Basta suonare la sirena dell’allarme di una adesione di Matera alla Puglia che tutti si agitano e corrono ad assicurare che Matera sarà centrale nelle politiche regionali. Se era questo il modo per far tornare le luci dell’attenzione sulla crisi che la città dei sassi vive, dobbiamo dire che il risultato c’è. Piovono rassicurazioni, dichiarazioni d’amore, mozioni e prese di posizione, tutte centrate sull’obiettivo di rilanciare matera, nessuna che sappia dire come fare per raggiungere questo obiettivo. Mettiamo insieme quattro cose:
La prima è che c’è stato un fermento culturale molto intenso nella idea, poi proposta,poi progetto di candidare Matera a capitale della culttura europea: E’ stato il periodo in cui grandi energie intellettuali materane, sparse per l’Europa, insigni architetti, professori universitari, uomini di vera cultura hanno impostato la questione, trovando una classe politica aperta e disponibile a raggiungere l’obiettivo.
La seconda è che il Brand Basilicata veniva veicolato, sopratutto nel periodo della Presidenza Pittella, attraverso le reti RAI in un decennio che è arrivato fino al 2019: Non solo i capodanni Rai, quando la manifestazione faceva uno share pazzesco, ma con spot mirati in alcune trasmissioni particolari che ruotavano intorno alle bellezze d’Italia. Cosa che per alcune regioni, vedi Trentino, ha funzionato e continua a funzionare, anche nei periodi di bassa stagione. La scelta del Governo Bardi di abbandonare questo tipo di pubblicità nei grandi media è stata deleteria. Si è ritornato alla propaganda che si faceva quarant’ anni fa, le stazioni, i treni ,gli appuntamenti fieristici, le inserzioni su giornali di settore, il parlarsi addosso in Basilicata, all’insegna del refrain “quanto siamo bravi”.
La terza è che il 2019doveva essere un trampolino di lancio, per una progettazione sul come spendere il titolo di Capitale europea della Cultura. Tema che andava analizzato in maniera scientifica, rispondendo ai quesiti di come si caratterizza una capitale europea della cultura, di quale specifico settore Matera può aspirare a tenere una leadership europea, come Vienna o Firenze o Salisburgo e di conseguenza quale grande appuntamento annuale creare per catturare un pubblico inernazionale.
Invece Matera anzichè iniziare il cammino è diventata una stazione di capolinea, bella e inutile, come la stazione delle Fal che non vanno da nessuna parte. E’ mancato il progetto e si è cercato di rimediare con la solita zuppa di convegni e di appuntamenti musicali, peraltro franati perchè l’unico luogo realizzato è diventato improponibile.
La quarta è che si è fatto il grande errore di pensare alle infrastrutture ferroviarie, dall’esito incerto (e dall’avvenire precario se non si chiude il collegamento tra Ferrandina e lo snodo ferroviario pugliese),mentre avremmo dovuto dare l’assoluta priorità alla Murgia-Pollino, che rendeva centrale Matera e attrattivo l’interno della Basilicata di cui Matera si arricchiva in termini di brand turistico , anzichè diventare una tappa di visita veloce del turismo pugliese.
Ci sarebbe anche una quinta considerazione che attiene alla qualità della guida municipale. Al 2019 siamo arrivati con un certo De Ruggieri. E mi fermo qui.
Tutto questo mentre l’appuntamento del 2019 aveva creato una risposta forte alla richiesta turistica di alberghi e ristoranti che per sorrggersi aveva bisogno di essere alimentata con una domanda annuale all’altezza del prestigio conquistato, mancando la quale è arrivata la crisi.
Se l’analisi è corretta, allora ci vuole qualcosa in più di un rilancio della Fondazione. Ci vogliono menti pensanti nella cultura, nel turismo di qualità, nel management dei grandi eventi che preparino una proposta per il decennio a venire. E ‘ inutile creare enti senza cervello. Ne avevamo e li abbiamo sostituiti con prodotti più terra terra. Così come è dannoso polverizzare le risorse accontentando tutti invece di indirizzarle verso obiettivi capaci di creare valore aggiunto e di fare da traino alle tante belle realtà interne e costiere della Basilicata. Investimenti seri , non bruscolini. Rocco Rosa
