi in un territorio inaccessibile. Nacque Pianello ove furono costruite, addossate alla vecchie mura, le abitazioni che sono dette case del muro o case sul muro.
Nel 1916-18 fu costruito in cemento armato (fig. 1) il Ponte del Pianello, esempio ardito di ingegneria per l’epoca, per unire il nucleo storico alla statale e alla frazione Capodigiano. I Longobardi di Salerno fecero di Muro una città fortificata.Coinvolta nell’insurrezione ghibellina del 1268, fu assegnata da Carlo D’Angiò a Giovanni Galard e nel 1304 appartenne a Raimondo Berengario d’Angiò. Successivamente dominarono i Sanseverino, i Durazzo, i Ferrillo e gli Orsini di Gravina che lo tennero sino all’eversione feudale. Nel 1799 partecipò ai moti repubblicani ed in seguito il paese fu saccheggiato dalle bande sanfediste del cardinale Ruffo.
Antica sede vescovile (diocesi già nell’IX secolo), ospitò tre comunità monastiche: l’Eremo francescano (1343) ricostruito in parte nel 1420 (di questo periodo è il porticato con archivolti su capitelli a stampella di vari stili ancora in parte esistenti nel chiostro del convento trasformato in scuola), il Convento della Natività dei frati cappuccini (1596) e il Monastero femminile di S. Maria del Carmine (1606). I tre complessi furono soppressi nel secolo XIX e le chiese furono trasformate in parrocchie. Sul ripido pendio di un burrone roccioso, con le case disposte ad anfiteatro e le caratteristiche vie del borgo, domina il complesso medioevale del Castello, della Cattedrale, del Palazzo vescovile.
Il Castello (fig. 2), sorto intorno al IX-X secolo, ampliato in epoca normannosvevo-angioina, modificato dopo il terremoto del 1694 dalla famiglia Orsini, danneggiato ancora dal terremoto del 1980, è attualmente in restauro. La torre normanna si fonde con le opere in muratura recenti e le parti originarie dell’edificio evidenziano un susseguirsi di stili e di epoche. Triste la sua fama, perché nel 1382 vi fu uccisa da sicari Giovanna I d’Angiò, regina di Napoli, su mandato del nipote Carlo di Durazzo.
A sinistra del castello, in Piazza Monsignor Raffaele Capone, si nota (fig. 3) il monumento-simbolo della città realizzato da Vincenzo Catello nel 1905 e dedicato a S. Gerardo Maiella, nato al Pianello nel 1726.
Si affaccia sulla stessa piazza anche la Cattedrale, edificata nel X secolo, danneggiata dal terremoto del 1694, distrutta dall’incendio del 1707 e ricostruita (1725-1728) per volere di Papa Benedetto XIII. Attualmente è in restauro, dopo il terremoto del 1980 e risulterà ulteriormente modificata nelle strutture.
L’interno è a una sola navata a croce latina, con tre ampie cappelle. Il patrimonio artistico dopo il terremoto fu depositato presso la Soprintendenza ai Beni artistici di Basilicata e nelle altre chiese del paese. Tra le opere portate al restauro si citano: le sei pale d’altare (1727-28), dipinti su tela, di Anselmo Palmieri di Polla e il dipinto su tavola Madonna del Rosario (1590), conosciuto come il quadro della regina Giovanna. L’opera di Cornelis de Smet raffigura la Madonna col Bambino tra S. Domenico e S. Caterina da Siena, 4 angeli che porgono rose, Rosari e una serie di personaggi: l’antipapa Clemente VII, Carlo V o Carlo VI di Francia, Antonio vescovo di Muro, Ottone di Brunswich (quarto sposo di Giovanna), Giovanna e una dama di compagnia.
Accanto alla cattedrale è l’Episcopio. Durante i lavori è venuta alla luce una chiesetta, poggiata sulla roccia. Di stile gotico, evidenzia sulle pareti (fig. 4) resti di affreschi e un portale ad arco acuto con lo stemma vescovile.
La Porta S. Gregorio unisce il Vescovado al Seminario, che accoglierà ben presto il Museo diocesano di arte sacra.
Scendendo, s’incontra il Museo Archeologico Nazionale della Lucania Nord-Occidentale che custodisce i reperti del patrimonio archeologico della comunità Marmo-Platano. Da notare la pittoresca Via delle Ripe che pare racconti la storicità e la misticità della zona percorsa da S. Gerardo ogni giorno per raggiungere il santuario di Capodigiano. Nell’antico borgo medioevale i numerosi palazzi gentilizi sorti nel Seicento e nel Settecento, testimoniano le trasformazioni edilizie e il processo di rinnovo urbano verificatosi in quei due secoli. Da notare: Palazzo Lordi, con portale in pietra e stemma di famiglia, Palazzo Pepe, Palazzo Barbieri (1601), Palazzo Martuscelli (fig. 5), Palazzo Pistolese.
Ill Convento dei Cappuccini ha nel suo patrimonio artistico tele dipinte ad olio di Gian Lorenzo Cardone di Bella e un coro con stalli finemente lavorati. In Piazza don Minzoni è collocato il monumento ai Caduti in bronzo, realizzato da Saverio Gatto.
Nella stessa piazza è (fig. 6) la Chiesa di Sant’Andrea Apostolo (1420) con pianta ad aula unica. Mostra il soffitto a cassettoni, l’abside con volta a crociera e sulle pareti laterali altari in marmi policromi, separati da lesene con capitelli che presentano decorazioni a stucco. Il presbiterio è chiuso da una balaustra in marmo. L’altare maggiore è sovrastato da un’edicola in marmo, circondata da angeli.
l’eccezionale cattedra vescovile: (fig. 8) postergale del trono, tre sgabelli e stalli in legno di noce intagliato eseguita dal 1631 al 1728 da intagliatori meridionali, il Presepe del Settecento costituito da 48 pezzi in terracotta e legno realizzati da maestri napoletani e la statua lignea di Sant’Antonio scolpita a Napoli, a metà Seicento.
Sulla parete esterna attaccata alla chiesa si nota (fig. 9) un bassorilievo bronzeo (1981), dedicato alle vittime del terremoto del 1980 e alla ricostruzione, realizzato dall’artista Antonio Masini, di Calvello.
In Piazza Umberto I è da notare (fig.10) la Chiesa di San Marco (1578) che conserva al centro del controsoffitto
in legno la tela Madonna in Gloria di Anselmo Palmieri della prima metà del Settecento, (fig. 11) la statua lignea Madonna del Soccorso, proveniente dalla Chiesa del Soccorso, ricca pure di tanti affreschi.
Vicino Piazza S. Marco è ubicato il Palazzo Dohana Nuova, esempio di architettura del Seicento. La Chiesa di S. Maria del Carmine (1606), un tempo adiacente al convento delle Clarisse, fu danneggiata dal terremoto del 1980. Il suo patrimonio artistico, tra cui il dipinto su tela Sacra Famiglia con Eterno di Girolamo Bresciano (pitt. doc. 1628-1645) e la scultura lignea di S. Giuseppe con Bambino di Giacomo Colombo (scult. doc. 1679-1714), fu allora provvisoriamente trasferito alla Sovrintendenza ai Beni Artistici di Basilicata.
Centro della vita cittadina è Via Roma, dove è ubicato il Municipio. A Capodigiano, a circa due chilometri dall’abitato, sorge (fig. 12) il Santuario di Santa Maria delle Grazie dell’XI-XII secolo, opera del maestro Sarolo di Muro, ricostruita su una villa romana di età imperiale. All’ingresso ci sono tre leoni, probabilmente provenienti da un monumento funerario e un’ara circolare con festone e bucranio (motivo architettonico dello stile dorico che riproduce un cranio di bue) di età imperiale romana. Il portone bronzeo è stato realizzato da Padre Serafino, nel 1997. L’interno evidenzia tre navate e pilastri quadrati.
È pure custodito un cippoaltare di epoca imperiale. Sul piazzale del santuario c’è la scultura litica su colonnina in pietra della Madonna di Capodigiano (1947). Il Magister Sarolus, di Muro, è l’architetto di S. Maria di Pierno, del portale della cattedrale di Acerenza, del campanile di Rapolla con bassorilievi, delle abbazie di Monticchio e di Montescaglioso e di altre chiese della Basilicata. Altro murese illustre fu Joseph Stella, pittore della prima avanguardia futurista. Da ricordare pure Girolamo Giuseffi, emigrato in America nel 1896, che introdusse a Saint Luis, negli Stati Uniti, la moda italiana ricevendo grandi riconoscimenti in tutto l’occidente.
Bibliografia
- Luigi Martuscelli, Numistrone e Muro Lucano, Napoli, Stabilimento Tipografico R. Pesole,
- A. Ragone e S. Pagliuca, Il sito protoappenninico di Piano del Capitano, Lavello, Finiguerra
Arti Grafiche, 1995.
- Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca Editore, 2001.
- A. L. Larotonda e R. Palese, Potenza una provincia di cento comuni, Milano, Arti Grafiche
Motta, 1999.
- Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C.,
- Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
- Società Sintesi, Ambiente e Cultura: fattori e sviluppo per le aree interne della Basilicata, Villa
d’Agri (Pz), Ars Grafica srl, 2000.
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