JAROD

L’altro ieri  a Matera, le forze politiche del centro-sinistra si sono riunite nel tentativo di ricomporre un quadro frantumato dalle tensioni interne e dalle lacerazioni anche a livello istituzionale,  in primis nel Pd . Il nodo centrale della discussione ha riguardato la possibilità di superare il “tradimento” subito dal Movimento 5 Stelle, che ha portato come conseguenza lo sgretolamento della coalizione a guida Bennardi, .
In questa direzione si è registrato , e non è poca cosa, la intenzione di ricostruire una larga coalizione, questa volta senza veti e senza pregiudizi, aprendosi a tutte le forze politiche perfino a quei “civici di ritorno” che, pur avendo militato nelle formazioni tradizionali, oggi si ripropongono come esponenti della società civile .
Ma quanto è credibile questo tentativo?
Al di là delle dichiarazioni di intenti, la realtà è che nel “pseudo civismo di ritorno”, oggi, si contano più candidati sindaci che candidati consiglieri. Secondo le informazioni disponibili, qualche neo consigliere regionale avrebbe proposto almeno a 6 persone la candidatura apicale a Matera. Dovesse incontrarli un giorno tutti assieme, sarebbe come mettersi in trappola da solo. Sta di fatto che nel solo centro sinistra e civici sarebbero una dozzina i possibili pretendenti alla poltrona di primo cittadino, un numero che più che a una proposta politica strutturata assomiglia alla iscrizione alla maratona della Città dei Sassi. Se il buongiorno si vede dal mattino, anche stavolta il Centrosinistra si candida a perdere, non potendo neanche considerarsi una vittoria quella di Potenza che giorno dopo giorno marca la sua distanza dal centrosinistra, un pò per per convenienza diciamo…finanziaria, un pò per tattica , di chi considera inopportuno presentare, di questi tempi,  un profilo politico definito..
Se il centro-sinistra appare disorientato e diviso, il centro-destra – pur tra velate scaramucce interne – continua a mantenere la disciplina di coalizione che da sempre lo caratterizza. A differenza degli avversari, infatti, il centro-destra si allineerà alle decisioni romane, evitando di disperdersi in guerre fratricide o in candidature improvvisate. Questo approccio centralizzato, del tutto contestabile quando si parla di Autonomie locali,  garantisce allo schieramento unità d’azione e impedisce che la competizione interna sfoci in una pericolosa anarchia.
Se si dovesse assegnare il premio del primato della politica, al netto delle dinamiche ibride e contraddittorie che caratterizzano la Basilicata (per cui tempo fa fu coniato il termine “centrodestrasinistra” ) questo spetterebbe senza dubbio al centro-destra.
Infatti, mentre nel centro-sinistra si assiste a un proliferare incontrollato di liste civiche, candidati improvvisati e veti incrociati, nel centro-destra i partiti mantengono un controllo ferreo sulle dinamiche interne, impedendo che a dare le carte siano i soliti “tromboni e trombati” della politica. 
Questi ultimi, spesso, si nascondono dietro il civismo di comodo, cercando di riciclarsi sotto mentite spoglie e di inquinare la dialettica politica con manovre opportunistiche.
Nel centro-destra, come si è detto, questo fenomeno è contenuto grazie a una strategia consolidata: le liste civiche, laddove esistano, sono costruite dagli stessi partiti e restano funzionali alla loro linea politica, senza diventare terreno di manovra per personalismi ingombranti. 
Ne consegue che a meno di un radicale cambio di rotta, il centro-sinistra, se non convergente in apparentamenti , rischia di consegnare la vittoria al centro-destra ancor prima che inizi la competizione elettorale. Perché senza una linea chiara, senza regole e senza una leadership riconosciuta, nessuna coalizione può sperare di governare con credibilità e stabilità.
La politica, come la vita, è un continuo processo di apprendimento: ogni errore, ogni crisi, ogni battaglia dovrebbe rappresentare un’occasione per migliorare, per affinare strategie e per correggere il tiro.
Eppure, troppo spesso assistiamo alla ripetizione degli stessi schemi fallimentari, alle stesse alleanze instabili, agli stessi giochi di potere fini a sé stessi. È segno di miopia politica, di scarsa capacità di analisi e di tendenza al conservatorismi di peronaggi che, pur avendo fatto il loro tempo, non ci stanno a lasciare il proscenio.  I veri leader non sono coloro che si ostinano su percorsi già dimostratisi fallimentari, ma quelli che sanno valutare le esperienze,  interpretare il presente e costruire il futuro magari da posizioni più defilate. Non occorrono auto sospensioni e/o minacce. Se la politica continuerà a ignorare le lezioni del passato , non potrà che condannarsi all’irrilevanza.