Il canile rifugio non è più la struttura dove detenere i cani vita natural durante, ma deve essere un punto di transito verso la restituzione ai proprietari dei cani smarriti o sfuggiti al loro controllo e soprattutto verso le adozioni. In questo senso si muove la legge regionale 30 novembre 2018 n. 46 che detta norme in materia di randagismo e di tutela degli animali da compagnia e che ai Comuni assegna la costruzione di canili sanitari o canili rifugio, così come la promozione di campagne di sensibilizzazione finalizzate all’adozione. E dunque il project financin varato dal Comune di Matera e contestato fortemente dall’Associazione ambiente e legalità “risponde ad una logica vecchia di canile come luogo permanente di custodia degli animali “e non si pone in armonia con la legislazione regionale. Ora ,la questione evidenziata dalla Regione, nella risposta data al quesito che l’associazione  diretta da Pio Abiusi ha rivolto al Dipartimento salute, non è solo un orientamento culturale. Nel project financing , che si basa sul numero dei cani da custodire e su un decremento (del 5 per cento per i primi 4 anni , del 4% per i successivi 3 anni e del 3% per i successivi, fino ad attestarsi al 2 per cento ogni anno)- e che vale la spesa di 640mila euro l’anno oltre Iva-non si rileva- dice la Regione- alcun impegno sostanziale alla riduzione del numero dei cani in carico al servizio pubblico, né è credibile che il Comune deleghi la campagna di adozione al egstore di un canile privato che, in quanto impresa economica, ha tutto l’interesse ad avere i box al massimo della capienza. In sostanza  l’orientamento della Regione non va verso la costruzione di nuovi canili, né verso la custodia permanente degli stessi animali, ma quello di svuotare i canili  sia tramite adozioni, sia – extrema ratio-reimmettendoli direttamente sul territorio. E questo –chiosa la Regione- non per mero calcolo economico ma per assicurare ai randagi condizioni di vita migliori. In questo spirito, il Comune di matera dovrebbe adottare iniziative volte a ridurre il numero dei cani ospitati e non a realizzare nuove strutture di mantenimento. Una bocciatura senza appello.