Dal 1215 al 1844 la città lucana ha dato i natali a 17 Pastori della Chiesa. Solo il 1954 si aggiungerà un altro melfitano, Domenico Picchinenna. Fra coloro che hanno governato la diocesi il futuro Papa Innocenzo VIII e numerosi cardinali.

 

di Franco Cacciatore

 

 

Lungo il cammino della Chiesa di Melfi, nata come suffraganea della Diocesi di Canosa e Bari nel 1025. Divenuta autonoma nel 1037 e nel 1089 aggregata alla Santa Sede da Urbano II nel suo Concilio nella città lucana. All’altrettanto importanza acquisita nell’iter storico che si è succeduto nei secoli. Di particolare valenza l’avvenimento nel primo Concilio tenuto da Papa Nicolò II nel 1059. Dalla parte del Pontefice un riconoscere i Normanni come popolo con la concessione del Ducato di Puglia, Calabria e Sicilia a Roberto il Guiscardo e il ricevere, come Chiesa, quella libertà d’azione perduta. Un atto che portò Melfi a recitare un ruolo di primissimo piano, ad iniziare dai Pastori destinati a guidare la diocesi.

Nel 1480 è vescovo  Giovanni Battista Cybo, nato a Genova il 1432, che nel corso del suo mandato, il 1484, sarà eletto al soglio pontificio con il nome di Innocenzo VIII. Per altri vi sarà le berretta cardinalizia. Nota di rilievo, nel 1498 vescovo è lo spagnolo Giovanni Borgia, nipote di Alessando VI, che nello stesso anno lo elegge Cardinale e gli dona pianeta con lo stemma pontificio.

Infine da nostra ricerca rinveniamo non pochi religiosi melfitani nominati vescovi. Tre all’episcopato di Melfi, altri quattordici in quelle di tutt’Italia. A iniziare, nel 1215, il melfitano Richerio, sesto vescovo della diocesi. Nel cartiglio del suo stemma si legge che oltre ad essere Pastore attento alla sua diocesi, fu uomo di cultura elevata e abile diplomatico, tanto da partecipare finanche alla stesura delle Costituzioni di Federico II, durante la sua permanenza a Melfi nel 1231.

DETTAGLI ALLEGATO
Stemma-Richerio 2

E non solo. Nel dicembre 1219 é alla dieta di Augusta, nel 1221 alla guida del tribunale della Magna Curia di Federico II, poi in Terrasanta, a Cipro e all’espugnazione di Beirut.

Ugualmente melfitani, nel 1384 Antonio Samudia e nel 1425 Nicola Giorgio, rispettivamente 32° e 36° vescovo di Melfi, di cui non siamo riusciti a recuperare notizie più precise.

A questi si unirono altri religiosi melfitani divenuti vescovi. Ritenendo il rinvenimento di particolare importanza per la conoscenza e la storia della diocesi, ma anche per il comune interesse, li enumeriamo, purtroppo in alcuni casi con notizie abbastanza scarne.

Nel 1225 Matteo (?), cantore nella cattedrale di Melfi, nominato vescovo di Aversa, come riportato nella “Storia di Napoli”di Capecelatro; a seguire il 24 ottobre 1405 il canonico Giovanni Sanfelice diviene vescovo di Alessandria; il 30 gennaio 1432 Papa Nicola V nomina vescovo di Avellino Fuccio, che muore il 1464 ed è sepolto nella cattedrale di quella città; il 13 settembre 1484 Angelo de Lacertis è vescovo di Molfetta; è la volta di Benedetto Mandina, avvocato del Foro di Napoli che indossa l’abito dei Chierici Regolari Teatini.

Papa_Innocenzo_VIII

Nonostante la sua riluttanza è nominato vescovo di Caserta da Papa Clemente VIII il 31 gennaio 1594. Muore il 1604 prima che gli giungesse la nomina a cardinale; Vescovo di Gallipoli il 1651 Andrea Massa, nato a Melfi il 6 giugno 1607. Muore il 30 gennaio1655, sepolto nella cattedrale di Gallipoli; il 4 luglio 1498 vescovo di Lavello é Quirino Longo; Papa Giulio II, il 14 ottobre 1506, nomina vescovo di Monteverde, Bartolomeo Capiteferro. Parteciperà  al Concilio Lateranese con Leone X nel 1515; Mario Muro parroco di S. Lucia di Melfi è nominato da Paolo V nel 1605 vescovo di Venosa. Muore nell’ottobre del 1610 a Melfi ed é sepolto nella cattedrale, dietro l’altare maggiore, dove esisteva un tempo lapide con iscrizione, fatta apporre il 1623 da Sir Octavianus Coppularius, dove era scritto essere stato teologo del Cardinale Benerio e che “ad Venusinum episcopatum evexerunt”; Fra Giuseppe Piscullo dell’Ordine dei Conventuali di S. Francesco, teologo e predicatore è vescovo di Catanzaro dal 1607 al 1618; l’11 febbraio 1613 è eletto vescovo di Lavello,Selvaggio Primitelli; nell’estate 1642 a guidare la diocesi di Tropea,  Benedetto Mandina, nato a Melfi il 1580. Quindi al Vescovado di Mazara.

Juan_de_Borja_Llancol_de_Romani_el_mayor

Dell’Ordine dei Teatini scrisse libri teologici di largo interesse come un compendio sul sacramento dell’Eucarestia di 42 capitoli; Luca Tisbi, vescovo di Trevico dal 20 gennaio 1672 al 25 aprile 1693, giorno della sua morte; Michele Navazio, nato a Melfi il 28 maggio 1796, canonico penitenziere della cattedrale, il 20 luglio 1844 è vescovo coadiutore di Mons. Manieri dell’Aquila, che muore a breve. Navazio sarà vescovo sino al 26 aprile 1852, alla sua scomparsa a Cittaducale, dove fu sepolto nella cattedrale di Santa Maria del Popolo.

Qui termina l’assidua presenza di vescovi melfitani. Dovrà passare oltre un secolo perchè nel luglio del 1954 Domenico Picchinenna nato a Melfi il 26 dicembre 1912, parroco della collegiata di S. Lorenzo, venga eletto Pastore dell’archidiocesi di Acerenza, successivamente a quelle di Cosenza e poi di Catania.

Picchinenna

Uomo di grande cultura, trasformò la sua canonica in una vera fucina di giovani, provenienti anche dal capoluogo, fra questi Emilio Colombo, che si affacciava alla vita politica. Le comuni aspettative di una sua elezione a cardinale andarono deluse.

Nelle foto: L’ingresso all’Episcopio di Melfi (COPERTINA) – Una sala del Palazzo Vescovile – Il cartiglio dello stemma  di Richerius, vescovo di Melfi nel 1215 – Papa Innocenzo VIII, al secolo  Giovanni Battista Cybo, già Vescovo di Melfi nel 1480 – Giovanni Borgia vescovo di Melfi dal 1494 al 1498 – Mons. Domenico Picchinenna, ultimo melfitano nominato vescovo nel 1954.

 

 

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