Quando mio figlio, ora piccolo, verrà a conoscenza che, in Basilicata, acqua e petrolio sono così vicini di casa da scambiarsi i loro elementi mi chiederà se vicino al petrolio si è fatta una diga o se vicino alla diga si sono fatti i pozzi. La seconda, dirò io, e gli consiglierò di leggere i libri di Maurizio Bolognetti , il primo dei giornalisti ad occuparsi tutti i giorni di un fenomeno molto sottovalutato, avviluppato di segreti e portato avanti come in un noir, dove c’è di tutto, dalla politica impregnata di greggio, ai servizi …domestici, ai comitati di affari. E, per quei pochi coraggiosi che hanno incominciato a disvelare tutto quello che le trivelle portavano a galla o seppellivano nel cimitero delle cose che non si dicono, non ci sono state medaglie, ma ritorsioni, intimidazioni e persecuzioni anche giudiziarie. L’ultimo libro di Bologntetti, che raccoglie le novità emerse in questi ultimi anni ,e le porta a ricomporre l’insieme di una “brutta faccenda”, si chiama “ buchi per terra ovvero cinquanta sfumature di greggio—reality book ( collana controluce) che è tutt’uno, come la naturale continuazione di un racconto iniziato, con il suo precedente libro sulla questione “ le mani sul petrolio, Basilicata coast to coast ovvero da Zanardelli a Papaleo passando per Sanremo e Tempa Rossa”, dove le (chiamiamole) mani si sono incazzate assai e hanno cercato di metterlo alla gogna.
Nel 1996, un gruppo di esperti, ingaggiati dalla regione Basilicata, per valutare i costi ed i benefici delle attività estrattive evidenziavano che eventuali ed ipotetici sversamenti di petrolio a causa di incidenti avrebbero potuto “recare danno alle risorse idriche compromettendo una delle principali risorse(rinnovabili) dell’area.” I principali operatori attivi sul territorio lucano sono Eni e Shell che sono titolari della concessione di coltivazione di idrocarburi denominata “Val d’Agri”, e la Total con Shell e Mitzui titolare della concessione “Gorgoglione”. Eni-Shell hanno estratto dalla concessione a loro affidata 25 milioni di barili trattati presso il Centro Olio di Viggiano. La Total, invece, sta portando avanti il progetto “Tempa Rossa” nell’alta valle del Sauro mentre a Corleto Perticara ha letteralmente sbancato una montagna per costruire il terzo centro olio della Basilicata che dovrà trattare 50 mila barili di greggio che saranno pompati da 8 pozzi. L’esperienza pregressa dice che un centro olio è uno stabilimento a rischio incidente rilevante eppure in Basilicata è stato costruito a pochi metri dalla diga che rifornisce di acqua anche la Puglia e a ridosso di centri abitati. Già a partire dal 1998 la politica nazionale e locale si schierarono più o meno velatamente a favore di uno sfruttamento delle risorse petrolifere contenute nel suolo lucano che venivano da più parti viste come “volano di sviluppo”. A giudicare dalle posizioni, il ceto dirigente lucano, al di là delle opposizioni di facciata, era favorevole all’estrazione di idrocarburi. Il problema della maggior parte degli amministratori locali invece era la mancanza di una visione prospettica che analizzasse scientemente le eventuali ricadute. E’ stato sufficiente barricarsi dietro la ovvia constatazione “se non lo realizziamo noi, lo farà un comune vicino con la conseguente perdita di risorse, pur rimanendo i danni ambientali inalterati” per spingere un decisore locale a dare l’avallo all’operazione Tempa Rossa , tra i 128 progetti più importanti al mondo . Così, non solo Eni- Shell ma anche la Total riceve il definitivo disco verde per avviare il programma di sviluppo di un giacimento petrolifero in Lucania. Come sempre in questi casi, c’è chi canta e c’è chi porta la croce, come recita una massima popolare. Oppure ” chi zappa beve l’acqua chi pota beve vino “. E tra quelli che hanno bevuto vino e non acqua a rischio di inquinamento ci sono sicuramente i cosidetti “amici degli amici”. Le compagnie cercano di fare distrazione di massa, finanziando le “Stagioni Concertistiche” promosse dall’Ateneo Musica Basilicata, la “Pantano halfmarathon”( una gara podistica che si svolge lungo il perimetro di un’oasi WWF), il concerto di Paris Combo, l’enogastronomia lucana nell’ambito dell’Expo milanese. Ma se la Total distribuisce a piene mani queste elargizioni a favore di “imprescindibili” eventi cultural-culinari, non è da meno la consorella Eni che ha organizzato tra Val d’Agri e Camastra le kermesse festaiole/culinarie”I tesori delle Valli” con la presenza dello chef Gianfranco Vissani tanto caro a Massimo D’Alema presidente del consiglio dell’epoca. In definitiva, facendo il conto su quanto contribuisce su scala energetica planetaria il conto delle riserve estratte in Basilicata, ci si può facilmente rendere conto come in una scala costi/benefici il contributo apportato dalle riserve lucane è infinitesimale rispetto alla totalità delle estrazioni mondiali. Su scala locale, però, i costi ed i danni inferti ad una popolazione produrranno e manterranno i propri effetti per TANTI, TANTI, TANTI anni. Il libro di Bolognetti, in definitiva, non fa altro che rimandare un’immagine inquietante della nostra classe politica locale di questi ultimi vent’anni che si genuflette di fronte a quella nazionale oltre che di fronte ai gestori del potere economico nazionale ed europeo. C’è una cesura, una svolta, un cambio di direzione rispetto a questa miopia politica ed amministrativa? Bolognetti non lo dice ma quel suo silenzio è un invito a stare con gli occhi aperti, a esaminare tutto col microscopio, a non girarsi dall’altra parte. Insomma forse la rivoluzione è proprio questa: DEI CITTADINI CHE DECIDONO DI NON FIDARSI PIU’ E DI VERIFICARE SEMPRE. Questi libri dovrebbero entrare nelle scuole perchè scuotono le coscienze della gente. Purtroppo non quelle dei cinghiali che hanno scorazzato indisturbati nel sottobosco dell’appennino lucano.