di  GERARDO ACIERNO

          Erano anni che non prendevo via Pretoria da questo lato. A quest’ora del mattino: le otto. Per un lucano non potentino come me spero sia perdonabile questa mancanza.

          La Torre dei Guevara non la ricordavo così imponente. Ora che è tornata a dominare quasi del tutto lo spazio circostante consente al sole che si leva alle sue spalle di disegnare un girotondo di chiaroscuri attorno alla pattuglia di operai in tuta gialla e tecnici in giacca e cravatta.

          Il palazzo sulla sua sinistra mi ricorda la fila dei politici questuanti che un tempo qui venivano dal Presidente a chiedere posti di lavoro, speranze e … illusioni.

         Dal retro della sede dell’Inps, un tempo delle Poste, poca gente che esce e che entra. Automobili parcheggiate dappertutto. Ombra salutare in attesa di Caronte, l’ondata di caldo africano in arrivo nei prossimi giorni. Nel salone il barbiere, sadicamente,  si rade con il rasoio elettrico e, nel Largo, fortunatamente, ‘Vito’ è già aperto. Dentro c’è la foto di Mattarella e c’è quella del Vescovo; ci sono tricolori e magliette e sciarpe rossoblù in questo “buco” dove si può bere un caffè a 1 euro accompagnato da una cascata di ricordi del Potenza Calcio.

          Ridiscendo fino alla Caserma per poi risalire seguito dallo sguardo attento del carabiniere all’ingresso maestoso. C’è un alito di fresco che mi sollecita e un vortice di ricordi davanti all’insegna decadente della gloriosa gioielleria di un amico che non c’è più. Più avanti stessa cosa: un pub ha preso il posto del tabacchino di un altro caro paesano scomparso mentre  all’edicola di piazza del Sedile dove spesso da studente mi soffermavo a leggere i titoli de “L’Espresso” formato lenzuolo non c’è ancora nessuno. La crisi dei giornali è inarrestabile, penso.

           E’ silenziosa via Pretoria a quest’ora. In molti dicono e scrivono che anche in altri pezzi di giornata l’antico ‘struscio’ si è esaurito. Violentato spesso di notte da una movida violenta e pericolosa. Intorno, sussurri, qualche improperio ad alta voce, commesse e commessi solitari e accigliati.

           Il sole a sghimbescio sulla grande piazza lascia i portici al fresco. Il palco di tavoli e sedie stenta a riempirsi. In fondo, sull’ultimo tavolo sistemato all’angolo, là dove il Corso s’incrocia con la strada che s’inerpica dagli ascensori, risaltano due tazzine, un bicchiere da bibita e un piattino per dolci. I resti di una colazione in compagnia. Oltre la vetrata che protegge dal vento gelido dell’inverno quest’angolo di mondanità una signora con i capelli grigi e disfatti, gli occhi di chi non ha dormito, raccolta in un giaccone giallo e pantaloni marroni, si avvicina, sbircia nelle tazze e prima l’una poi l’altra e poi bicchiere e piattino li porta alla bocca, scola e ripulisce tutto prima dell’arrivo della cameriera che sparecchia velocemente fingendo di non aver visto niente.

          Via Pretoria,  Potenza, un mattino presto di un sabato di Luglio nell’anno del Signore 2023.