Materano senza dubbio, una laurea in economia aziendale, autore e fondatore del blog “Democrazia e Sviluppo”, autore del libro “OccupyPD: il movimento che cambierà l’Italia?”, socio Fondatore dell’associazione culturale Matera19. Un occhio attento e pacato – pur senza fare sconti a nessuno – sulla Capitale Europea della Cultura per il 2019 e le sue molte contraddizioni.

NINO CARELLA

Non è facile dire qualcosa di nuovo e originale sulla crisi politica che imprigiona l’amministrazione comunale di Matera. Le cronache sono chiare, e adesso la crisi è lì, la vedono tutti. La vedono le opposizioni, la vedono i cittadini, la vede la stampa, la vede addirittura l’Europa. E finalmente la vede e l’ammette anche la stessa maggioranza: quel che a tanti era chiaro già prima delle elezioni, quel che a molti è diventato evidente già solo pochi mesi dopo, ora non si può più nascondere.

Sia ben chiaro, Matera va avanti lo stesso. Troppo forte la voglia dei suoi cittadini di lasciarsi dietro le spalle le etichette del passato; troppo forte l’impatto emotivo degli antichi rioni sui numerosi visitatori che innescano il virtuosismo del passaparola; troppo forte – diciamocelo – l’investimento dell’abbraccio pubblico/privato del recente passato, per essere depauperato da qualche mese di fermo forzato.

E, sia chiaro pure questo, nel buio qualche luce si è pure accesa: un percorso pedonalizzato, un cartello segnaletico, plaudo perfino alla scelta del bando pubblico per l’assegnazione degli eventi natalizi, pur con ritardi e opacità. Un po’ troppo poco, però, per la futura Capitale Europea. Considerando poi che la non infondata critica alla precedente amministrazione, era di aver saputo fare cose eccezionali nella straordinaria amministrazione, ma di aver perso di vista l’ordinaria.

Oggi invece, si perde su entrambi i fronti. Per questo le aspettative erano altissime. I soldi stanno arrivando o sono già arrivati. Ma già Matera può salutare i primi risultati concreti che Matera 2019 poteva portare: Il nodo infrastrutturale rimarrà irrisolto, dato che la città potrà essere raggiunta solo augurandosi di completare le opere in cantiere già da anni (raddoppio Bari-Matera e Bradanica); nessuna nuova opera simbolica, nessun nuovo teatro, ad esempio, sarà costruito in tempo: si spera almeno di adeguare qualche struttura già esistente. Non era certo facile né scontato. Ma il sindaco e la maggioranza usciti vincenti dalle elezioni avevano alimentato sogni e speranze già altissime, pompando ulteriormente le aspettative e soffiando sulla brace dell’orgoglio materano, ancora ferito da anni in cui ci si è scioccamente fatti convincere di essere periferia buia d’Italia, e della stessa Basilicata.

Ma oggi alla città manca oggettivamente una guida, capace ed autorevole. Il 2019 è diventato un problema. Questi quattro numeri danno ormai quasi fastidio ai materani, il sogno si sta trasformando in un incubo. Ma sono convinto che questa sia solo la misura delle aspettative deluse. Sono certo che al momento giusto, tireremo fuori dal cilindro tutta la nostra capacità, per sfruttare dignitosamente la vetrina che ci siamo conquistati. Quanto al Comune, quanto alla politica, resta poco da dire. Le opposizioni hanno alla fine ottenuto la vittoria morale del riconoscimento ufficiale della crisi, dopo che è stata negata e rimandata per troppi mesi. Ma tanto pressing rischia di ribaltare l’umore dell’opinione pubblica, e compattare la maggioranza per pura reazione. Maggioranza che invece è stata capace di dividersi e quasi andare in crisi per una banale pratica edilizia. Che speranze possono offrire alla città che aspetta politiche di ampio respiro?

Un ultimatum di 10 giorni pare essere stato lanciato dal sindaco ai suoi consiglieri nell’ultimo consiglio qualche giorn fa. Si aggiunge ai tanti, incrociati, seppelliti nel corso di tutta la consiliatura. La verità pare essere che si sta cercando il modo di mettere la parola fine, in maniera onorevole per tutti, a questa esperienza. Si cercano via di fuga rese impercorribili dalle scorie di una campagna elettorale non ancora completamente assorbite, dagli orgogli feriti, dalle conseguenze delle discutibili scelte effettuate, dai compromessi raggiunti. E fintanto che le vie di fuga rimarranno impedite, De Ruggieri continuerà ad avere le chiavi del sesto piano, a tagliare nastri, presenziare eventi, farsi appuntare sul petto medaglie che non ha nemmeno contribuito a vincere. Ma la città faticherà nell’andare incontro al suo futuro. Che solo ieri sembrava qui, a portata di mano.