
Quando il resto d’Europa cresce, l’Italia arranca, quando l’Europa cresce meno, l’Italia si ferma del tutto. E’ la sindrome di Cenerentola. Chi ha letto Charles Perrault o qualche fiaba dei fratelli Grimm sa che solo nelle fiabe, il sogno di cenerentola di trasformarsi in principessa diventa realtà. Purtroppo non è così per l’Italia che sembra non riuscire a trasformarsi in un paese virtuoso. Cosa ci si può aspettare da un paese indebitato fino al collo? Non certo che diventI di colpo una principessa, ma che non riesca neanche a sognare di poterlo fare è davvero deprimente.
Con i dati ISTAt ,il sogno di crescita dell’economia italiana, timida, per la verità ma incoraggiante, si infrange su uno zero tondo.
Non una catastrofe, certo, ma un campanello di allarme sulla tenuta economica dei conti del Paese che, secondo le previsioni di stime del governo, nel 2019, con la manovra, presentata dal Governo Conte, dovrebbe crescere dell’1,5%.
E sebbene gli economisti si siano sempre mostrati scettici rispetto alla previsione dell’1,5% stimando invece, per il 2019, un misero 0,9-1,1%, gli Italiani, rispetto a queste previsioni, hanno mostrato segnali di ottimismo. Purtroppo però, a decidere le sorti del paese, non è l’ottimismo dei cittadini ma quella di Piazza Affari. Eppure si tratta solo di un punto e mezzo sotto lo zero. Un trimestre.
Ecco che la dichiarazione di Di Maio secondo cui, questo effetto è causato dalla manovra varata dal PD, non aggiunge valore al risultato. Risultato che è negativo e resta negativo.
Gli investitori hanno bisogno di certezze non di scoprire quali scheletri si nascondono sotto il famoso lenzuolo bianco dei fantasmi del passato. Un segnale forte e coraggioso, per esempio, sarebbe quello di rivedere le stime per il 2019 rischiando un bagno di umiltà che, in questo caso, sarebbe un segnale di maturità e di forza, giacché il reale ha disatteso le aspettative.
Neanche tanto rassicurante è la nota degli economisti di Intesa San Paolo secondo cui, “La minore crescita nell’anno in corso, abbassa le prospettive per l’anno prossimo”. “Prospettiva che si abbassa ulteriormente rispetto alla stima di crescita del Pil dello 0,9% prevista nel 2019”.
E’ chiaro che l’economia italiana sta rallentando e che la stima di crescita del Governo per il 2019, dell’1,5%, a questo punto, sembra molto ottimistica – come confermano anche alla Reuters Nicola Nobile di Oxford Economics – di conseguenza, anche il target del deficit nominale al 2,4% del Pil, appare a rischio.
Il Governo Conte, però, dal canto suo, punta tutto sulla crescita economica ipotizzata dalla Manovra del Popolo legando il presupposto di crescita all’immissione di denaro previsto con il reddito e le pensioni di cittadinanza. Per questo, il premier Conte, si sente tranquillo e commentando i dati, dice: “Lo avevamo previsto, proprio per questo abbiamo proposto una manovra espansiva”.
L’impressione, invece, è che la tranquillità di Conte non faccia il paio con le preoccupazioni del mercato e che, in queste ore, anche i due vice premier siano impegnati a parlare alla propria parte politica che li incalza sulle promesse elettorali – legge Fornero e Reddito di Cittadinanza – facendo trapelare una sorta di rinuncia, nel breve periodo, ad assecondare i loro desiderata, accusando dell’eventuale ritardo, il passato governo e l’attuale Europa cattiva.
Del resto, con questi numeri e queste premesse, la spesa di 19 miliardi di euro, utili a coprire i costi previsti per lo smantellamento della riforma delle pensioni e il reddito di cittadinanza, per citare solo due delle grandi iniziative del governo su cui si giustifica la sussistenza stessa dell’alleanza Lega Movimento 5 Stelle, dovrà essere necessariamente posticipata di qualche mese preferendo, a tali provvedimenti, un immediato taglio delle tasse per le imprese e le famiglie. Famiglie a cui, evidentemente, non possono bastare più le sole promesse di vedersi assegnato un ettaro di terreno per il terzo figlio, da un lato, mentre dall’altro le compagnie energetiche e telefoniche aumentano le bollette, i distributori alzano il costo dei carburanti, le assicurazioni aumentano i costi, le banche i bolli di deposito ecc. ecc. Per spingere la produzione servono investimenti. E’ chiaro a tutti. Soprattutto ai mercati che guardano con favore scelte di lunga prospettiva bocciando soluzioni di medio periodo, utili solo in campagna elettorale che, in Italia, sembra essere costantemente in corso svolgimento.
Giuseppe Digilio