È un focolaio di polemiche. Si sprecano termini di paragone con i più grandi del passato. Appassiona e divide. Max Verstappen è senza dubbio il pilota più controverso di questo mondiale 2016. Si è attirato la disistima di tutti i colleghi, ma continua a infuocare i fan. Al punto da oscurare la lotta per il titolo.
Domenica c’è stata l’apoteosi. In una gara funestata dalla pioggia, dalle bandiere rosse e dalla Safety Car, il pilota olandese ha dato il meglio di sé. Verstappen infatti si è esibito in una serie di sorpassi al limite agli ultimi giri (tra cui uno sulla Ferrari di Vettel) e ha conquistato il podio a un giro dalla fine.
Fa invece il giro del web il traversone che ha avuto sul rettilineo del traguardo al giro 39. Il pilota dei Paesi Bassi ha infatti perso il controllo della sua Red Bull in piena accelerazione e la vettura si è avvicinata al guard-rail fin quasi a centrarlo in pieno. Ma non l’ha centrato. Con forza e muscoli il giovane è riuscito a rimetterla dritta: una mossa che ha suscitato gli applausi di tutti.
Ma la figura di Verstappen non può essere riassunta in un paio di sorpassi e qualche manovra spettacolare. Quello che da più parti viene fatto notare dai giornalisti professionisti è che la sua passione è diversa da quella dei colleghi. Il 19enne è un vero asso del volante, pilota del rischio che in quest’epoca dell’automobilismo è molto difficile incontrare.
Darne un giudizio è davvero complicato. Specie perché, se le sue mosse emozionano tutto il pubblico, fanno parecchio discutere. E alterano gran parte dei piloti. Il vero problema di Max è che non riesce a relazionarsi con le critiche che gli piovono addosso da tutte le parti. Semplicemente, le respinge.
Un talento che in pochi riuscirebbero a non definire cristallino non riesce a coagulare un consenso altrettanto forte. Il pilota olandese è circondato da un entourage che ha scommesso su di lui. A partire da papà Jos, in passato compagno di squadra non troppo veloce di Michael Schumacher. E forse fregarsene delle critiche è l’unico modo che ha a disposizione per non distruggersi.
Le sue manovre sono spesso spettacolari. Ma altrettanto spesso sono rischiose, a volte perfino scorrette. Come fa notare qualcuno, la stampa è un po’ «inquinata» nel suo giudizio dal fatto che le due Ferrari sono state spesso coinvolte in contatti con lui. Fatto sta però che sono in pochi i piloti del paddock ad amarlo. Raikkonen e Vettel si sono scagliati contro Max spesso e volentieri, ma in passato anche altri hanno avuto da ridire.
«Ridicolo e frustrato». Qualcuno potrebbe pensare che è una definizione buona per lui. In realtà sono le parole che Verstappen ha pronunciato in risposta alle accuse di Vettel. Jacques Villeneuve, campione F1 1997, detesta l’olandesino proprio per questo atteggiamento, che diversi giornalisti ritengono arrogante e superficiale.
Mettere insieme il ragazzo che risponde arrabbiato nelle interviste post-gara e il pilota che prende una macchina di traverso sparato sul bagnato e la addrizza è straniante. Si spendono articoli e articoli per esaltarne la figura, ma il dubbio che pone Villeneuve è concreto. Siccome continua a ripetere sempre le stesse cose, non è che si rifiuta di imparare? E il fatto che la FIA scelga di non intervenire, dipende forse dall’aura di popolarità che si sta creando nell’ambiente?
A queste domande è impossibile rispondere. Una cosa è certa: per ora, Verstappen non è né Ayrton Senna, né Michael Schumacher. Il suo talento c’è, ma è carente su altri fattori. Non necessariamente psicologici. Per esempio, la gestione della macchina. Il lavoro di squadra a livello più tecnico. Insomma, una maturità che, a 19 anni, è anche troppo chiedere. Ma che in F1 serve.
