Michele Montone*

A margine dell’incontro che si è svolto a Matera lunedì 16 dicembre presso la sala Consiliare della Provincia, dove il Sindaco di Lauria, Gianni Pittella già Senatore e Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo ha presentato il suo libro: Il Garofano e la Conchiglia. Il garofano simbolo del socialismo e la “eco” della conchiglia quale strumento romantico per ricordarci i valori e gli ideali ispiratori dell’illustre ospite e dei convenuti. Non è un autobiografia, bensì sono spunti di riflessione frutto di decenni di impegno politico e istituzionali. L’analisi del testo ed il percorso politico sin dagli inizi è stato sviscerato e magistralmente inserito nel contesto politico, storico e culturale dal Professor Giampaolo D’Andrea. MEDinLUCANIA curatrice dell’iniziativa, ha fortemente voluto che l’incontro si potesse tenere a Matera, simbolicamente la Capitale Europea della Cultura nel 2019, oltre che il luogo ideale per ripercorrere a grandi linee le tappe simboliche del Socialismo e del Cattolicesimo Popolare impegnato, che nella provincia di Matera hanno dato luogo ad importanti e significative “battaglie” per l’emancipazione delle classi popolari e proletarie. L’incontro tra la cultura contadina e il movimento operaio qui più che altrove, è stato uno scenario che ha contribuito in maniera sostanziale alla crescita e alla rinascita di Matera e non solo. MEDinLUCANIA nella seguente analisi trae spunto dalle considerazioni di Pittella per inserire queste tematiche all’interno del dibattito politico, cercando di divulgare senza disperdere nulla del contenuto valoriale ed identitario alla base del libro di Pittella alle nuove generazioni; ben consci che la fine del movimento operaio e la crisi dell’industria hanno segnato un punto di svolta nel panorama politico italiano ed europeo, coincidenti con il declino dei partiti socialisti. Questi cambiamenti hanno generato una profonda disaffezione verso la politica, un fenomeno che oggi sfocia spesso in cinismo o nel rifugiarsi in movimenti civici e associazioni. Tuttavia, questa transizione lascia aperta una domanda cruciale: la democrazia può sopravvivere senza partiti in grado di rappresentare valori di libertà e giustizia sociale? – Come ha più volte sottolineato Giampaolo D’Andrea durante l’incontro è inscindibile il concetto di libertà e giustizia sociale, anche per chi ha un percorso politico diverso dal socialismo e nel caso specifico proveniente dal cattolicesimo popolare. Attraverso le lenti di Antonio Gramsci e Karl Popper, è possibile riflettere su come il movimento operaio e i partiti socialisti siano stati centrali per la costruzione democratica e come la loro crisi stia plasmando la società contemporanea. Gramsci ci offre una chiave di lettura fondamentale per comprendere il declino del movimento operaio. Nei suoi Quaderni del carcere, egli sottolinea come ogni crisi politica sia, in primo luogo, una crisi di egemonia. Il movimento operaio, per Gramsci, non doveva limitarsi alla lotta economica, ma conquistare una posizione di leadership culturale e politica nella società. Gramsci scrive: “La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.” (QdC, 3.34) Il declino del movimento operaio e dei partiti socialisti è proprio il sintomo di un interregno: da una parte, il vecchio modello industriale e sindacale si è dissolto con la globalizzazione e la  precarizzazione del lavoro; dall’altra, non è emersa una nuova forma di organizzazione in grado di rappresentare le classi subalterne. Gramsci riteneva il partito il principale strumento attraverso cui le classi subalterne potevano superare la frammentazione e organizzarsi in una “volontà collettiva”. Scrive: “Un partito è forte se interpreta con continuità e coerenza i bisogni delle masse popolari.” Oggi i partiti socialisti hanno perso questa forza, incapaci di rappresentare le nuove forme di precarietà e insicurezza. La loro crisi ha lasciato un vuoto che movimenti civici e associazioni non possono completamente colmare, mancando la capacità di agire su scala nazionale e globale. Karl Popper, con il suo concetto di società aperta, ci fornisce un’altra prospettiva sulla crisi della rappresentanza politica. Per Popper, la democrazia non è uno stato permanente, ma un processo in continuo divenire, che si nutre di partecipazione e consapevolezza civica. Popper scrive: “La democrazia non può mai essere definitivamente al sicuro. Deve essere sempre protetta da una crescente consapevolezza civica.” La crisi dei partiti socialisti e il cinismo diffuso rappresentano una minaccia alla democrazia. Quando le persone si disaffezionano alla politica, lasciano spazio a derive autoritarie o tecnocratiche, incompatibili con i valori della società aperta. Il cinismo, anziché essere una risposta al fallimento dei partiti, diventa esso stesso un ostacolo al cambiamento. Popper mette in guardia contro l’idea di soluzioni utopiche, spesso alla base di molti movimenti rivoluzionari. Scrive: “Il tentativo di creare il paradiso sulla terra produce sempre l’inferno.” Questa riflessione è utile per comprendere che la rinascita dei partiti socialisti non deve basarsi su ideologie totalizzanti, ma su un approccio pragmatico, capace di proporre soluzioni concrete ai problemi contemporanei, come il cambiamento climatico, la giustizia fiscale e la regolamentazione del capitalismo globale e della finanza che governa e controlla attraverso i grandi fondi speculativi anche l’industria o quel che ne resta. La crisi dei partiti socialisti ha portato alla nascita di movimenti civici e associazioni che tentano di raccogliere le istanze sociali, MEDinLUCANIA è un esempio concreto, comprese quelle delle classi lavoratrici e marginalizzate. Tuttavia, queste forme di organizzazione non possono sostituire completamente i partiti. Gramsci e Popper, da prospettive diverse, evidenziano l’importanza di strumenti politici stabili e organizzati per garantire una democrazia piena e funzionante. Gramsci sottolinea come il partito sia l’unico strumento capace di unificare le classi subalterne e trasformarle in forza dirigente. Popper, invece, avverte del pericolo di lasciare la democrazia in balia di attori frammentati, privi di una visione politica complessiva. La crisi del movimento operaio e dei partiti socialisti non segna la fine della necessità di giustizia sociale e libertà. Anzi, la democrazia richiede urgentemente una rigenerazione, che passi attraverso alcune azioni chiave: Riscoprire l’egemonia culturale: i partiti socialisti devono tornare a essere interpreti delle nuove forme di disagio sociale, creando un progetto che unisca lavoro, ambiente e diritti. Promuovere la partecipazione attiva: come suggerisce Popper, la democrazia vive grazie alla consapevolezza e alla partecipazione dei cittadini. MEDinLUCANIA ha l’ambizione di sollecitare la  partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica. Le associazioni possono essere un complemento prezioso, ma devono collaborare con partiti capaci di agire a livello istituzionale sempre che questi siano capaci di fare autocritica e leggere le opportunità che ne derivano. La democrazia ha bisogno di partiti socialisti, non come nostalgici eredi del passato, ma come forze capaci di affrontare le sfide del presente. Come scrive Gramsci, “ogni crisi è anche un’opportunità per il rinnovamento.” E come ci ricorda Popper, “la democrazia non è perfetta, ma è il migliore strumento per correggere gli errori.” La chiave per il futuro è integrare questi due insegnamenti, costruendo una democrazia più inclusiva, radicata nei valori di libertà e giustizia sociale, e capace di rispondere ai bisogni di una società sempre più frammentata e complessa.
*Coordinatore MEDinLUCANIA