LEONARDO PISANI

 

 

 

 

Si dice che fu bandita la prima crociata, di certo è che se ne parlò, si progettò, ma non fu l’unico argomento trattato in quel Sinodo di Melfi. Anno Domini 1089, siamo a Melfi, la città dei 12 Conti Normanni, capitale voluta dagli Altavilla ad “unire” tutti i possidenti normanni dell’Italia Meridionale. Il Concilio si tenne probabilmente dal 10 settembre per oltre una settimana, sotto il pontificato di Urbano II – nato Ottone (o Oddone) di Lagery (Châtillon-sur-Marne, 28 luglio 1040 circa – Roma, 29 luglio 1099)- il 159º papa della Chiesa cattolica dal 1088 alla morte. Vi parteciparono i figli di Roberto D’Altavilla detto il Guiscardo . Ruggero Borsa (1060/1061 – Salerno, 22 febbraio 1111)  e Boemondo I d’Altavilla (1058 ? – Canosa di Puglia ?, 7 marzo 1111) che poi fu il vero leader della prima crociata sino alla presa di Antiochia – entrambi cresciuti a Melfi,- oltre a Goffredo di Conversano (1035 circa – Brindisi, settembre 1100)  figlio di un tal Ruggero e di Beatrice, sorellastra di Roberto il Guiscardo. Goffredo fu Signore di Montepeloso, poi Signore di Brindisi, Monopoli e Nardò (dal 1070), primo Conte di Conversano (dal 1072), Signore di Matera (dal 1080).   Del Terzo Sinodo tenutosi a Melfi si ha la testimonianza del cronista Lupo Protospata, che riporta l’evento nella sua cronaca.  A ricordo dell’evento un ritratto del Pontefice, realizzato tra il 1748 e il 1765, sarà esposto nella cattedrale di Melfi a ricordo dell’avvenimento. Di cosa si discusse? Partiamo dagli argomenti religiosi : il  Pontefice, insieme ai capi Normanni, gettò le basi per costituire una lega allo scopo di liberare dai musulmani la Terra Santa. Inizia, così, la predicazione per la crociata, che sarà formalmente indetta, in seguito, a Clermont.       A Melfi si riunirono anche  70 Vescovi di Puglia, Basilicata , Calabria e Molise

Da premettere che con caduta di Antiochia nel 1085, l’Asia Minore, sino ad allora in mano agli Egiziani Fatimidi, era stata praticamente tutta conquistata dai Turchi Selgiuchidi. Questi ultimi mal vedevano le carovane dei pellegrini cristiani d’oriente e d’occidente che da secoli si recavano a Gerusalemme in pellegrinaggio: ci furono rapine, sequestri, uccisioni e stupri di pellegrini.

Poi Urbano II attuò  in pieno la riforma avviata dal predecessore Gregorio VII per far sì che  nel meridione della penisola si trasformasse  nel rito latino il clero greco, di cui progettò di cancellare la secolare presenza.

Il Sinodo riformò la disciplina monastica, approvando diversi articoli del diritto canonico romano e stabilendo sedici canoni: condanna delle pratiche di simonia, contrasto al concubinato dei Chierici ed l’obbligo del celibato per i religiosi, a cominciare dal suddiaconato.

Per evitare la simonia si stabilisce l’obbligo per  i monasteri e le canoniche del  consenso episcopale per l’acquisizione di chiese private e decime. Per rafforzare il celibato impone la schiavitù alle mogli dei sacerdoti.

Urbano II ravvivò l’unità delle due chiese cristiane: riaprendo le trattative con la chiesa greca e l’impero bizantino, ma il tentativo fallì.

Inoltre si  riaffermò la supremazia del Pontefice riguardo alle nomine dei Vescovi, ad eccezione della Sicilia, e vietando l’investitura da parte dei laici.

Sugli aspetti politici invece durante le sessioni rendono omaggio al pontefice alcuni nobili, tra cui Goffredo, conte di Conversano, ed i religiosi baresi, l’Abate Elia e l’arcidiacono Giovanni; alla metà di settembre anche Boemondo I d’Altavilla raggiunse  il Pontefice.

Durante il sinodo, i baroni firmano la Tregua di Dio per assicurare pace alle popolazioni stremate dalle guerre. 

Nel Concilio il Papa ricevette  in omaggio da Ruggero Borsa i territori del Ducato di Puglia e Calabria avendo la nuova investitura con il titolo di secondo Duca di Apulia.

Urbano II riuscì a migliorare i rapporti fra i due principali capi normanni: i fratellastri Boemondo e Ruggero, dopo anni di lotte interne, deposero  le armi e si accordarono  per la divisione dei possedimenti. Il patto sancì ufficialmente il compromesso raggiunto di recente nel castello di Canosa, voluto dal Gran Conte Ruggero I di Sicilia, il quale non fu presente  al Concilio perché costretto a ritornare nell’isola.

Il Papa riconobbe  Boemondo d’Altavilla Signore di Bari (“domino Boamundo eundem Papam nobiscum deprecante”) e gli affidò un feudo che comprende il principato di Taranto con Gallipoli, Montepeloso (Irsina) e Torre di Mare o Santa Trinità (Metaponto). Nell’occasione si aggregò  Matera al giustizierato di Terra d’Otranto ed incorporò Bari nel Principato di Taranto. Goffredo di Conversano si riconosce vassallo di Boemondo e chiede al Papa di recarsi a Brindisi per consacrare la cattedrale e sancire il rientro dei presuli brindisini dalla sede di Oria. 

Durante le sessioni Conciliari, il Papa fu  invitato dall’Abate Ursone a consacrare la Chiesa di Banzi  e poi da Boemondo ad organizzare il successivo Concilio proprio a Bari ed a raggiungere la città al termine del Sinodo per deporre l’urna che contiene le ossa di San Nicola di Bari nella tomba predisposta.