Quando le politiche sbagliate vanno a toccare direttamente la tasca dei cittadini. Dovrebbe essere questo il tema da sviluppare in tutte le  amministrazioni pubbliche e per tutti i servizi erogati. Ma finora il tema è stato sviluppato malissimo, da bocciatura assicurata per molti dirigenti. E da intervento della Magistratura penale e contabile in tanti casi. Quello dei rifiuti di Matera è una di queste storie in negativo che ancora oggi  riverbera i propri effetti sulle tasche dei cittadini. Tralasciamo il caso di un dirigente che, secondo l’Associazione ambiente e legalità, non aveva titoli per farlo per via del fatto che due mesi prima della sua nomina è uscita una legge che rendeva indisponibili i posti vacanti. Sta di fatto che su un impianto che , gestito al minimo, poteva funzionare con un risparmio di cento euro a tonnellata , qualche dirigente e qualche amministratore ci hanno depositato una buona dose di rischio, consentendo il sovrabbanco abusivo di tonnellate di rifiuti. Conseguenza: l’area intorno è diventata irrespirabile, la popolazione ha incominciato a protestare e le autorità sono dovute intervenire a diverso titolo e a diversa scala di sanzioni. Il tutto finisce con la regione che finalmente emette la diffida ad operare  e a rimuovere il sovrabbanco, stimato in circa 1800 tonnellate di rifiuti. Da qui ,dopo un percorso che ha aperto alcuni interrogativi, la decisione di portare i rifiuti alla Rendina Ambiente, il fermo di questo impianto per alcuni giorni e l’immotivato ritorno ad ammassare i rifiuti in discarica, operazione che ancora oggi continua. Insomma se la tariffa aumenta, il motivo c’è: ma ci sono anche colpe precise di chi ha gestito questa materia. Poi dicono che l’ambientalismo rompe… Ma se non fosse stato per queste persone non si sarebbe arrivati dopo oltre 4 anni di palleggiamento, e grazie all’Arpab, alla constatazione certificata  che la discarica di Matera ha inquinato le falde o le acque sotterranee. Ci sono voluti, poi, ben sei mesi  affinchè a fronte delle prescrizioni impartite dalle autorità sanitarie miranti a tutelare la salute pubblica fosse emessa da parte del Sindaco l’ordinanza  contingibile ed urgente- eufemismo-ed oggi  vige il divieto di emungimento e di utilizzo delle acque sotterranee che insistono intorno alla discarica. Risolutiva in questo caso è stata la lettera  della Regione Basilicata che ha intimato il Comune  a procedere altrimenti sarebbero stati applicati i poteri sostitutivi.  Insomma ancora una volta l’esperienza dice che senza competenze e senza trasparenze, si va ,prima o poi, a sbattere contro il muro.