NINO CARELLA

Dopo un primo tempo promettente, il secondo tempo del film “La nevicata del secolo” proiettato a Matera è stato assai deludente: durante l’emergenza bisogna fare il massimo per garantire il minimo, e a volte non basta nemmeno. I cittadini devono essere pazienti e comprensivi, e spesso non lo sono, o non lo sono stati.

Ma passata l’emergenza si pianifica il ritorno alla normalità. Beh a Matera questo non è stato fatto, o è stato fatto parzialmente e male.

Il Comune ha il dovere di manutenere le sue (le nostre) strade (tutte) anche in casi straordinari (che poi venga fatto parzialmente e male anche la manutenzione ordinaria, è un altro fattore che dovrebbe farci pretendere buona politica e sana amministrazione).

Non è un ente di beneficenza che va ringraziato se muove un dito: è un servizio pubblico che paghiamo, e neanche poco. A una settimana dall’evento (si tratta di una nevicata, in fondo, la minore fra le possibili calamità naturali) bisogna pretendere che sia ripristinata la normalità. Oppure che vengano spiegati ragioni e motivi di ritardi e parzialità, che sono evidenti: il centro è stato spazzato più volte a mano, invece le periferie sono state semiabbandonate in attesa della pioggia e del sole.

Il secondo tempo del film ha mandato in onda (a reti e giornali unificati) un tuttappostismo di maniera, assai noioso, sgradevole e alla lunga anche irritante. E’ del tutto evidente che la febbre, o la moda, della comunicazione ha contagiato anche Matera: si è passati da un’amministrazione che comunicava poco a una che comunica anche troppo. Una valanga (è il caso di dire) di parole, di  comunicati, di profili social sguinzagliati a tamponare, giustificare e qualche volta picchiare duro. Un’amministrazione ridotta a teatrino recitato da marionette i cui fili sono tessuti e tirati da qualcuno che evidentemente di fiction se ne intende…

Ma non di sola comunicazione visse l’amministratore pubblico. Renzi qualcosa dovrebbe averlo insegnato, anche al più sprovveduto tra questi: servono fatti, e fatti coerenti con quel che si va dicendo. E i fatti sono che dopo aver rinviato la riapertura delle scuole di 4 giorni, che avrebbero dovuto impiegare per ripulire – quantomeno – le strade intorno ai plessi scolastici, la situazione era ancora assai lontana dalla normalità. Troppo, perché anche il più paziente e comprensivo dei cittadini non perdesse le staffe.

Un primo comunicato prevedeva la chiusura di due sole scuole (La Martella e Liceo artistico). È bastato un post sui social per avvisare il Comune (come faceva a non saperlo, se pomposamente la pagina del Comune avvisava che “i tecnici comunali sono impegnati nei sopralluoghi nelle scuole in vista della riapertura”?) che poche ore prima i dirigenti dell’alberghiero e dell’agrario avevano avvisato addirittura su internet di non essere affatto pronti, e propensi alla non riapertura. E sono rimaste chiuse anche queste, recuperando in extremis una potenziale enorme gaffe.

Ma ancora la sera prima della riapertura, la scuola elementare Semeria (Lanera) si preparava ad accogliere i suoi piccoli studenti, così:

Potenza dei social anche qui (poi non dite che sono inutili), prontamente denunciata la situazione, nella notte era stato in fretta e furia ripulito lo spiazzale antistante; ma parzialmente e male, per salvare almeno la faccia.

Alla farsa si è aggiunta la beffa (incolpevole in questo caso, ma si sa: la sfiga ci vede benissimo) di una conduttura idrica saltata che ha sospeso per ore l’erogazione dell’acqua in mezza città. Tanto che gli studenti dei licei in centro si sono fatti (facilmente) convincere a non entrare in classe, e tornarsene a casa. Altre scuole sono state costrette a metà mattinata a richiamare i genitori per riprendere i propri figli. E domani probabilmente non riapriranno.

È questo il piano neve tanto strombazzato? Caricare tutto sulle (larghe) spalle dell’Assessore Delicio?Lasciare le famiglie ad arrangiarsi più o meno da sole? Non era piuttosto il caso di ammettere che non si era affatto pronti, e rimandare ancora la riapertura delle scuole, continuando a lavorare per pulire la città nei molti punti in cui la circolazione era ancora impedita (tanti i cittadini costretti a non togliere le catene perché allontanandosi dalle strade principali incontravano larghi tratti di ghiaccio, abbandonati dalla notte della scorsa nevicata)? E poi perché questa accelerata: solo per potersi vantare di essere stato il primo Comune di area murgiana a farlo? Molte aule erano comunque mezze vuote, dato che nonostante le rassicurazioni, la situazione di precarietà stamane era evidente a chiunque.

In questa situazione, forse, più che cento uomini con le palle d’acciaio, ne bastavano 50 con le pale, fossero pure state di legno. E ne avrebbe trovati, il signor sindaco, se avesse pianificato (come ha potuto non farlo, passata la tempesta, e inventariati mezzi e uomini a disposizione, ai quali va comunque il ringraziamento per l’indefesso lavoro: il problema non è stato certo di loro mancanze, ma di mancanza di pianificazione e coordinamento) che saremmo arrivati a venerdì 13 gennaio, a una settimana dall’ultimo accumulo, con la situazione ancora in alto mare. E avrebbe potuto e dovuto chiedere, magari, uno sforzo alla città, trovando certamente centinaia di volontari pronti ad aiutare non un sindaco o una giunta comunale, ma i propri figli, a tornare nelle scuole e camminare sui marciapiedi in sicurezza.

Si è scelta invece (ancora e ancora, ma quando finirà?) la via dell’arroganza e della propaganda. Narrando una città, e un “piano neve”, che, semplicemente, non esistevano.

Eppure bastava chiedere aiuto. La città avrebbe risposto, con slancio e generosità, come ha sempre fatto, almeno fino a un anno e mezzo fa. Quando é stata messa a sedere, dicendo “tranquilli, adesso pensiamo a tutto noi’.

Sindaco De Ruggeri, ammettere la propria debolezza è la più grande dimostrazione di forza possibile. Con la sua ottantennale esperienza, dovrebbe insegnarlo lei a me.

Chieda aiuto, e le verrà offerto, con sincerità e onestà.

E non solo per l’emergenza neve, ma per tutte le emergenze che sono (o stanno per arrivare) in agenda: nessun comunicato stampa, nessuna narrazione, sopravvive a lungo all’impatto con la realtà.