Armando Tita*
Nonostante i continui richiami della società civile la maggioranza dei “ politicanti”, che, per dirla, alla Talenti Lucani, amano l’autopromozione, la frammentazione, le logiche di posizionamento e i ricollocamenti individuali, continuano imperterriti a emanare espressioni di “flatulenze” verbali di ogni genere, di ogni specie senza che i veri colpevoli ammettano seppur parzialmente che l’aria che tira in questi ultimi tempi è diventata davvero irrespirabile. Tutti a briglie sciolte dai consiglieri regionali di Forza Italia (vedi Michele Casino a Matera e Francesco Cupparo a Senise)a quelli del BCC . Transeat sulla riaffermata e riconfermata strategia tafazziana del PD e sullo stucchevole autolesionismo dei Cinque stelle. Abbiamo dedicato fiumi di parole all’ex partito/regione e ai cinque stelle, ora siamo davvero stanchi e sfiduciati, abbiamo esaurito la nostra carica umana e le nostre forze vitali, preferiamo non commentare più. Il disagio di Forza Italia è una vera novità nel firmamento politico lucano. Tale difficoltà non è mai stata seriamente “attenzionata” dalla stampa lucana e dall’opinione pubblica. La canonica assenza della coordinatrice regionale di Forza Italia, Maria Elisabetta Alberti Casellati, ha comportato un’insufficienza funzionale e un turbamento dell’equilibrio del partito, nonostante il certosino e minuzioso lavoro dell’ex senatore Taddei , segretario provinciale. Se l’Assessore regionale Cupparo e il consigliere regionale Casino rompono la “barra” e perdono la bussola dell’orientamento, il veicolo “Forza Italia” tenderà sempre più ad inclinarsi rendendo la guida meno stabile aumentando il rischio del ribaltamento con le tragiche conseguenze per la Giunta regionale guidata dal compagno di partito, il forzista Bardi. Ribaltamento che non riguarda il partito della Meloni impegnato in una operazione degna della Democrazia Cristiana dei migliori cavalli di razza…Amintore Fanfani e Aldo Moro. Con scaltrezza e furbizia e una mossa politica fulminea, degna del miglior Eddy Merckx, il più grande ciclista di tutti i tempi, Fratelli d’Italia ha candidato Antonio Nicoletti, direttore generale della “Fondazione Matera Basilicata 2019” superando, sic et simpliciter, l’impasse della “catapultata” candidatura romana di Piergiorgio Quarto. Il quale, in questo confusionario pianeta politico materano ha dato una lezione di stile e di altruismo, non riscontrabile, nei politicanti materani odierni. Avevamo anticipato il successo della partecipazione popolare alle primarie, su Talenti Lucani del 7 aprile scorso con l’articolo dal significativo titolo: “Matera, Piccoli segnali di difesa della democrazia in una città simbolo della resistenza”… la marea umana che ne è scaturita (oltre cinquemila “elettori”) ne è la plastica conferma. Questo successo delle primarie ha originato un preoccupante doppio effetto per il Pianeta politico lucano, il primo è stato quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica a superare rassegnazione e a costruire speranze, il secondo è stato quello di allertare le istituzioni regionali costrette a fare i conti con questo nuovo “comportamento” socio-politico inconsapevolmente mutuato sul Teorema della “Definizione della situazione“ di William Thomas, il famoso sociologo americano della Scuola di Chicago. Questo rifiorire di speranze tra uno svolazzo di stracci e qualche atto di prostrazione acuta depone bene per un vero processo di cambiamento e di discontinuità con il recente passato. Diciamo che l’atmosfera è positiva, sono nati due punti di riferimento importanti per il futuro di Matera.Cambiamento e discontinuità, sono i sostantivi più abusati, più gettonati e più “adottati” dai cento giovani delle primarie. Da sociologo di strada del vecchio conio, sociologo cinquantennale e ultrasettantenne, avverto l’esigenza di “riconsigliare” gratuitamente ai cento giovani delle primarie di far leva più sul cambiamento e meno sulla discontinuità. Cari ragazzi non confondiamo ciò che ha più valore (dopo la meravigliosa esperienza del riconoscimento di “Matera Capitale Europea della Cultura 2019”) con ciò che invece ne ha di meno o addirittura ci sembra che non ne abbia affatto (vedi gestioni politiche e amministrative successive). Gettare il bambino con l’acqua sporca con azioni e modi avventati si rischia di perdere quel poco di prezioso che ancora resta scolpito nella memoria dei cittadini materani. Parlare di cambiamento significa parlare di un processo evolutivo lento e prevedibile dove le regole del gioco cambiano lentamente e dove i cittadini materani, le imprese, l’intellighenzia, le giovani generazioni hanno la possibilità di adattarsi gradualmente. Parlare di discontinuità significa, invece, parlare di un processo evolutivo imprevedibile dove le regole del gioco si modificano rapidamente e dove le possibilità di adattamento diventano più difficili e problematiche. Per usare una metafora di Karl Popper si potrebbe sostenere che il passaggio dalla fase del cambiamento alla fase della discontinuità è assimilabile al passaggio dal “mondo degli orologi” al “mondo delle nuvole”. Il mondo degli orologi è un mondo deterministico, razionale, ordinato, lineare e semplice. Il mondo delle nuvole è un mondo irregolare , cangiante, imprevedibile, caotico e complesso. Questo processo di cambiamento, fatto di relazioni tra donne e uomini politici di rango e abitanti della periferia, quelli senza servizi, senza autonomia e senza più reali rapporti sociali e umani, tende a richiedere sempre più lo sviluppo di nuovi paradigmi di analisi in quanto quelli tradizionali e consolidati non sono più sufficienti per interpretare e spiegare le nuove dimensioni della realtà politica materana. Mi piacerebbe concludere con un aforisma di A. Carrera…cari ragazzi ricordatevi che le cose migliori accadono sempre per caso (l’ esempio delle “vostre” primarie è calzante e importante sul piano politico), un po’ come le persone speciali. Le incontri all’improvviso. All’improvviso il desiderio di unire e non disperdere l’azione politica locale diventa atteggiamento e prassi che si fondono . Come ci insegna lo scrittore statunitense Napoleon Hill, il desiderio è il punto di partenza di tutte le realizzazioni, non una speranza, non un volere ma una viva brama pulsante che trascende tutto.
*Sociologo e saggista.
