NINO CARELLA

L’infinita e paradossale vicenda del Casino Padula, com’era prevedibile, ha finito per urtare i nervi dei residenti. Che da mesi hanno il prestigioso e storico immobile nel mirino, denunciandone lo stato di abbandono, la vandalizzazione (al di là del desiderio legittimo sul quale si chiude volentieri un occhio, dei ragazzini di Agna di utilizzare almeno i campetti da calcetto già pronti), la confusione riguardo i tempi della consegna definitiva e della successiva messa a bando.

Un gruppo di residenti, su iniziativa del prof. Cataldo Di Pede che l’antico Casino dei Padula lo vede ogni giorno dalla sua finestra, ha incontrato l’assessore al patrimonio Antonella Prete.

I volenterosi, si proponevano di dichiararsi disponibili a organizzare un comitato di quartiere, formalmente costituito, per un affido temporaneo dell’immobile in attesa della messa a bando definitiva.

Ma il quadro che ne è uscito fuori è davveri desolante: l’immobile non risulta ancora nella disponibilità del Comune, perchè l’impresa non ha ancora consegnato il cantiere (e altri lavori si renderanno certamente necessari per i ripristini dovuti alla vandalizzazione del sito – grondaie staccate, climatizzatori spariti, aree esterne in rapido deperimento), anche a causa del solito burocratico italico incrocio di competenze. Ma in ogni caso la gestione futura dell’immobile presenta un bel problema: essendo stato finanziato con fondi che prevedevano la destinazione dello stesso a centro di quartiere (ma anche quale sia in effetti l’esatta destinazione, è stato la sciato in un limbo indefinito), e il Comune, che non ha intenzione di sborsare un euro per mantenerlo, ritiene che possa essere troppo oneroso per i privati.

E quindi? Non si sa. Vedrete il bando e vi farete un’idea, ha detto l’assessore.

A parte che la scelta politica di non destinare qualche migliaia di euro del faraonico bilancio comunale (rimpinzato delle tasse frutto delle fatiche dei materani, inclusi i residenti di Matera Sud) sarebbe in se opinabile, e viene invece vendita come immodificabile dato di fatto. Evvabbè, i tempi sono quelli che sono, e qualcuno soffierebbe sul fuoco dello spreco di denaro pubblico.

Ma fuori dall’ufficio dell’assessore, gli insistenti abitanti di Agna hanno raccolto voci inquietanti: alcuni consiglieri comunali hanno in mente di proporre un cambio (parziale, almeno) di destinazione, per permettere a chi lo dovrà gestire di coprire quantomeno i costi (utenze, manutenzione, personale). 

E que che ai lavora per far apparire razionale, finirebbe per trasformare il Casino Padula da centro di quartiere, a immobile commerciale. E su cosa si intende per immobile commerciale, ognuno ha la sua idea: c’è chi proporrà la sempreverde destinazione ricettiva (in pratica un ennesimo residence per turisti); c’è chi propone l’abbattimento degli ulivi del parco per farci un’area camper; e c’è addirittura chi anche in passato lo ha indicato come residenza socio-assistenziale per immigrati e/o tossicodipendenti (così da mungere i trasferimenti dello Stato zittendo i malpancisti dello “spreco”).

Insomma, qualsiasi cosa pur tirarci su due spiccioli da ‘sto Casino. In barba al fatto che un intero quartiere periferico attenda da anni che potesse vedere la luce l’unico punto di aggregazione esistente e pianificato.

E in barba anche al fatto che i residenti di Agna sarebbero ben disposti ad aprire le porte del Casino Padula, risparmiando con il loro lavoro volontario, costi di manutenzione e di personale, e recuperando facilmente il necessario per coprire i costi di gestione dall’affitto dei campetti di calcio, delle aree condivise, dalla collaborazione con professionisti e associazioni per programmare attività di doposcuola, ricreative e aggregative.

E invece, il Comune di Matera, dopo averlo inaugurato almeno due volte, ancora tergiversa. Cosa si aspetta?

Forse che diventi vera, a furia di ripeterla, la bugia che il Casino Padula non può funzionare come centro di quartiere, gestito da lavoro volontario. Come pure era previsto. E che si rende necessario modificarne la destinazione d’uso per permettere di coprire i costi, incluso- immagino – un congruo profitto.

Intanto, i residenti si sono detti pronti all’occupazione del Casino Padula e all’autogestione, se non arriveranno risposte chiare e soddisfacenti in tempi brevi.

E che sia quel che sia.